PALERMO – Prima la condivisione del programma di coalizione, poi primarie “aperte” e ‘no’ all’ingresso di Cateno De Luca nel campo largo. Fabio Giambrone, portavoce di Europa verde-Avs in Sicilia, traccia la road-map che il centrosinistra siciliano dovrà seguire in vista delle prossime elezioni regionali.
Giambrone, che estate è per Avs?
“Non ci siamo mai fermati. Siamo impegnati a mettere in campo tutte le risorse umane possibili per creare una vera alternativa al governo Schifani. Saranno mesi di impegno e lavoro. Con Pierpaolo Montalto (segretario regionale di Sinistra italiana, ndr) promuoveremo iniziative di confronto e ascolto in tutto il territorio regionale: vogliamo ascoltare chi vuole dare il proprio contributo per il cambiamento della Sicilia”.
I temi più cari ad Avs?
“Lotta al dissesto idrogeologico e al cambiamento climatico, e poi sanità pubblica e questione morale. Su quest’ultimo aspetto bisogna essere molto chiari”.
Qual è il vostro obiettivo per le Regionali?
“Entrare in Ars. Pensiamo sia importante essere pesenti nel Parlamento regionale e stiamo lavorando per questo. Avere una deputazione all’interno di Sala d’Ercole è anche un elemento positivo per la coalizione di centrosinistra in termini di idee e temi da affrotnare”.
Il primo quesito che si presenta al nascente campo progressista che si è riunito per la prima volta al Centro Pio La Torre di Palermo è quello delle primarie.
“Un mese fa siamo stati i primi a lanciarle. A fronte delle varie candidature legittime che stavano venendo fuori, e che rappresentano certamente un elemento positivo per la coalizione, lanciammo l’idea delle primarie: uno strumento di grande partecipazione che però non dovrà servire soltanto ad individuare il candidato presidente. Le primarie sono anche una grande leva di mobilitazione perché in grado di coinvolgere dei mondi vitali per la costituzione dell’alleanza”.

Quindi per voi primarie ‘aperte’.
“Certamente. Dobbiamo essere capaci di andare oltre i partiti, coinvolgendo dei modni che non esprimono una posizione in senso strettamente ‘politico’. Penso al mondo pro-Palestina ma anche a chi si è impegnato nell’ultimo referendum sulla giustizia riuscendo a bloccare una brutta riforma portata avanti dal centrodestra”.
Il vostro candidato ideale? In un primo momento sembravate vicini a La Vardera, che ora ha fatto asse con progetto civico Italia.
“Prima di tutto è fondamentale mettere a punto un programma da condividere al più presto, entro settembre, e che comprenda anche il perimetro della coalizione. Dovrà essere la base accettata da tutti i candidati alle primarie: chi si vincerà la fase delle primarie dovrà rispettare ciò che è stato deciso nel primo step. Per quanto riguarda il nostro candidato, faremo le valutazioni opportune”.

Ok, ma su La Vardera candidato presidente qual è la vostra opinione?
“La Vardera è una risorsa fondamentale per questo schieramento. Ci fa piacere che abbia accettato l’idea delle primarie: significa che ci sono tutte le condizioni affinché ogni componente sia coinvolta nella creazione di un’alternanza e di una discontinuità vere rispetto al governo Schifani. Incontriamoci, parliamone e valutiamo con le altre forze politiche della coalizione”.
Leggi anche
E qui arrivano le note dolenti. Il perimetro del campo largo non sembra delineato in maniera definitiva. Alcuni pezzi dell’alleanza dialogano con Cateno De Luca, voi avete già espresso la vostra contrarietà.
“Il perimetro è quello dato dai presenti alla riunione del Centro Pio La Torre. L’alleanza con De Luca per noi è impensabile, lo abbiamo già detto e lo ribadiamo con forza. Anzi, invito tutta la coalizione a fare chiarezza immediata e ad uscire dalle ambiguità”.
La variabile De Luca rischia di spaccare il campo largo?
“All’incontro del Pio La Torre non ho registrato questo rischio. Ci sono pezzi della coalziione che hanno l’idea di un possibile coinvolgimento con De Luca ma per quanto ci riguarda questa eventualità non può essere all’ordine del giorno. In politica la coerenza è un valore e dobbiamo dimostrare di averlo davanti agli elettori altrimenti rischiamo di essere ambigui e la gente non ci seguirebbe”.



