CALTANISSETTA – “Scarantino ci diede un bel da fare, ci ha fornito un mare di notizie, ma avevamo anche il sospetto che ci potesse dire delle falsità”. Lo ha detto l’ex procuratore di Caltanissetta Giovanni Tinebra deponendo stamattina nel quarto processo per la strage di via D’Amelio, in corso davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta, come teste di parte civile. Una deposizione contraddistinta da parecchi ‘non ricordo, ma non lo escludo’ su diverse circostanze. Tinebra ha detto ad esempio di ricordare la circostanza che alcuni suoi sostituti, come i magistrati Boccassini e Saieva, avevano manifestato perplessità sull’attendibilità di Vincenzo Scarantino, dalle cui dichiarazioni scaturirono i primi arresti per la strage di via D’Amelio e poi smentite nel 2008 a seguito del pentimento di Gaspare Spatuzza.
Solo che Tinebra ha detto di non ricordare che Boccassini e Saieva gli avessero inviato una lettera su questo aspetto. L’ex procuratore, costretto su una sedia a rotelle e con la voce ridotta a un sibilo, ha detto inoltre di non ricordare di avere raccolto indizi sul magistrato Giuseppe Ayala da alcuni collaboratori, in particolare Giovanni Brusca, rispondendo a una domanda specifica che gli è stata rivolta dall’avvocato Fabio Repici, legale di parte civile di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso nell’attentato dinamitardo del 19 luglio ’92 assieme a cinque agenti di scorta. Al teste sono state chieste anche informazioni sull’apertura di indagini per mafia a Caltanissetta, a carico di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, poi archiviate. “Non escludo che decidemmo di aprire un fascicolo – la risposta – ricordo che al momento di chiedere l’archiviazione ci furono dei contrasti all’interno dell’ufficio”. In corso la deposizione dell’ex pm della Dda nissena Anna Palma.
“Tutto quello che Paolo Borsellino annotava sull’agenda rossa lo ricopiava su un’agenda grigia che aveva a casa e della quale fu fatta una copia che acquisimmo. Sfortunatamente gli appunti si fermavano a pochi giorni prima dell’attentato, mi pare al 17 luglio ’92”. È quanto ha riferito oggi pomeriggio l’ex pm della Dda di Caltanissetta Anna Palma deponendo nel quarto processo per la strage di via D’Amelio, in corso davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta. La teste ha detto che già il 24 luglio ’92, giorno dei funerali di Paolo Borsellino e dei cinque agenti uccisi nell’attentato del 19 luglio ’92, si sapeva che la Procura di Caltanissetta cercava un’agenda dell’ex procuratore aggiunto di Palermo, che era sparita.
“Non ho mai consegnato verbali con annotazioni o appunti a imputati o a nessun altro, nemmeno a Vincenzo Scarantino. Sono un pubblico ministero che crede nello Stato e una cosa del genere significava inquinare il collaboratore ed è davvero mortificante sentirsi rivolgere certe domande”. Con queste parole l’ex pm di Caltanissetta Annamaria Palma ha negato la circostanza di avere dato suggerimenti scritti al falso pentito Vincenzo Scarantino – per non creare dubbi sulla sua attendibilità – quando questi collaborava con la giustizia nel corso delle prime indagini e dei primi processi per la strage di via D’Amelio. Anna Palma sta deponendo in Corte d’Assise a Caltanissetta nel quarto processo per la strage costata la vita a Paolo Borsellino in cui sono imputati i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino e i falsi pentiti Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta e Calogero Pulci. “Io mi sono sempre mossa seguendo il codice – ha detto la teste rispondendo all’avvocato Giuseppe Scozzola, legale di parte civile di Gaetano Scotto, uno dei soggetti condannanti ingiustamente per l’eccidio – Gli imputati hanno diritto ad avere il loro verbale e lo fanno tramite il difensore o tramite cancelleria, nel rispetto della legge. Io sono massacrata dalla stampa su questo fatto delle annotazioni nei verbali ed è un’offesa che non è più tollerabile. Si è detto che si tratta di una grafia femminile, ma è una cosa assolutamente falsa. Se avete dubbi indagatemi e sottoponetemi a una perizia calligrafica”. “E’ anche emerso che sarebbe stato questo ispettore Mattei di Roma a fare le annotazioni quindi perché continuate ad accusare me?”, ha aggiunto il magistrato che ora è in Procura Generale a Palermo. Nel corso dell’esame dell’avv. Scozzola, la ex pm della Dda nissena ha anche negato di avere mai suggerito a Rosalia Basile, moglie di Vincenzo Scarantino, di non andare a deporre nei precedenti processi sulla strage di via D’Amelio, presentando come giustificazione un certificato medico. Al magistrato è stato anche chiesto se avesse mai nutrito dubbi su Scarantino e se questi avesse mai espresso qualche titubanza e detto di essere estraneo all’attentato costato la vita a Paolo Borsellino e a cinque agenti della scorta: “Questa è una leggenda metropolitana – ha detto Anna Palma – Scarantino era un soggetto fragile, questo si’. La sua preoccupazione nasceva dal fatto che la moglie lo aveva abbandonato ed era tornata a Palermo portandosi via i figli e non glieli faceva vedere. Per il resto si lamentava del fatto che i soldi non gli bastavano e diceva di volere tornare in carcere. Addirittura un giorno si presentò per costituirsi e di questo fatto venne informato subito il pm Petralia, che chiamò il Servizio centrale di protezione, ma non gli rispose nessuno. Poi credo che Scarantino venne convinto a tornare sui suoi passi, ma di preciso non so come si è evoluta la vicenda perché non la seguii io”. (ANSA)

