CATANIA – Un errore all’anagrafe. Piacenti e Piacente fanno parte della stessa famiglia. Anzi dello stesso clan di Picanello, meglio conosciuti come i “Ceusi”. Una cosca tornata alla ribalta ieri dopo l’operazione Nero Infinito che ha svelato un giro di usura ed estorsioni a danno di un ex produttore cinematografico diventato “testimone di giustizia”. A finire in gattabuia Rosario Piacenti, figlio di Giovanni “l’elegante”, che insieme alla madre avrebbe schiacciato con gli interessi usurai l’imprenditore catanese. Le denunce hanno chiuso il cerchio su usurai ed estortori (alcuni dei Mazzei), finiti ieri in manette. Ma il prestito usuraio era già emerso nel corso delle attività tecniche dell’inchiesta Morus del 2009 che ha scoperto il giro d’affari e le ambizioni criminali di Giovanni Piacente, capo all’epoca della cosca dei Ceusi. Piacente (U nicu) è il cugino di Giovanni “l’elegante o u ranni” che nel 2004 è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una minore. Un’accusa quella di pedofilia ritenuta infamante dagli esponenti della criminalità organizzata. “L’elegante” finisce in carcere e lascia “gli affari” al figlio Rosario, tra cui anche “la carta delle estorsioni”. La moglie, invece, non ne vuole più sapere del marito e si separa.
Parlavamo del reato dell’infamia. Giovanni l’elegante è il “pedofilo a cui si doveva togliere tutto” indicato da Piacente (U Nicu) nella missiva inviata dal carcere di Rebibbia e sequestrata dalla polizia durante le indagini dell’inchiesta Morus. Era chiaro che il cugino si riferiva alla “carta delle estorsioni e dell’usura”. E in quella lista, dunque, ci sarebbe stato anche l’imprenditore che invece avrebbe incastrato madre e figlio. La lettera era stata trovata dagli agenti durante un controllo sotto il sellino di uno scooter a marzo del 2008. In quella lettera scritta di suo pugno dal boss condannato all’ergastolo si parlava delle mire espansionistiche dei Ceusi. Si doveva “allargare” il campo degli interessi, scriveva Piacente. Il clan avrebbe dovuto occuparsi di “attività redditizie come cantanti napoletani, maghi, centri anziani, ambulanze, videogiochi e contattare politici “corrotti” per aver accesso a finanziamenti nazionali e comunitari”. Insomma U Nicu dei Ceusi aveva intenzione di allargare il raggio d’azione della famiglia che a Catania sarebbe storicamente “il punto di riferimento nel settore delle corse clandestine e delle scommesse illegali”. Così scriveva la Direzione Nazionale Antimafia nella relazione annuale del 2013 sulla famiglia Piacenti (o Piacente).

