Dalla tappa di Palermo del “Cortile dei Gentili”, la struttura vaticana per il dialogo con i non credenti, in programma il 29 e 30 marzo prossimi, verrà rilanciato l’impegno della Chiesa contro la mafia e per la legalità sul territorio. Lo afferma il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e responsabile del Cortile dei Gentili, che domani presso la sala stampa vaticana presenterà la due giorni palermitana, che ha per tema “Cultura della legalità e società multireligiosa”, insieme al sostituto procuratore nazionale antimafia Giusto Sciacchitano. “Noi speriamo che accada, questo”, dice Ravasi in un’intervista alla Radio Vaticana a proposito del rilancio dell’impegno della Chiesa per la legalità, sottolineando il fatto che tutte le istituzioni coinvolte hanno voluto che sia lui stesso a tenere la lezione introduttiva. “Avrei voluto che fosse più una presenza siciliana – spiega -; ma hanno insistito sul fatto che in qualche modo, rappresentando io la Santa Sede, entrassi all’interno di uno spazio nobile e glorioso, come lo è la cattedrale di Monreale, nella prima serata, e ci fosse in qualche modo una dichiarazione ufficiale, solenne da parte della comunità ecclesiale perché ci si impegni maggiormente su questo tema”.
E quindi, “é in un certo modo il rilancio, pensiamo del passaggio di Giovanni Paolo II ad Agrigento e del suo grido contro la mafia e le degenerazioni della moralità, le degenerazioni della società, le degenerazioni del diritto”. In merito a come dal dialogo tra culture e religioni possa venire la spinta contro le degenerazioni criminali, Ravasi sottolinea che “l’elemento fondamentale è il diritto, la legalità. Tenendo conto che questa componente per tradizione, quasi anche qualche volta per luogo comune, trova in Palermo il luogo dello sfregio, il luogo della ferita. Ora, noi sappiamo bene che questo non è vero perché anche quando si parla della categoria ‘mafia’, in realtà si sa bene che ormai è diventata solo una definizione di fenomeni di criminalità, quindi di violazione della legalità e dei diritti, che ha certamente dimensioni al di là della mafia siciliana”.
“Dobbiamo però anche dire che nella città di Palermo c’é un fervore, un fermento – aggiunge il porporato -. Parliamo proprio anche di un’istituzione come ‘l’antimafià, ma parliamo anche della testimonianza pastorale data da molte istituzioni che saranno presenti nella serata ultima, quella aperta ai giovani, che dimostrano come anche la dimensione ecclesiale, la dimensione morale, religiosa sia fondamentale per la tutela del diritto, soprattutto perché passa attraverso le coscienze”. “E fino a quando non si farà rinascere un nuovo popolo – conclude il card. Ravasi -, quindi non si opera nell’interno soprattutto dell’educazione e della gioventù, non si può dire veramente che si apre una nuova era di civiltà migliore rispetto a quella di cui siamo stati testimoni”.
