CATANIA – Spazzati via. L’operazione I Vicerè ha avuto un effetto devastante negli equilibri della cosca Laudani. Oltre cento arresti hanno significato pesanti perdite tra le ali militari e i vertici organizzativi. Le manette hanno raggiunto i pezzi da novanta della famiglia di sangue e anche i referenti territoriali di ogni comune dove i Mussi I Ficurinia erano operativi. I Laudani al momento sono alle prese con enormi “vuoti di potere”.
Vuoti di cui potrebbero approfittare i clan rivali per allargare i propri confini mafiosi. Le zone in questo momento sguarnite sono moltissime: dai piccoli centri come Maniace e Piedimonte Etneo ai nuclei radicati come quello di San Giovanni La Punta e Paternò. A pochi passi da Paternò, a Biancavilla, si è riaccesa da qualche mese la miccia della lotta a colpi di pistola. Solo per caso non ci sono stati altri morti: due tentati omicidi però in pochi giorni danno il termometro della situazione di instabilità creatasi in quel “triangolo di morte”. Questo colpo dei carabinieri potrebbe avere un dublice effetto. Se la guerra era intestina ai Toscano Mazzaglia, e quindi ai Santapaola, l’inchiesta potrebbe acuire la “voglia di potere” e portare alla conquista del “castello normanno”. Se le pistole fumanti invece erano dei Laudani che “sostenevano” uno dei gruppi contrapposti, come in diverse analisi abbiamo ipotizzato, allora la vicenda cambia. Perchè significherebbe per una delle fazioni rivali rimanere sguarnita dell’alleato e quindi di fatto ritrovarsi più debole. Ma in una situazione del genere, forse, a quel punto l’accordo potrebbe trovarsi non a suon di pallottole ma seduti attorno a un tavolo. La diplomazia mafiosa, quando si fiuta odore di galera, sembrerebbe la strada più praticata. Ma la difesa dei territori non è solo una questione di Paternò, ma riguarda ogni centro di potere della mappa dei Laudani.
Gli assetti a questo punto potrebbero cambiare. Nuovi equilibri si potrebbero definire nelle prossime settimane. Chi è rimasto libero e riveste il ruolo più alto potrebbe aver già ricevuto l’incarico di riunire “gli affiliati” (quelli rimasti) e di riorganizzare le file dei Laudani. Potrebbe iniziare anche l’arruolamento di nuove leve. Avendo i riflettori puntati della magistratura la parola d’ordine è essere cauti e non scoprire le carte. Prima di pianificare strategie radicali però si aspettano le decisioni del Tribunale del Riesame, che potrebbero portare uno dei capi fuori dal carcere. La priorità resta non perdere i canali degli introiti delle casse della famiglia: estorsioni, in primis. Quindi a bussare negli esercizi commerciali per “incassare” il pizzo potrebbero arrivare facce nuove. Facce nuove, però, sempre inviate dai Mussi i Ficurinia.
A di là dei problemi di potere e assetto mafioso nello schacchiere delle organizzazioni mafiose catanesi, un blitz provoca in un clan l’esigenza di liquidità. Soldi che servono per pagare l’assistenza legale e garantire il mantenimento dei detenuti e delle famiglie. La necessità di rinquinguare le casse potrebbe portare a un escalation di azioni criminali: come rapine e furti. Ma potrebbero essere già in movimento anche gli “esattori”: pronti a battere cassa agli imprenditori taglieggiati.

