Pensare a Siracusa significa pensare al mondo greco-romano e immergersi nella civiltà ellenistica, rigenerata – come è stato scritto – con l’impronta del mito mediterraneo. Si sceglie di visitare la città aretusea per svariate ragioni, una per tutte il suo prezioso patrimonio archeologico legato alla bellezza artistica e architettonica dei luoghi che l’hanno fatta inserire nella World Heritage List dell’Unesco, a cui si aggiunge la tradizione delle rappresentazioni classiche in uno dei teatri più belli dell’antichità, le spiagge dorate e le suggestive scogliere di roccia calcarea che si tuffano nel mare blu della penisola della Maddalena. E tra le preziosità ambientali, l’Area Naturale Marina Protetta del Plemmirio, istituita nel 2004, che offre fondali ricchi di sorprese biologiche.
Se “l’ondoso Plemmirio” già cantato da Virgilio nell’Eneide è l’area marina protetta estesa per 12 km, la sua riserva terrestre è data dalla Pillirina, Riserva Naturale Orientata (RNO).Un’area unica, da valorizzare per storia, morfologia, vegetazione, e sottoposta a vincoli in quanto sito di interesse culturale e paesaggistico.
Proprio la riserva della Pillirina è stata negli ultimi anni e continua a essere oggetto di rovente dibattito che ha visto come protagonisti le istituzioni locali e regionali, una società privata e la SOS Siracusa, un cartello in rappresentanza di varie associazioni ambientaliste e di semplici cittadini, di cui Padre Rosario Lo Bello è stato uno dei fondatori.
La vicenda è ben nota e parte dalla volontà della società del marchese Emanuele Di Gresy, la Elemata Maddalena Srl, proprietaria dei terreni della Pillirina, di costruire proprio in quell’area naturalistica del golfo di Ortigia un resort di lusso con oltre centocinquanta unità abitative per 88.000 metri cubi di volume edificato. Scoppia lo scandalo e si moltiplicano le proteste di chi comprende la ragione di una cementificazione così estesa e in una zona protetta.
Se le precedenti amministrazioni comunali avessero progettato un piano regolatore tenendo conto sia della valutazione ambientale strategica (VAS), sia della valutazione dell’incidenza ambientale (VIA), non ci si troverebbe alla guerra delle carte bollate. Ma così non è stato fatto e la cronaca racconta che la Regione ha istituito il vincolo di Riserva naturale terrestre proprio sui terreni destinati alla cementificazione, quindi in quella parte della Penisola della Maddalena, che va dalla Pillirina sino a Capo Murro di Porco. Che la società Elemata Maddalena Srl ha fatto ricorso al Tar per chiedere lo sblocco della lottizzazione. Che lo scorso marzo è stato approvato il Piano paesaggistico comprensivo dei vincoli di salvaguardia della zona. E che, infine, si attende il parere del Cga per il 4 luglio.
Alla vigilia delle elezioni comunali fissate per il 10 giugno riemergono le due scuole di pensiero. Da una parte chi sostiene che il Tar ha annullato tutto e si è in una sorta di limbo in attesa della decisione del Consiglio di Giustizia Amministrativa. Dall’altra, chi pensa che il Tar non ha dato la sospensione al Piano paesaggistico che quindi può considerarsi ancora valido.
Come stanno le cose? Cosa accadrà? In città molti vogliono la riserva terrestre così com’è, bella e incontaminata, ma se il vincolo venisse annullato la Sovrintendenza di Siracusa potrebbe vedersi costretta a reiterare il procedimento e così chi vuole edificare potrebbe presentare un nuovo progetto, sempre tenendo conto del vincolo. E la vicenda rimbalza ovviamente all’interno della campagna elettorale in vista delle elezioni Comunali del 10 giugno. Cosa ne pensano gli aspiranti sindaci?
“Il Piano paesaggistico ha stabilito che l’Area è di rispetto assoluto e tale vincolo è in vigore e non è revocabile” spiega Fabio Granata, ex assessore regionale, ex vice presidente della commissione antimafia, sostenuto dalle liste civiche Oltre e #diventerà bellissima. “Sono irriducibilmente contrario alla possibilità che alla Pillirina si costruisca un resort, perché parliamo di un “luogo dell’anima” sia marina che terrestre, considerato tale non solo da Enzo Maiorca ma da tutti i siracusani – continua Granata – impensabile che non sia protetto e vincolato un sito di biodiversità, un gioiello ambientale meritevole di essere valorizzato. Il resort si può fare da un’altra parte”.
Non sembra essere della stessa opinione Ezechia Paolo Reale, avvocato, che ha messo insieme varie liste ed è sostenuto da Forza Italia, Udc, Fratelli d’Italia, Popolari e Autonomisti. “La questione è complessa e delicata, riguarda più gli avvocati che i politici. Per la Pillirina esiste un vincolo della Riserva terrestre e un vincolo del Piano paesaggistico. Entrambi sono stati annullati dal Tar lo scorso anno, con sentenza sospesa sino al 4 luglio quando si pronuncerà il Cga, mettendo fine alla questione. Non credo sia intelligente parlarne prima di quella data, sarebbero valutazioni indebite. Non ne parlo per non fare propaganda elettorale”. Ma il Piano paesaggistico può essere annullato? “Certamente perché è un provvedimento amministrativo”.
La visione di città che si vuole creare per il futuro è un tema politico, un programma di governo che ruota intorno al tipo di sviluppo del territorio che si immagina. Le politiche turistiche di una comunità sono una scelta che consente un tipo di gestione consapevole. “Nessun pregiudizio nei confronti del turismo balneare – dichiara Fabio Moschella, imprenditore, sostenuto dalle liste civiche Siracusa Futura, Prossima e Presenza Cittadina – la mia posizione se diventassi sindaco è che proprio sul turismo si gioca una parte importante dello sviluppo della città, ma questo deve avvenire in chiave di sostenibilità, di rispetto delle leggi e del paesaggio. C’é un contenzioso in atto che riguarda una delle poche aree sensibili d’interesse che siano rimaste lungo la costa siracusana. Certo qualunque sia la sentenza non è possibile costruire vicino la costa, infatti il primo progetto della società Elemata è stato respinto. Quando arriverà la sentenza ne valuteremo i contenuti”.
La produzione e la decretazione del Piano paesistico attiene all’Assessorato e ha una validità di cinque anni, il Piano di Siracusa è ancora vigente, se però il Tribunale amministrativo ne dichiarasse l’inammissibilità dei vincoli o della procedura dovrà essere rivisto. “Le leggi dello Stato devono essere rispettate – afferma l’assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa – che abbiamo sentito in proposito – Se il Cga dovesse trovare vizi di forma o di contenuti saremo obbligati a ottemperare. Aspettiamo la sentenza per le debite verifiche e valutazioni. Di certo, così come ho sempre fatto nella mia precedente esperienza come soprintendente della Provincia di Trapani, non verrà mai meno il principio della concertazione: qualunque scelta per essere efficace deve essere concertata con le associazioni e con tutte le parti”.

