Hantavirus, contagi sulla nave da crociera: un americano è positivo

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Gli accertamenti del dipartimento della Salute degli Stati Uniti
il virus
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3 min di lettura

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi umani degli Stati Uniti ha dichiarato che uno dei 17 cittadini americani rimpatriati dalla nave da crociera colpita dall’hantavirus è risultato leggermente positivo.
“Un passeggero presenta attualmente sintomi lievi e un altro passeggero è risultato leggermente positivo al virus Andes tramite test Pcr”, ha affermato il ministero americano.

Hantavirus, cos’è la sorveglianza attiva

La sorveglianza attiva decisa dal ministero della Salute sulle persone che sono state a contatto con casi di hantavirus è una decisione molto opportuna per evitare che questo ceppo, chiamato Andes, si trasmetta ulteriormente fra gli esseri umani, accumulando nuove mutazioni che potrebbero renderlo più contagioso. Lo ha detto all’Ansa il virologo Francesco Broccolo, dell’Università del Salento.

Quanto dura la quarantena

“La sorveglianza attiva – ha proseguito – consiste nella quarantena delle persone che sono state a contatto con casi di hantavirus, nel tracciamento dei contatti e nel monitoraggio fino al completamento del periodo di sorveglianza di 42 giorni, adottato in via conservativa dalle autorità sanitarie”.

Il periodo di incubazione dell’Hantavirus

Il periodo di incubazione dell’hantavirus Andes è infatti stimato tra 9 e 33 giorni, al termine dei quali possono comparire uno o più segni clinici constatabili dai medici oppure sintomi riferiti dai pazienti. Una volta ricostruiti i contatti, è necessario fare la diagnosi, “ma per questa non sono disponibili kit commerciali e l’Istituto Spallanzani è il riferimento per eseguire il test diagnostico”.

“La sorveglianza attiva è una misura necessaria”

“Questo richiede un coordinamento, ma non è un problema perché si tratta semplicemente di inviare il campione al laboratorio di riferimento”, ha detto ancora il virologo. La sorveglianza attiva è una misura necessaria, ha aggiunto, “perché questo ceppo, pur avendo un tasso di replicazione stimato intorno a 2,2 in contesti di cluster familiari (ossia ogni persona con l’infezione può contagiarne circa altre due) ha la caratteristica di avere un tasso di mortalità alto, intorno al 40%. Soprattutto, si trasmette da uomo a uomo attraverso una doppia via: riesce a trasmettersi sia attraverso le secrezioni nasali, sia attraverso la saliva, caratteristica riconducibile a specifiche proprietà biologiche del ceppo Andes, il cui meccanismo molecolare preciso è ancora oggetto di studio”.

Il ceppo Andes

Delle oltre 60 specie di hantavirus, il ceppo Andes è l’unico ad avere queste caratteristiche, che gli permettono di trasmettersi da uomo a uomo. “È un evidente errore evoluzionistico del virus – ha osservato l’esperto – perché replicandosi nell’uomo e avendo un alto tasso di mortalità, finirebbe per distruggere il suo ospite”. Questa caratteristica era nota da tempo e l’incidenza di questo ceppo Andes è molto bassa: “non è un salto di specie avvenuto oggi”.

“In Italia nessuna immunità acquisita”

La sorveglianza attiva assume un valore ancora più critico in Italia, Paese in cui l’incidenza dell’hantavirus Andes è storicamente zero. “La nostra popolazione è completamente naive dal punto di vista immunologico: nessuna esposizione pregressa, nessuna immunità acquisita. In assenza di qualsiasi barriera immunitaria di comunità, anche un numero limitato di casi importati – ha osservato l’esperto – può innescare catene di trasmissione difficili da contenere”.

“Bloccare la replicazione virale nei primissimi cicli significa impedire al virus di accumulare mutazioni adattive – ancora l’esperto – e di aumentare la propria efficienza di trasmissione su un ospite per il quale non è ancora ottimizzato”.


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