Incidente del 'Meli': morta Francesca, mamma di Giuditta Milella

Incidente del ‘Meli’: addio a Francesca Milella, cara sopravvissuta

Se n'è andata nei giorni del cordoglio per Paolo Borsellino.
3 Commenti Condividi

Francesca Milella ha chiuso gli occhi. Era sopravvissuta all’incidente del ‘Meli’ del 25 novembre 1985. Si può sopravvivere in molti modi: quando ti salvi, quando va via qualcuno che ami. Quel giorno, un’auto che scortava i giudici Paolo Borsellino e Leonardo Guarnotta, dopo una carambola, finì la sua corsa sulla fermata del liceo, a piazza Croci, piena di ragazzi che aspettavano l’autobus. Due studenti, due ragazzi, due figli, persero la vita. Biagio Siciliano, quattordici anni, figlio di Nicola e Stella, morì subito. Maria Giuditta Milella, diciassette anni, figlia di Carlo e Francesca, morì, giorni dopo, in ospedale. Qui sono ritratti nei locali del nuovo ‘Meli’, in via Aldisio. La Signora Francesca era l’unica ancora in vita di quelle madri e di quei padri schiantati dal dolore. Si è spenta il diciotto luglio scorso, a poche ore dal trentennale di via D’Amelio, negli istanti della memoria per Paolo Borsellino e la sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina.

Il ricordo è anche personale. Chi scrive frequentava il quarto ginnasio del ‘Meli’. Ero a quella fermata, pochi minuti primi dell’incidente (qui tutta la storia). Conoscevo la signora Francesca. Ero andato a trovarla per scrivere un libro, uno di quei libri che si scrivono quando si è, in un significato o nell’altro, ‘sopravvissuti’. Lei abitava in una casa luminosissima, piena di fiori, con grandi vetrate che davano su un giardino. Un luogo in cui si respirava l’invincibilità dell’amore. La stanza di Giuditta era rimasta intatta. Con le cose che aveva appuntato, quella mattina, prima di andare a scuola, su una lavagnetta. Con un mangianastri rosso. Con gli addobbi della vita di una adolescente che non poteva immaginare che non sarebbe cresciuta. Lo stesso amore che avrei respirato, parlando con i familiari di Biagio Siciliano. La Signora Francesca era una persona cara e coraggiosa, come Carlo, Nicola e Stella. Era sopravvissuta anche a loro.

“La mamma di Giuditta Milella è salita in cielo per raggiungere la sua unica figlia e suo marito Carlo”. Così ha scritto Donata Donatella nel gruppo Facebook ‘amici della Fondazione Giuditta Milella e Biagio Siciliano’. “Al funerale – racconta – ero insieme ad altri ex compagni del ‘Meli’ e tutti teniamo la Signora Milella nel cuore”. Tutti gli ex ragazzi del liceo che hanno vissuto l’incidente lo hanno attraversato come una sorta di acceleratore di crescita. Tutti sono cambiati. Tutti rammentano quei giorni a Palermo, il dolore dei giudici, il silenzio di Paolo Borsellino nella camera mortuaria.

Francesca Milella aveva scritto un bellissimo e toccante libro: ‘Voglia di risposte’. Un titolo che racchiude la domanda suprema a cui non c’è risposta. Quel giorno, quel 25 novembre, se ne stava al balcone, tra i fiori. E, sotto le sue dita, li aveva sentiti tremare. Era forse una coincidenza, o un presagio del suo cuore di madre spezzato per sempre. Ha chiuso gli occhi, Francesca, come Giuditta, molti anni prima, e Carlo. Ci resta la speranza che consola ogni cuore trafitto, il desiderio ardente che siano di nuovo insieme. (Roberto Puglisi)


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

3 Commenti Condividi

Commenti

    Allora purtroppo il rischio era elevato , ma Oggi perché corrono ancora ? Dov è tutto questo pericolo ? E se davvero esiste , perché non li accompagno in tribunale di buon mattino (come tutti gli impiegati pubblici) e su evitano incidenti

    lo ricordo … ero lì aspettavo che la mia fidanzatina di allora uscisse da scuola … una cosa indimenticabile ..

    E’ stato ampiamente dimostrato dai fatti che le scorte non servono affatto a proteggere persone particolarmente sensibili che finiscono nel mirino di organizzazioni che hanno deciso la loro eliminazione utilizzando mezzi estremi come ad esempio gli attentati dinamitardi. Se così fosse Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Rocco Chinnici sarebbero ancora vivi…….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *