"Il mio torto? Dire la verità" - Live Sicilia

“Il mio torto? Dire la verità”

Felice Cavallaro scrisse (era il giugno del 2010) un pezzo garbato, analitico e critico su Massimo Ciancimino per I Love Sicilia. L'imprenditore inviò una lettera di risposta. La riproponiamo.
La lettera
di
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Ho appena finito di leggere l’articolo di Felice Cavallaro su ‘I love Sicilia’ e credo sia giusto “riportare la barra dritta”, come dice lo stesso inviato di punta del Corriere della Sera nella sua rubrica ‘L’Infelice’. Mi verrebbe subito da controbattere alla descrizione, totalmente fuorviante, che viene fornita sulla mia persona. Mi viene detto che sono “sbruffone”, “beffardo e canzonatorio”. Ho la netta sensazione che stavolta, il vostro editorialista di punta abbia toppato. E vi spiego perché.
Lungi da me l’idea di volermi giustificare o dare spiegazioni, anche se certamente avrei preferito potere replicare, punto su punto, ad alcune imprecisioni o cattiverie che sono state dette sul mio conto. Evidentemente, siamo alle solite: tutti pronti a puntare il dito su chi parla su, chi racconta le reali collusioni del proprio padre con Cosa nostra – cosa non facile vi assicuro – e non solo.

Vengo criticato come sempre sul mio comportamento progressivo al limite della “paraculaggine” con noti ed illustri esponenti della Procura di Palermo e di Caltanissetta. Niente e nulla su tanti che ancora oggi, pur sapendo tante cose utili alle inchieste dei giudici, tacciono in un confortante e sempre rassicurante silenzio. Io ho il torto di parlare, di raccontare scomode verità. Ma per questo sono uno “sbruffone”, io. Ma che cosa ne sapete voi su che cosa realmente comporta vivere sotto scorta, cambiare casa continuamente, con una richiesta di separazione ( per fortuna superata ) fatta da mia moglie dopo una lettera anonima giunta nella mia abitazione di Bologna dove veniva scritto che mio figlio VitoAndrea, che ha appena cinque anni, avrebbe fatto la fine del piccolo Giuseppe Di Matteo? Per chi non lo ricordasse, è il figlio del pentito Santino Di Matteo che dopo essere stato segregato per anni in diversi casolari, è stato strangolato e poi sciolto nell’acido.

Vi assicuro che la mia vita non è una vita facile, tutt’altro. Ma io continuo a parlare e a raccontare ai giudici ciò che so. A rispondere, puntualmente, alle loro domande. E non a “spizzichi e bocconi”, come mi accusano. Io rispondo a ciò che mi viene chiesto. So di averer intrapreso una strada troppo rischiosa, con il rischio di compromettere anche l’incolumità di mio figlio. No, preferite dire che viene “il mal di pancia” a vedermi uscire da Feltrinelli dopo avere firmato qualche copia del mio libro ‘Don Vito’.
Nulla, invece, sulle tante volte in cui per motivi di sicurezza mi viene consigliato di non andare al mare, di non accompagnare mio figlio a scuola di evitare di passeggiare con lui. Nulla sulle lettere dei condomini che non ti vogliono. Nulla su come continuare a giustificare alla propria famiglia le continue minacce e i proiettili. Nulla sul fatto che tutto quello che sarà il mio guadagno sul libro che considero una mia creatura e a cui sono molto affezionato, andrà speso interamente per la ristrutturazione di una villa liberty a Palermo. Un mio vecchio sogno. Ahimè, se nessun invito mi viene rivolto da potenti circoli e dai giornalisti legati al mondo della cultura della Destra Italiana.

Poi, per amore di verità, per quanto riguarda l’episodio di una ipotetica presentazione del libro a Como, e sul presunto rifiuto mio alla presenza alla manifestazione dell’avvocato Michele Costa, rimango basito, non so nulla. Sarebbe stato per me un onore sedere accanto al figlio di un persona come il giudice Costa, come lo è stato sia per Salvatore Borsellino sia per  Nando  Dalla Chiesa. Non conosco l’avvocato Costa, ho più volte letto di sue dichiarazioni nei miei confronti. Non mi è stata mai data facoltà di replica, anzi posso dire che una volta mi era stato  chiesto da Radio Radicale un confronto, ma è stato l’avvocato Costa che si è sottratto al confronto perché io andavo visto non come persona ma solo come  “il figlio di un mafioso”. Ho rispettato comunque e continuerò a rispettare la posizione dell’avvocato Costa, sperando un domani in un possibile confronto. E’ tutto molto triste, la strada del silenzio non solo paga ma rende tutti innocenti.

Confesso che l’articolo di Felice Cavallaro mi ha lasciato l’amaro in bocca. C’e’ astio nei miei confronti, e non ne percepisco le ragioni. Vengo descritto come una persona che non sono. Non vorrei pensare, cari amici di ‘I love Sicilia’, che per voi sia arrivato il tempo del ‘riposizionamento’,  del ‘contrordine’. Dopo tante copertine su Massimo, dopo la pubblicazione di un ponderoso volume con le mie dichiarazioni ai giudici senza una riga di interpretazione o di critica, siamo arrivati al “Circo Massimo”? Addirittura in copertina, seppure il pezzo non sia una cronaca ma un editoriale. Già era accaduto con il libro ‘Nel nome del padre’, con l’utilizzo di una mia immagine senza neanche chiedere una autorizzazione. Capisco che anche voi ‘tenete famiglia’. Non entro nel merito dell’editoriale perché non posso impedire a chicchessia di criticarmi.
Noto la presenza di alcuni autori,  giornalisti solitamente propensi ad una giusta visione garantista delle vicende giudiziarie, e che in passato si sono sempre contraddistinti per le interviste ad imputati autodefinitisi innocenti perseguitati. Questi stessi per una volta ne hanno trovato uno, Massimo Ciancimino, che non nega i propri addebiti ma -anzi- offre spunti di approfondimento per la magistratura. E che fa, il bravo giornalista? Lo delegittima! Che delusione! Non è che ha dovuto scegliere tra Massimo e qualcuno di quelli da lui tirati in ballo? Grazie ancora per l’ospitalità. Un caro saluto.


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Commenti

    Ma mi faccia il piacere…

    Sono senza parole! E’ stato arrestato e continua a sproloquiare?? E gli si offre ancora il modo di farlo??
    Ciancimino, non è il ” bravo giornalista che ti delegittima perchè ha dovito scegliere tra te e altri”, sono i fatti della tua vita, il tuo continuare a godere impunamente del patromonio di tuo padre, facendo la bella vita con vasca idromassagio in giardino nel cuore di Palermo (a proposito, prima di diventare “pentito- scrittore”, che lavoro altamente redditizio facevi per permetterti tutto ciò?)
    Ti deleggitimano i tuoi ” falsi in fotocopia”, la tua “detenzione di esplosivo” ecc. ecc..
    Di contro,rinngrazia i ” cattivi giornalisti” ( e non solo loro) che ti hanno innalzato ad icona dell’antimafia?”( come tu stesso di vanti nelle tue eqiuvoche telefonate intercettate)
    Solidarietà al figlio di un VERO Magistrato, il Giudice Costa!

    Come è scritto chiaramente è un’intervista anteriore ai fatti recenti. Saluti

    Chiedo scusa, ma ero talmente ansiosa di leggere il contenuto della ” lettera” che ho bypassato il vostro ” cappelletto”. Del resto i contenuti erano così attuali ( compreso i riferimenti alle scelte del ” bravo giornalista” da non farmi nascere affatto il dubbio che non fosse stata scritta adesso! Speriamo che lo stesso non succeda agli altri lettori. In ogni caso il commento può risultare un’ utile precisazione a tal fine.

    Anch’io avevo pensato che era di oggi! Mi chiedevo come era uscita quest’intervista!

    Sto leggendo Con un i phone. Del cappello che fa capire che si tratta di una vecchia intervista non c’è traccia. E’ un limite del mezzo ma e’ così.

    una sola parola : RIDICOLO !!!!

    E se Massimo Ciancimino dicesse la verità? si realizzerebbe un paradosso… Per essere creduti bisogna per forza essere ex mafiosi, killer sanguinari pentiti? non è forse possibile che una persona, alla quale sono rivolti comunque alcuni addebiti, ma non certamente reati gravi come l’associazione mafiosa, possa collaborare pur non essendo un pentito? I magistrati hanno stabilito che il documento su De Gennaro fosse il risultato di un interpolazione. Ma sebbene intrpolati in poche diverse, i documenti non potrebbero essere stati manipolati da qualcun altro, magari dal più mafioso Vito Ciancimino? Come fanno i magistrati e la scientifica a stabilire che, se di contraffazione si tratta, sia stato proprio Massimo Ciancimino l’autore, visto che comunque si tratta di fotocopie? E se anche fosse possibile stabilirlo, come mai non vengono forniti chiarimenti su questi aspetti? non è triste che nel dubbio, legittimo di una cultura garantista, si delegittimi e anzi si insulti una persona che fino a prova contraria ha collaborato con la magistratura e fino a prova contraria ha costretto autorevoli ex ministri a ritrovare la memoria e a fare importanti rivelazioni? Non vi sembrano questi interrogativi un po troppi per mantenere in carcere Ciancimino e non concedergli almeno i domiciliari. Forse si spaventano che possa contraffare documenti che loro stessi chiedono che consegni? non è forse questa una contraddizione? Non è molto strano l’arresto di Ciancimino dopo le rivelazioni sul ministro Romano? Non sono forse note a tutti, pur senza essere provate, le tangenti nella privatizzazione dell’affare del Gas agli spagnoli? Ciancimino non dev’essere proprio un santo, anzi mi pare che alcuni reati nel passato e forse anche nel presente, di tipo finanziario, forse siano stati commessi. Ma cosa c’entrerebbero con le verità sulle stragi, la trattativa o il cosiddetto “quarto livello”? Non credete che l’ironia sul “quarto livello” citato da Ciancimino, sia paragonabile a chi 20 anni fa faceva la stessa ironia sul “secondo livello” della mafia o ne metteva addirittura in dubbio l’esistenza? Non vi appare sospetta, dopo l’arresto di MAssimo Ciancimino, l’eccessiva tensione e attività e loquacità di deputati e senatori del PDL?

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