(di Giovanni Franco) (ANSA) – PALERMO – E’ ormai guerra aperta con strascichi giudiziari tra il parroco Felice Lupo della chiesa Sant’Eugenio Papa a Palermo e l’associazione di animalisti Aidaa. Pomo della discordia è la presunta morte di alcuni pappagallini tenuti in voliere dietro la parrocchia. Nelle gabbie erano numerosissimi e, secondo gli animalisti, ne sono rimasti pochi. “E’ una vicenda folle e non ne voglio parlare. Sarà il nostro avvocato ormai ad occuparsene”, taglia corto padre Lupo. A sostegno del sacerdote si schiera un gruppo di fedeli che ha emesso un comunicato sostenendo: “Non si è mai verificato che i volatili ospitati da anni nel parco giochi della parrocchia siano stati fatti morire di fame e sete”. Ribatte Lorenzo Croce presidente dell’associazione italiana nazionale difesa animale e ambiente: “A dire le bugie viene il naso lungo, a diffamare la gente si va in galera. Se poi a diffamare e dire le bugie sono dei parrocchiani e il loro parroco come nel caso del comunicato emesso da non si sa chi della parrocchia Sant’Eugenio di Palermo si va all’inferno e se non si chiede scusa anche in tribunale”.
“Non solo siamo in grado di confermare con diversi testimoni quanto accaduto nei giorni scorsi e cioé che in quelle voliere gli uccellini ed in particolare i pappagallini sono morti per fame e sete, – sostiene – ma aggiungiamo che ci sono anche le segnalazioni fatte dai testimoni alle forze dell’ordine”. E anche lui minaccia denunce per diffamazione”. Ma i parrocchiani non indietreggiano e alzano il tiro: “Non é affatto vero che il nostro parroco abbandona gli animali lasciandoli morire di fame e sete, ciò perché oltre a padre Lupo, ce ne occupiamo direttamente noi volontari della parrocchia, molti dei quali sono pure animalisti”. “Sono perfettamente d’accordo con quanto sostengono i parrocchiani e mi consta personalmente, – dice l’avvocato Flavia Odoroso, legale della parrocchia – se qualcuno vuole sostenere il contrario lo dimostri. Vorrei capire semmai fossero morti i pappagallini come potrebbe essere accertato che ciò sia avvenuto perché sono stati lasciati morire di fame e di sete. Di fronte a qualsiasi denuncia ne seguirà un’altra per calunnia e diffamazione. Ritengo però che la vicenda inesistente e inconsistente debba essere chiusa qui”.

