Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, è riuscito a trovare il ‘suo popolo’, in senso lato. Sulle ali di una comunità entusiasta viaggia verso la candidatura per Palazzo d’Orleans. Da solo o in compagnia.
Si possono certamente discutere i contenuti. Si può tentare di capire quanto ci sia di rabbia e quanto di speranza. Si può argomentare sul presunto populismo. Tutto è lecito esprimere in chiave di dissenso o di consenso. Ma una cosa è chiara: un popolo esiste, nello specifico, sta con La Vardera e con nessun altro. (foto di copertina dalla pagina social di Controcorrente)

Le incertezze del campo largo
L’analisi politica, di conseguenza, si presenta semplicemente capovolta: non è il cosiddetto ‘campo largo’ che deve decidere se ammettere una leadership con relativa dote. Piuttosto, sarà quel popolo che farà fatica ad accettare il suddetto campo largo, con le sue contraddizioni, se Isma, come lo chiamano, ne diventerà il campione prescelto.
Il ragazzo dal ciuffo rosso – un pochino, ma davvero poco, simile a Richie Cunningham di Happy Days – si presenta come il profeta della palingenesi. Se spuntasse il vecchio rito della coalizione, degli accordi, delle facce abituali di un centrosinistra smagliato, come la prenderebbero i seguaci del nuovo del momento, secondo abituale copione?

Il popolo di La Vardera
Sono stato ad Agrigento, a moderare un dibattito tra Giorgio Mulè e Ismaele La Vardera. Per inciso: il vicepresidente forzista della Camera e il leader di Controcorrente, chiacchierando con moderazione, sono apparsi, in alcuni passaggi, più vicini che lontani.
L’occasione mi ha permesso di osservarlo da vicino il popolo di La Vardera e non mi è sembrato ferocemente populista, non più di altri, almeno. Semmai, un popolo popolare, cioè attraversato dagli stessi sogni, dalle identiche fisime, dalla ricerca di un approdo che caratterizza molte collettività.
Ho annotato uno staff agguerritissimo e instancabile, convinto di tentare l’impresa della candidatura e poi si vedrà. Ho incontrato l’appassionata consigliera comunale, l’aspirante sindaco che vorrebbe ‘rimettere in piedi’ il suo paese in provincia di Catania, la professionista di livello, grillina dalla prima ora, delusa della penultima ora, in cerca di un’altra promessa. C’erano, parimenti, gli esponenti di ‘Progetto civico’: una pattuglia compatta. C’è chi si propone soltanto come ‘portatore d’acqua e di conoscenze’ e non pensa a una candidatura.
Si intravvedono, in occasioni del genere, altri tipi umani: chi sta già pensando al seggio, chi è pronto col borsino delle candidature, chi: lui sì, lui no… Non deve stupire. Le ambizioni hanno sempre cercato destrieri in grado di arrivare al traguardo. Un segno, a suo modo.

O ‘Isma’ o nessun altro
Nella protesta, la moltitudine si mostra compatta. Bisognerà valutarla nella proposta. Esistono abbondanti tavoli tematici che, al momento, appaiono incardinati soprattutto sull’enunciazione dei principi. Tuttavia, la politica prevede il brivido di trasformare il principio in realtà, con l’obbligo della soluzione, affrontando una complessità non riducibile a slogan.
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Su una regola, il popolo popolare di Ismaele resta intransigente, davanti alle riflessioni nel centrosinistra siciliano, fabbrica suprema delle indecisioni, già reduce da sconfitte brucianti. Non sosterrà mai un candidato alternativo. Starà con Isma, o con nessun altro. In compagnia o da solo. Ma il centrosinistra lo sa?
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