"Ho sparato per difendermi", la sentenza: condannato per omicidio

“Sparai per difendermi”, la sentenza: condanna a 10 anni per omicidio

Le vittime erano di Librino

ACIREALE (CATANIA) – Si è chiuso il processo per il duplice omicidio, nelle campagne della frazione acese di Pennisi, di due cugini di Librino. Il Gup di Catania ha condannato a 10 anni di reclusione per omicidio volontario e occultamento di cadavere il 72enne Giuseppe Battiato.

L’anziano ha confessato di aver sparato e ucciso, il 22 giugno dell’anno scorso, due ragazzi di Acireale che erano entrati nel suo casolare. Ma ha detto di aver sparato per difendersi, accusando i due di essere entrati nel casolare.

La condanna

Adesso Battiato è stato ritenuto responsabile dell’omicidio di uno dei due: Vito Cunsolo, 31 anni. È stato prosciolto per legittima difesa, invece, dall’accusa relativa all’omicidio del cugino di Cunsolo, Virgilio Cunsolo Terranova di 30. All’imputato, il gup Carla Aurora Valenti ha concesso le attenuanti generiche e un ulteriore sconto per il rito scelto dai suoi legali. L’anziano è difeso dagli avvocati Giuseppe Rapisarda e Marco Zappalà Romeo.

La legittima difesa

Il giudice, in sintesi, ha riconosciuto la legittima difesa per uno dei due omicidi. Per l’altro invece lo ha condannato. A casa dell’anziano, si ricorda, fu trovata una ingente somma di denaro. L’anziano dormiva con la pistola calibro 7,65 sotto il cuscino. Ha riferito di aver subito dei furti nei giorni precedenti e che per questo non si fidava a dormire senza.

La dinamica

Quando i due cugini sarebbero entrati in casa, avrebbe fatto fuoco. Uno, due, tre colpi. Secondo l’accusa, a Vito Cunsolo avrebbe sparato una sorta di colpo di grazia. Da qui la condanna. In aula erano presenti varie parti civili. E ai familiari del giovane Vito, l’anziano dovrà risarcire i danni, e pagare anche una provvisionale.

Per la difesa, tuttavia, non ci sarebbero prove del fatto che i due colpi che hanno ferito Vito Cunsolo siano stati esplosi in quest’ordine: un primo verso il basso e un secondo al cranio. I difensori hanno sostenuto la tesi della legittima difesa.

La difesa

Per la difesa, l’anziano si sarebbe messo a sparare e i tre colpi sarebbero stati esplosi a brevissima distanza l’uno dall’altro per autodifesa: per questo è difficile stabilire l’ordine. Stando sempre a quanto sostenuto dai suoi legali in aula, non vi sarebbero evidenze di carattere medico legale, scientifiche.

La confessione

L’arma è una browning. Sta di fatto che quella notte, alle 3, ha confessato ai carabinieri di essersi svegliato e di aver sparato all’interno del casolare. Poi avrebbe trasportato i cadaveri con una carriola (che solitamente userebbe per i limoni) e li avrebbe deposti nella parte del fondo, dove poi sono stati trovati i due catanesi uccisi.

Mentre parlava ha portato i militari di fronte a una palma nana, dove aveva buttato la pistola e il telefonino di una delle vittime. I corpi sono stati trovati “riversi per terra e ricoperti da alcuni teloni di plastica”. L’inchiesta, coordinata dalla procura di Catania, è stata condotta dai carabinieri.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI