CATANIA- La primavera dei Carcagnusi, dopo l’arresto del boss Nuccio Mazzei, è stata stroncata dall’ultima operazione della Guardia di Finanza, che ha consentito l’arresto di sette presunti affiliati pronti a riorganizzare il clan. L’inchiesta, curata dai Pm Iole Boscarino e Andrea Bonomo sotto il coordinamento di Michelangelo Patanè, ripercorre gli interessi economici del clan e traccia il nuovo assetto dei Carcagnusi, iscrivendo sul registro degli indagati 15 persone.
I NOMI – Gli indagati sono Antonio Buonconsiglio, Giuseppe Caruso, William Cerbo, già finito al centro dell’operazione Scarface, Sergio Gandolfo, Gioacchino Intravaia, Michele Isaia, Cristian Marletta Nuccio Mazzei, Vittorio Nicolosi, Carmelo Occhione, Mario Pappalardo, Costel Pasat, Giuseppe Rapisarda .Claudio Spampinato e Nunzio Tenerelli.
Intravaia è cognato di Nuccio Mazzei, ritenuto “tesoriere” della famiglia, Carmelo Occhione, invece, sarebbe il “capo operativo” del clan.
Le cimici della Finanza registrano una conversazione, il 18 aprile del 2014, durante la quale emerge il nuovo volto dei Carcagnusi. Gli “associati -si legge nell’ordinanza di custodia cautelare- Michele Isaia e Giuseppe Caruso, mentre conversano all’interno dell’autovettura di Giuseppe Caruso detto Cirillino, nel raccontare di alcune frizioni sorte con il clan Laudani evidenziavano che la reggenza del clan era stata assunta proprio da Gioacchino Intravaia in sostituzione del cognato Nuccio Mazzei”.
Isaia, rispondendo a Caruso che gli chiedeva se “Nuccio” fosse al corrente di “queste discussioni”, rispondeva che “a Nuccio non c’interessa, e lo sa Gioacchino che ha preso il posto di Nuccio e glielo dice a Nuccio”.
Durante un’altra conversazione intercettata, Caruso riferisce a Isaia che “Gioacchino è il ragioniere della famiglia” e che “anche quando c’era Nuccio i soldi li dava Gioacchino”.
Quando bisogna occuparsi del ritiro delle somme che spettavano a William Cerbo detto Scarface, da parte dei soci della discoteca 69 Lune, Intravaia spiegava che erano necessari 2-3 mila euro al mese, cifra che doveva essere corrisposta anche se i ricavi non lo consentivano.
Sergio Gandolfo racconta, intercettato: “Quelli del locale, i cosi, che io ho sentito a Marzia, le hanno mandato 600 euro soli per come ho capito io, Vittorio Nicolosi mi ha buttato una battuta che a queste somme non ci si arriva, non ci si può arrivare mai, mai, e io gli ho detto a Gioacchino, e Gioacchino mi sta dicendo per dire così vuol dire che Willy sa le sue cose, fa o ci sono, o non ci sono fammelo sapere perché se Willy mi ha accennato anche, intanto i 3.000 euro al mese intanto glieli mandano perché è in galera poi quando esce se gliene devono dare gli si danno, se glieli deve restituire, glieli restituisce”.
Giuseppe Caruso indica in Sergio Gandolfo la persona che avrebbe stabilito “di dividere le quote a Willy, a Ivan e Gabriele”, in considerazione del fatto che la moglie di Gabriele non sarebbe riuscita più a pagare l’affitto. Questa circostanza, secondo i magistrati, metterebbe in risalto l’autonomia gestionale di Gandolfo rispetto a Intravaia evidenziando la mutua assistenza del clan nei confronti dei famigliari degli affiliati detenuti.
Carmelo Occhione avrebbe ricevuto un incarico di responsabile del clan. Giuseppe Caruso racconta a due donne il fatto che “lui rappresenta a Nuccio” e che .da quanto il boss si era dato alla latitanza, nessuno aveva detto a Occhione dove andare a prendere i soldi per pagare gli affiliati.
Sempre Caruso viene intercettato mentre esalta la generosità di Occhione che, nonostante non disponesse di mezzi finanziari “cercava di mantenere tutti quelli che stavano a guardia del quartiere”.

