Un segnale politico? No, gli 'abbuttava'

La politica del…”m’abbutta”

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La diserzione della maggioranza di Lagalla. Cosa c'è dietro

Magari sbaglieremo… Tuttavia, la narrata diserzione del consiglio comunale di Palermo, da parte di una parte della maggioranza, festeggiata logicamente dall’opposizione, non è detto che abbia la consistenza di un tonante segnale politico.

Forse, assume più le sembianze di una inveterata pigrizia. Più che un ‘No’ gridato in faccia al sindaco, un sommesso, palermitanissimo, ‘m’abbutta’. Magari con un messaggino incorporato. Poi ci sono le motivazioni personali, validissime. Non stiamo a indagare, suggeriamo una tendenza.

Ripercorriamo le cronache. “Lagalla non ha più una maggioranza e non può continuare a governare Palermo come se nulla fosse”. Lo affermano gli esponenti dei partiti dell’opposizione dopo che questa mattina (ieri mattina, ndr) il Consiglio comunale non ha potuto aprire la seduta convocata per la relazione sull’attuazione del programma del sindaco. Alla seduta, secondo quanto riferiscono i consiglieri, erano presenti soltanto diciannove esponenti della maggioranza, insufficienti per garantire il numero legale… Riprendiamo il lancio d’agenzia.

Qualche chiacchierata, qualche passaggio, qualche consultazione. E cominci a pensare che l’inerzia abbia avuto un ruolo. Sarà così?

L’accidia collettiva comporrebbe una trama, ovviamente, molto peggiore di una schermaglia bisognosa di un chiarimento (nel caso si proceda celermente). Perché (nel caso) non si potrebbe sopportare l’idea di una città abbandonata alle faide interne, con le emergenze da affrontare.

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Ma lo scenario ipotetico dell’indolenza si prefigurerebbe assai più grave. Se davvero fosse questo il livello, non basterebbero Roberto Lagalla, Leoluca Orlando, Nembo Kid e il più bravo sindaco della migliore città del mondo a governare Palermo. Non ci resterebbe che rivolgerci ancora alla Santuzza, per liberarci dalla peste sempiterna del m’abbutta.

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