CATANIA – La nuova moto l’aveva reso felice, e non vedeva l’ora di andarci in giro: Salvatore Capuano, l’uomo di 32 anni morto ieri in un incidente nella zona industriale di Catania, ha trascorso i suoi ultimi momenti in sella. Secondo la ricostruzione, Capuano si trovava nel sottopasso di via Angelo Aiello quando è andato a sbattere a un’auto, per poi andare a finire sotto un camion sulla parte opposta della carreggiata. E da un momento dopo la sua morte, i suoi amici hanno iniziato a ricordarlo e a piangerlo sui social network.
Il lavoro, il figlio, la moto
Sono sempre i pezzi di una vita normale quelli che si trovano sui social, briciole che si dimenticano un attimo dopo averle vissute. L’unico giorno in cui questo non è vero è quando una persona è morta: ogni pezzo si svuota, come se esistesse nel nulla. Per Salvatore Capuano, sul suo profilo Facebook, rimangono le tracce di una vita da ragazzo normale con una certa passione per la velocità, di un padre e di un amico.
Aveva un figlio, Capuano, che lui definiva una ragione di vita. Nelle foto si vede il piccolo sul letto, o in braccio al padre, o in una lunga serie di foto automobilistiche con il bambino al volante di un videogame o seduto su un kart o nell’abitacolo di una macchina da rally. Che l’altra ragione di vita di Capuano fosse qualsiasi cosa si muovesse su ruote è chiarissimo: quando non ritraeva il figlio, l’uomo fotografava motociclette, o il suo gruppo in bici, o meccanici al lavoro.
Gli amici e la famiglia
Accanto alle sue passioni, Capuano era circondato di persone che gli volevano bene, e che appena appresa la notizia sono corse a scrivere un ricordo e il proprio dolore su Facebook. Simone Foti, collega di Capuano, lo saluta scrivendo “Non eri solo un collega, eri soprattutto un amico. Dal primo giorno che sei arrivato ti sei fatto volere bene”. Più avanti, nello stesso post si legge “Ci siamo salutati poco prima che andavi a casa, come facevamo tutti i giorni che prima di tornare a casa mi dovevi insultare o io insultavo a te. Voglio ricordarti così, sempre allegro e divertente perché tu lo eri, ci mettevi sempre di buon umore e felicità a lavoro”.
Ricorda Capuano anche la cognata Rosa Manuli, che sul suo profilo scrive “Ancora non ci credo che mi hai lasciato sola, ora come faccio senza le tue chiamate i tuoi messaggi, per me non eri un cognato eri come un fratello”. E su un altro post è lunga la fila di persone che lasciano una semplice frase di condoglianze.

