Il Capodanno a Palermo ha mostrato ancora una volta come lo Zen resti un punto altamente critico. Durante la festa, gruppi di giovani violenti hanno trasformato le strade in terreno di scontro, hanno usato armi da fuoco.
Ma è sbagliato e ingiusto criminalizzare un intero quartiere. Ci ho abitato per alcuni anni e l’ho frequentato assiduamente: posso dire, senza alcun timore di essere smentito, che la maggioranza dei residenti è composta da cittadini onesti, spesso ostaggi di quella violenza.
La risposta non può essere episodica: serve una presenza stabile dello Stato. Il quartiere ZEN rappresenta in modo emblematico il punto di rottura tra marginalità sociale, fragilità educativa e insicurezza diffusa.
Qui più che altrove è evidente che nessuna risposta esclusivamente repressiva può funzionare, così come nessun intervento sociale o culturale può reggere senza un presidio forte e credibile dello Stato sul piano della sicurezza.
Il principio guida dell’intervento sullo ZEN deve essere chiaro e non negoziabile: agire contestualmente su tre piani – sociale, culturale e sicurezza – evitando sia l’alibi del “solo sociale” sia la scorciatoia del “solo ordine pubblico”.
La violenza minorile e la devianza giovanile non sono un accidente improvviso, ma il prodotto di: assenza di servizi continuativi, desertificazione educativa, isolamento istituzionale, percezione diffusa di impunità.
Per questo secondo noi l’azione pubblica deve essere integrata, visibile e permanente, non episodica né emergenziale, attraverso dieci proposte per lo ZEN che coinvolgono le competenze delle istituzioni a vari livelli.
1. RESPONSABILIZZAZIONE DELLE FAMIGLIE
Le famiglie non vanno criminalizzate, ma responsabilizzate. Quando un minore commette atti violenti, lo Stato deve intervenire con strumenti civili ed educativi in modo graduale e proporzionato. L’apertura obbligatoria della la verifica della capacità genitoriale da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni risponde a una funzione valutativa, preventiva e di tutela anticipata del minore e della collettività. Non è una punizione, ma un intervento preventivo per proteggere il minore e la comunità.
Prevedere misure progressive per i genitori, che scattano solo se necessario: un richiamo formale; l’obbligo di seguire percorsi di sostegno alla genitorialità; indicazioni educative chiare e vincolanti; controlli periodici da parte dei servizi sociali.
Collegare anche gli aiuti economici alle responsabilità, prevedendo nei casi gravi di mancato rispetto delle regole una riduzione o sospensione dei contributi, senza mai togliere ciò che serve ai bisogni fondamentali dei figli.
Intervenire in modo più deciso nei casi estremi, quando c’è una grave e continua incapacità educativa, applicando le misure già previste dagli articoli 330 e 333 del codice civile: la decadenza della responsabilità genitoriale, o provvedimenti temporanei, come l’allontanamento, per proteggere il figlio. Naturalmente senza automatismi e previo contraddittorio.
2. RAFFORZAMENTO SELETTIVO DEGLI STRUMENTI REPRESSIVI – PROPOSTE OPERATIVE
Le leggi sui reati compiuti da parte di minori vanno aggiornate, perché oggi chi commette lesioni gravi o tenta di farlo non può continuare a muoversi in una zona grigia che lo rende di fatto intoccabile.
Le misure cautelari devono essere possibili anche per i minorenni violenti, quando ci sono aggravanti evidenti: non per punire, ma per impedire che la violenza si ripeta.
Basta guardare solo al referto medico: quando un minorenne partecipa a violenze gravi, quello che conta non è solo quanti giorni di prognosi ha la vittima, ma come è stata commessa l’aggressione.
Chi picchia in branco, travisato o armato deve essere fermato subito, anche se le ferite non risultano “gravi” sulla carta. La sicurezza viene prima delle scappatoie burocratiche.
La violenza di gruppo è un salto di qualità, così come l’uso di armi, oggetti pericolosi o sostanze corrosive: questi elementi devono pesare più di tutto nel decidere un intervento immediato. Nessuna repressione indiscriminata ma arresti e misure restrittive devono essere possibili nei casi davvero pericolosi, dove c’è un rischio concreto e immediato per le persone.
3. RAFFORZAMENTO STRUTTURALE DEI SERVIZI SOCIALI
Incremento immediato del numero di assistenti sociali assegnati allo ZEN. Presenza fisica stabile nel quartiere, con uffici e operatori riconoscibili e accessibili. Ripristino di una presenza che in passato esisteva e che oggi è venuta meno, lasciando un vuoto istituzionale grave. L’Asp deve potenziare il consultorio familiare oggi ridotto ai minimi termini.
4. SCUOLA COME PRESIDIO EDUCATIVO PERMANENTE
Estensione del tempo pieno in tutte le scuole del quartiere. Attivazione e finanziamento delle mense scolastiche, come strumento educativo e sociale. Sviluppo di attività pomeridiane strutturate: supporto allo studio, sport, laboratori culturali e artistici. Maggiore integrazione scuola–servizi sociali per l’individuazione precoce delle situazioni di rischio.
5. SOSTEGNO E RAFFORZAMENTO DELLA RETE ASSOCIATIVA
Supporto economico e logistico alle associazioni già operative nello ZEN con un piano operativo costruito in rete tra istituzioni e privato sociale. Inserimento di nuove realtà associative, selezionate sulla base di progetti educativi, culturali e sportivi di medio-lungo periodo. Creazione di una rete coordinata, evitando interventi spot e sovrapposizioni inefficaci.
6. RIGENERAZIONE URBANA E SOCIALE
Da realizzare, sul modello di FOQUS – Fondazione Quartieri Spagnoli di Napoli, nel Baglio Mercadante che presto verrà consegnato ristrutturato alla collettività dal Comune. Un modello di rigenerazione urbana integrata, promosso da imprese, privati e istituzioni.
Obiettivo: nuova occupazione qualificata, nuova economia di quartiere, presenza stabile di funzioni educative e produttive. Insediamento di: servizi per la prima infanzia e l’età scolare; servizi per giovani adulti con disabilità cognitive; spazi culturali, sportivi e formativi; accademie artistiche (danza, musica, arti visive); nuove imprese e percorsi di auto-imprenditorialità.
7. RAFFORZAMENTO DELLA PRESENZA DELLE FORZE DELL’ORDINE
Rientro immediato delle unità oggi impiegate inutilmente nei Cpr in Albania e loro riallocazione sul territorio urbano.
Presidio rafforzato e continuativo allo ZEN a supporto della caserma dei Carabinieri attualmente presente. Azione di pressione costante contro gruppi violenti e criminalità organizzata.
8. SISTEMA DI VIDEOSORVEGLIANZA DIFFUSO E PROTETTO
Superamento dell’attuale situazione di impunità di fatto, che rende lo ZEN un’eccezione rispetto al resto della città. Esempio emblematico: l’attentato alla parrocchia, rimasto senza responsabili per l’assenza totale di telecamere.
Installazione di un sistema di videosorveglianza strada per strada, esteso a tutto il quartiere.
Tecnologie anti-manomissione e manutenzione programmata per evitare sabotaggi, già avvenuti in passato.
9. CENSIMENTO IMMEDIATO DELLO IACP SU TUTTE LE ABITAZIONI DELLO ZEN
Le case popolari devono essere assegnate solo a chi ne ha diritto e reale bisogno e va impedita la compravendita illegale molto spesso gestita da organizzazioni criminali. Oggi non si sa più chi vive allo ZEN 2: molte abitazioni sono occupate da chi le usa come base per la criminalità e non risiede nel quartiere In questi anni lo IACP è stato assente, senza controlli né responsabilità.
10. SERVIZIO CIVILE E FORMAZIONE PER CHI SMETTE DI STUDIARE
Per chi abbandona gli studi deve scattare automaticamente un percorso alternativo obbligatorio: servizio civile oppure formazione professionale seria, agganciata a un reale sbocco lavorativo. Niente assistenzialismo, niente vuoti: solo responsabilità, competenze e lavoro.
Lo ZEN non ha bisogno di annunci né di interventi simbolici. Ha bisogno di Stato, nel senso più concreto del termine: servizi, scuola, sicurezza, lavoro, cultura. Solo un’azione simultanea e coerente su tutti questi fronti può spezzare la spirale che oggi trasforma l’abbandono in violenza e la violenza in normalità. Qui si misura la credibilità delle istituzioni. Qui si decide se la devianza minorile resta un destino o diventa un problema affrontabile.

