“Mi sento un piccolo uomo in un grande laghetto, ma con tante e tante mani amiche che mi faranno fare questo percorso… Se io nel mio percorso potrei sbagliare, auguro che i miei colleghi mi diano la via giusta per io non compiere lo stesso sbaglio…”.
Caro onorevole Alfio Barbagallo, subentrato all’Ars al posto di Gino Ioppolo eletto sindaco di Caltagirone, si tranquillizzi, noi stiamo con lei. Il suo discorso di insediamento in Assemblea ha fatto sganasciare dalle risate mezzo mondo che purtroppo non ne ha colto l’altissima trama letteraria, da surrealismo avanzato e per questo la irride: comunque – si conforti, appunto – noi siamo con lei.
Siamo con lei intanto per una somiglianza fisica, maturata dopo ore di ascolto, che conduce fatalmente all’empatia: perché lei – con quel codino, con quella pettinatura, con quella voce perfettamente baritonale – ricorda Compare Alfio della ‘Cavalleria Rusticana’ di Mascagni, quello che, per una faccenda di corna, ammazza a coltellate Compare Turiddu proprio nel finale.
E lo ricorda non solo nelle sembianze, ma anche nella beata ingenuità. Quando lei parlava di laghetti, di mani amiche che possono pure tendersi, di uomini giusti che possono insegnare qualcosa, addirittura di un’Assemblea – l’Ars – che avrebbe a cuore le sorti del popolo, lei – proprio lei – ripeteva l’illusione di Compare Alfio che credeva di avere una santissima donna a presidio del desco familiare (“M’aspetta a casa Lola, che m’ama e mi consola, ch’è tutta fedeltà”), senza sospettare la tresca col più giovane e bello Turiddu.
Ecco, anche lei, onorevole Barbagallo, è certo di essere piombato nel tabernacolo dell’operosa democrazia, ne è convinto sul serio, non per celia, non per posa: ne era segno il rantolo che accompagnava la sua prolusione, lo confermava il sudore che le seminava perline sulla fronte. Non basta questo per suscitare una affettuosa tenerezza?
Eppure il popolo siciliano ha dell’Ars la stessa idea che la povera Santuzza, promessa in sposa a Turiddu, aveva di Lola, per chi ricorda la trama di ‘Cavalleria’. E dunque toccherà anche a lei, prima o poi, on. Alfio, prorompere, forse, nel grido di Compare Alfio: “Vendetta avrò pria che tramonti il dì”.
“Mi sento di far parte e stare vicino a grandi uomini e donne che posso solo insegnare… Mi sento in un posto che potremmo fare del bene per dare tanta attenzione agli altri”. Che tenerezza, on. Barbagallo.
E quelli che l’hanno presa in giro, magari pure dentro il Parlamento, dovrebbero passarsi una mano sulla coscienza. Perché lei magari zoppicherà in grammatica, linguaggio e sintassi, però almeno è nuovo: non è responsabile di nessuna delle nefandezze che gli altri inquilini dell’Assemblea hanno già commesso sulla pelle dei siciliani. Lei non è Rosario Crocetta e non appartiene alla sua scalcagnata Corte dei miracoli. Lei non ha ancora il volto pietrificato – la sua stessa sgangherata loquela lo dimostra – di chi occupa gli scranni del potere cinico e imperturbabile, come se la politica fosse solo un congiuntivo azzeccato, se per avventura lo azzeccano.
Ecco perché, onorevole, noi saressimo al suo fianco. Immancabilmente.

