Il vaccino alle mamme in Fiera, così rinasce la speranza

Il vaccino alle mamme in Fiera, così rinasce la speranza

Il vaccino dei genitori anziani alla Fiera. Cronaca di una giornata indimenticabile.
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PALERMOL’attesa è sempre complicata dall’ansia. Mamma, hai preso la tessera sanitaria? Sì. Mamma, hai chiamato il medico? Sì. Mamma, quanti dottori hai consultato per sapere se puoi fare il vaccino AstraZeneca? Tutti. Tutti? Mi manca giusto il professore Brusaferro, non è che hai il numero? L’ironia delle madri mette sempre al tappeto le preoccupazioni dei figli. La mia, una delle tante persone nella categoria tra i settanta e i settantanove anni, ha affrontato il frangente della sua vaccinazione con calma e felicità, come una risacca di vita che torna.

Vogliamo bene alle mamme perché sono le mamme, ci mancherebbe, ognuna con la sua specialità. Le mamme dei giornalisti, per esempio, ritagliano gli articoli dei giornali scritti dai figli. Capitava anche a noi, ma bisogna ammettere che con il quotidiano online diventa un po’ più difficile. Però lei li ha ritagliati tutti, anche il primo: un edificante servizio sulle deiezioni canine che infestavano il marciapiede. E pensi alle mamme dei ragazzi che indossano una divisa: quante notti passano con il cuore in gola?

Tempistica precisa. Ritardo di venti minuti. Ecco la Fiera, l’ingresso di via Sadat. Fila dei professori. E noi dove dobbiamo andare? “Signora, come posso aiutarla?”, si palesa un operatore. “Nel posto dei vecchietti”. “Nel posto delle belle signore, vuole dire”. Ecco la strada fino al padiglione venti. I figli e gli accompagnatori, però, non possono entrare. “Ci pensiamo noi”. “Ma…” (ancora l’ansia). “Ci pensiamo noi, stia tranquillo”.

Allora bisogna attendere all’aperto. E guardare. Sono scene luminose, intagli di speranza. La ragazza dell’organizzazione che sorregge un signore nel padiglione degli over ottanta (nella foto). Due genitori con i capelli bianchi condotti da un altro figlio. I figli sono i più apprensivi. Sovrintendono. Scortano. Indirizzano. Scrutano l’orizzonte. Aspettano. E si scambiano sguardi solidali tra di loro, mentre mamma e papà, freschi e pettinati, sorridono ed entrano nei corridoi, come se andassero ad aprire la cabina di Mondello.

Com’è l’organizzazione della Fiera? Magari saremo stati fortunati: nessun intoppo, garbo e capacità. Forse fortuna, appunto, visto che ci sono state lamentale nei giorni scorsi di cui abbiamo dato conto. Forse, chissà…
E c’è Adele che ha la sclerosi multipla e settantasette anni. Si presenta con un cartello. Chiede quando sarà il suo turno. Le spiegano che non è possibile vaccinare le persone fragili con AstraZeneca. Ma fa male al cuore vederla, scorgere nei suoi occhi, sopra la mascherina, una richiesta d’aiuto che dovrà essere al più presto esaudita, raccattando vaccini dovunque. “Con Pfizer siamo agli sgoccioli”, spiega il commissario, Renato Costa. E si mette in posa per una foto con la sua squadra. Ovunque si parlotta di vaccini, con una finestra spalancata sugli ultimi tragici eventi di cronaca. C’è una sacrosanta voglia di chiarezza, nel cordoglio, mista al respiro della riemersione.

Nel frattempo, le file scorrono. In un’ora l’operazione è già finita. Come è andata, mamma? Benissimo, mi hanno fatto un sacco di domande. A momenti volevano pure la pagella delle elementari. E se ti viene la febbre? Non preoccuparti, ho camion di Tachipirina a casa. Io tengo il telefonino acceso, chiamami per ogni cosa. Dormi, che è meglio…

Vaccinare le mamme e i papà. Forse non c’è un segno così forte e delicato di speranza. Sapere che gli stai restituendo un frammento della vita che ti hanno regalato intera. Una piccola cosa familiare, in fondo. Ma è bello tornare verso casa e respirare l’aria della primavera, come per la prima volta. Come se fosse un altro nascere.

Il commissario Costa e un pezzo della sua squadra

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