La figuraccia di Salvini e i 'buoni consigli' di sinistra

La figuraccia di Salvini e i ‘buoni consigli’ di sinistra

Salvini, proteste ucraina
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Commenti

    Quante buffonate, nessuno di accorge delle altre guerre?

    A una malafiura non basta ‘na botta a’ vutti e ‘na botta o timpagnu. Infatti non può essere 1 a 1 e palla al centro se Salvini punta al 20 per cento e la fantomatica sinistra-sinistra all’1-1 e mezzo.

    Egregio dottore puglisi, normalmente sono d’accordo con lei, sull’ucraina invece dissento totalmente. Infatti io come tantissimi altri palermitani la penso come la “sinistra-sinistra” . Gli ucraini devono abbassare i toni, zelenski si deve dare una calmata e smetterla di polemizzare con il resto del mondo. Soprattutto considero un incentivo alla guerra inviare armi agli ucraini. È come inviare zucchero ai diabetici o regalare sigarette ad un malato di tumore. È una follia respinta dal 76 per cento degli italiano. Come sono assurde le sanzioni che affossano l’economia italiana.

    Salvini per tanti versi somiglia a Micciche’ nel senso che ha una visione politica chiara, in questo caso giustissima perché persegue la pace e non la guerra e non si ferma anche davanti agli ostacoli. Per questo si attira articoli faziosi di chi privilegia politici che non si espongono mai ma che si mantengono da 40 anni con le clientele e non invece con le opinioni, i fatti e la buona amministrazione. In altri termini ha carattere come Micciche’, non è un parassita come tanti altri politici spesso incensati che evito di nominare.

    Lì non sono come noi, hanno buona memoria! Soltanto uno sciacallo poteva speculare sulla guerra!

    caro matteo non ti capisco piu’,fai una cavolata dietro l’altra,preferisco dirottare i miei voti sulla meloni che si e’rivelata una con gli attributi

    anche se ha fatto la brutta figura, almeno lui si e’ prestato in aiuto ma la melone , berlusconi , la lepen sembrano spariti nel nulla , anche loro sostengono putin.

    Pensate alla benzina e alla luce che aumenta sempre di più ogni giorno per colpa delle scelte sbagliate dei ns. governanti presenti e passati.

    Nel panorama degli orrori barzellettistici riesce ad essere peggio di Di Maio e le sue gazzose….

    Io sostengo Fratelli d’Italia tuttavia se posso dare un consiglio agli amici leghisti è quello di cercarsi un nuovo segretario o quantomeno qualcuno che faccia meno gaffe. Essere quasi genero del potentissimo Denis Verdini non esime Matteo Salvini dal muoversi con discrezione o sotto traccia anche perchè ogni suo minimo errore, anche se fatto in buona fede, non sfugge minimamente alla stampa ed alle reti televisive della sinistra come La7 che solo ieri sera tra Tg La7 di Mentana e Di Martedì di Floris avrà trasmesso almeno una decina di volte il video con gli insulti che Salvini si è dovuto sorbire in Polonia sia dal sindaco di quella località che dagli immancabili giornalisti italiani presenti sul posto che gli hanno gridato del buffone, epiteti ai quali lui non ha signorilmente risposto…….

    guarda che anche la meloni ha condiviso le idee di putin , preferisce nascondersi dietro un dito x non fare brutte figure come salvini, ma guarda che e’ della stessa pasta. nazionalista contro l’euro, contro l’europa … una dittatura

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

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