Milano, rogo grattacielo di 18 piani: "Colpa di una sigaretta accesa"

Rogo grattacielo di 18 piani, a provocarlo sarebbe stata una sigaretta accesa

Nell'edificio divorato dalla fiamme viveva anche Mahmood.

Chieste dodici condanne con pene che arrivano fino a otto anni di carcere nell’ambito del processo per disastro colposo legato all’incendio della Torre dei Moro, il grattacielo di 18 piani divorato dalle fiamme nella zona sud di Milano il 29 agosto 2021. Fortunatamente, nessuno degli inquilini presenti in quel momento nel palazzo ha avuto bisogno di cure ospedaliere.

Nel mirino dell’accusa c’è soprattutto il sistema di rivestimento esterno dell’edificio, le cosiddette “vele”. Secondo la ricostruzione della Procura, la rapidissima diffusione dell’incendio sarebbe stata favorita dall’uso di pannelli giudicati “altamente infiammabili”, che avrebbero funzionato da moltiplicatore del fuoco.

Incendio grattacielo Milano, le indagini

Le indagini indicano come punto di origine uno dei balconi dell’edificio, dove una sigaretta gettata ancora accesa avrebbe innescato il rogo. Il palazzo era abitato da circa 60 nuclei familiari per un totale di 150 persone, tra cui anche il cantante Mahmood che viveva al nono piano.

Le richieste di condanna

La pubblica accusa ha sollecitato la condanna a otto anni di reclusione per il legale rappresentante della società spagnola che ha prodotto i pannelli utilizzati sulla facciata. Stessa pena richiesta per il legale rappresentante dell’impresa che realizzò materialmente le “vele” e per il responsabile commerciale del produttore spagnolo.

Sette anni per l’export manager della società, cinque per l’amministratrice e per alcuni dirigenti della società che curò la commercializzazione degli appartamenti. Pene inferiori sono state richieste per altri professionisti coinvolti, tra cui il direttore dei lavori e il coordinatore della sicurezza.

Incendio grattacielo Milano, risarcimenti e lavori di ricostruzione

Parallelamente, nel dicembre scorso una parte consistente dei residenti ha ottenuto risarcimenti attraverso accordi transattivi esterni al procedimento penale. La società produttrice dei pannelli – che non figura più come responsabile civile – e alcuni imputati avrebbero versato complessivamente somme per centinaia di migliaia di euro. Su quasi 180 parti civili inizialmente ammesse, la maggioranza ha lasciato il processo dopo aver ottenuto un indennizzo per i danni subiti.

Ad agosto 2024 sono iniziati i lavori di ricostruzione dell’edificio. Il nuovo complesso, denominato Torre SeTa, sorgerà sulle strutture esistenti del grattacielo danneggiato, che non è stato demolito. Nel frattempo, molti ex residenti fanno sapere di essere senza abitazione da quattro anni sono e, in numerosi casi, costretti a sostenere mutui per una casa in cui non possono rientrare.
TUTTE LE NOTIZIE DALL’ITALIA E DAL MONDO SU LIVESICILIA


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI