Ester Bonafede, il ricordo della figlia Carlotta per dare speranza

La canzone di Carlotta

Carlotta
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Una lettera. La memoria. La speranza.

Quale era la canzone di Carlotta? Non lo sappiamo. Non sappiamo nemmeno cosa fa il tempo, perché il tempo non fa la stessa cosa a tutti. A qualcuno leviga il cuore, a qualcuno lo dilata, a qualcuno lo rimpicciolisce. In certe sere di passaggio si avverte, nell’aria, l’essenziale che è stato perduto, con la meraviglia. Come se una porta fosse stata chiusa per sempre e la chiave smarrita.

Ester, la sua porta, l’ha tenuta spalancata, anche se c’è voluto coraggio: c’è chi preferisce dimenticare. E’ l’ingresso che conduce agli occhi luminosi di Carlotta, morta a sedici anni in un incidente stradale. Ester Bonafede, in questo agosto, ha scritto un’altra lettera per sua figlia. E’ il rintocco di ogni anno, molto letto. Ma, nell’ultima occasione, le letture sono state davvero tantissime, più del consueto. Il nostro giornale (di noi tutti) – l’abbiamo ripetuto tante volte – è una comunità. Ci interroghiamo su un evento che ci riguarda. Perché è accaduto? Qual è la risposta?

Mettiamo un attimo da parte la domanda, per ritrovarla meglio. Ricordiamo cos’è successo. Ho una piccolissima testimonianza personale da offrire. C’ero, nel giorno dell’inizio delle lacrime di Ester e della sua famiglia. Il ‘Giornale di Sicilia’, per cui lavoravo, mi aveva chiesto il cosiddetto ‘pezzo del dolore’. Significa: andare oltre la cronaca e raccontare le emozioni, partecipando alle fasi del lutto.

Una terribile consuetudine che odiavo, fino a quando non mi convinsi che era un modo per costruire memoria, purché ci fosse il più delicato rispetto. Le ragazze e i ragazzi, purtroppo, morivano e continuano a morire negli incidenti. A me e ad altri toccava registrare i sentimenti, andando ai funerali, osservando i volti di madri e padri con il cuore spezzato.

Qual era la canzone preferita di Carlotta? Me lo sono chiesto, per lei e per altri, scrutando gli occhi nelle fotografie inestimabili e sgualcite, quegli scatti preziosi che restano gli ultimi reperti di esistenze destinate a non crescere più.

Ester Bonafede, non da sola, ha trovato un sentiero, ha tenuto aperta la sua porta, non si è nascosta, mettendo a disposizione di tutti il suo cuore. Lo scrive perfettamente, nella lettera pubblicata qualche giorno fa:Un amico buono si preoccupa sempre ad ogni anno che scrivo e mi dice: “Ester non devi raccontare della tua anima gli altri conosceranno i tuoi pensieri”. Perfetto, è ciò che voglio, se anche una sola persona sarà raggiunta dalla mia semplice voce e vedrà attraversare la luce nella sua vita e comprenderà per cosa lottare, per cosa costruire, per cosa amare, il mio dolore avrà avuto un senso”.

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Noi pensiamo che sia necessario cercare quel senso, nonostante la paura. Siamo grati a tutti i genitori che non smettono di scrivere, di parlare, di sperare. Ecco perché tantissimi lettori si sono soffermati sulle parole di Ester. Perché la speranza – in tempi disperati – è un genere di prima necessità, cibo che sfama. Qual era la canzone di Carlotta, dunque? L’abbiamo ascoltata nel vento che si è sollevato a Ferragosto, grazie a una pagina. Musica e strofe dell’amore di una madre.

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