Il pentito e gli affari di Inzerillo| "Imprenditori a sua disposizione"

Il pentito e gli affari di Inzerillo| “Imprenditori a sua disposizione”

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Tommaso Inzerillo
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Commenti

    Faccio un appello a tutti i commercianti e gli imprenditori Palermitani che ancora pagano il pizzo,denunciate i mafiosi palermitani che vi fanno le estorsioni ora c’è Adddiopizzo e andate tutti prima da Addiopizzo e dopo fate tutti le denunce di massa ossia le denunce collettive in ogni quartiere di Palermo contro i mafiosi che vi fanno le estorsioni,il mio auspicio è che in ogni quartiere di Palermo nasca una ribellione popolare contro la Mafia e mi auguro che in ogni quartiere di Palermo ci siano tanti commercianti e imprenditori che prima vadano da Addiopizzo per constatare che sono in tantissimi a rivolgersi da Addiopizzo e dopo facciano tutti le denunce di massa ossia le denunce collettive contro i mafiosi Palermitani in ogni quartiere di Palermo,e mi auguro che i cittadini Palermitani possano pensare quello che diceva il Prefetto Cesare Mori negli anni trenta ossia “Se la Mafia fa paura lo Stato deve farne di più”

    Sanguisughe e parassiti. Pestilenza di questa terra nostra!
    Santa Rosalia ci liberi da queste pesti di mafia e di sopraffazione, per sempre.

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Niente di nuovo, né la salsiccia, né Vladimiro portano ottimismo anche se dall'altra parte c'è un signore vicino agli 80 che vuole, sempre vuole, fortissimamente vuole essere ricandidato. Quasi quasi, speriamo che ce la faccia. Ma questi sarebbero capaci di perdere anche con Schifani.

Fare i conti senza l'oste Più che grandi manovre, sembra un meccanismo di legittimazione biunivoca: la coalizione sostiene il presidente, il presidente sostiene il sindaco, il sindaco riconosce il buon operato del presidente e, alla fine, tutti certificano che loro stessi e i propri compagni di coalizione hanno lavorato bene. Ma sulla base di quali indicatori? Una volta si diceva, provocatoriamente, “piove, governo ladro”; oggi sembra che chi governa voglia far valere il principio opposto: “guerra, governo assolto”. Le crisi internazionali esistono e pesano, ma non possono diventare l’alibi permanente per tutto ciò che non funziona. Giudicato e giudicante devono essere distinti: i politici amministrano, i cittadini giudicano. E giudicano sui risultati, non sulle attestazioni di merito che i governanti si attribuiscono. Sanità, strade, acqua, rifiuti, trasporti, lavoro, servizi, qualità della vita, corruzione e criminalità sono gli indicatori veri. Se su questi fronti i problemi restano evidenti, proclamare di avere lavorato bene rischia di apparire più come un’autocertificazione che come una valutazione fondata sui fatti. E quando questa autocertificazione è troppo distante dalla realtà vissuta dai cittadini, può essere percepita come una presa per i fondelli e produrre un effetto boomerang. Il giudizio vero arriverà con il voto: la riconferma non si autocertifica, non si concede tra alleati e non si scambia. Si conquista sui risultati. Altrimenti significa, appunto, fare i conti senza il cittadino.

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