Il certificato di verginità contro le malelingue di quartiere

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Commenti

    MI VERGOGNO DI ESSERE PALERMITANO QUANDO ANCORA NEL 2021 SENTO QUESTE STORIE DI DEGRADO E ARRETRATEZZA CHE NEANCHE NEL MEDIOEVO,FUITINE E VERGINITA’ COME CAVALLI DI BATTAGLIA, MHA, CHE TRISTEZZA

    e’ decisamente vergognoso , per fortuna che di questa gente ne esiste poca .

    un opera di pirandello???? vero???

    Spero che non sia vero. Spero che non sia vero che questa ragazza si sia fatta fare un certificato medico per rendere conto ad estranei di come trascorre il suo tempo e la sua vita. Le auguro di aver goduto di due giorni di assoluta libertà trascorsi come le pare, e con chi le pare, come è giusto per una ragazza di questa età. E le auguro di trascorrerne altri 100, 1.000 o 10.000 di giornate così, alla faccia di chi ha ormai dimenticato cosa sia la passione e si permette di sindacare le scelte di vita altrui, vivendo nel rancore e (certamente) nel rimpianto.

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I siciliani che non si arrendono sono come quelli, e sono parecchi, che non si rassegnano a continuare a fare la differenziata, a recarsi nei CCR per conferire in maniera disciplinata, come quelli, pochini, che pagano la tari, che non occupano gli stalli riservati ai disabili, che vanno a votare nonostante tutto etc. Dal mio punto di vista occorre partire da lì, ovvero comportandosi da corretti cittadini. I problemi nascono sul come fare a cambiare quelli riottosi al cambiamento, al rispetto delle regole civiche. Un tutto questo c'entra eccome la politica, quella che rimane chiusa nelle stanze e decide di non decidere. Aspettiamo...

Caro Direttore, trovo particolarmente significativo che Giorgio Mulè e Giorgio Trizzino, provenienti da schieramenti politici diversi, convergano sul metodo. Mulè propone Analisi, Bisturi e Contesto; Trizzino richiama competenza, programmazione, capacità amministrativa e coraggio di cambiare ciò che non funziona. Questa convergenza rende l’analisi meno attaccabile come posizione di parte: se esponenti politicamente contrapposti riconoscono gli stessi nodi e indicano criteri simili per affrontarli, emerge un possibile terreno comune. Forse “La Sicilia che vorrei” sta diventando qualcosa di più di una raccolta di opinioni: un interessante esperimento civico per costruire un metodo condiviso, lasciando alla politica il confronto sulle scelte. Perché non chiedere ai prossimi intervistati quale metodo sarebbero concretamente disposti a condividere per costruire la Sicilia che vorrebbero?

Forse sarebbe ora di valutare seriamente la realizzazione di uno scalo che serva la zona tirrenica della Sicilia abbandonata e sfruttata in malo modo? Cosa che sarebbe sicuramente più fattibile e di maggiore giovamento alla popolazione costretta a sacrifici per potersi spostare. Che avvicinerebbe veramente i siciliani della zona settentrionale al resto del Italia e non solo più di qualsiasi ponte oltre a risolvere le disfunzioni naturali del Fontanarossa che non sono solo dovute alle ceneri di sua maestà l'Etna

Ci sono sfregi e sfregi. E' anche sfregio il disagio a cui sono sottoposti i siciliani che percorrono l'autostrada Palermo Messina, di cui Shifani sembra essersi occupato (!?). Vada, vada, insieme alla sua famiglia questa mattina al casello di Termin, capirài. Se non si riesce a gestire un casello figuriamoci il resto.

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