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L'assessore forse abita in Emilia. Posso tranquillamente affermare che migliaia di persone dirottate a Palermo, hanno preso qualunque mezzo pubblico per avvicinarsi a casa e poi quando possibile hanno chiesto a qualche vicino di disgrazia, un passaggio. Tanta gente dirottata a Palermo hanno ricevuto un allargamento di braccia come risposta. Poi i treni in Sicilia fanno ridere al punto che sarebbe il caso di eliminarli, che così non si dica che in Sicilia abbiamo la ferrovia. Assessore si svegli e venga in Sicilia, invece di stare in Emilia.
I siciliani che non si arrendono sono come quelli, e sono parecchi, che non si rassegnano a continuare a fare la differenziata, a recarsi nei CCR per conferire in maniera disciplinata, come quelli, pochini, che pagano la tari, che non occupano gli stalli riservati ai disabili, che vanno a votare nonostante tutto etc. Dal mio punto di vista occorre partire da lì, ovvero comportandosi da corretti cittadini. I problemi nascono sul come fare a cambiare quelli riottosi al cambiamento, al rispetto delle regole civiche. Un tutto questo c'entra eccome la politica, quella che rimane chiusa nelle stanze e decide di non decidere. Aspettiamo...
Caro Direttore, trovo particolarmente significativo che Giorgio Mulè e Giorgio Trizzino, provenienti da schieramenti politici diversi, convergano sul metodo. Mulè propone Analisi, Bisturi e Contesto; Trizzino richiama competenza, programmazione, capacità amministrativa e coraggio di cambiare ciò che non funziona. Questa convergenza rende l’analisi meno attaccabile come posizione di parte: se esponenti politicamente contrapposti riconoscono gli stessi nodi e indicano criteri simili per affrontarli, emerge un possibile terreno comune. Forse “La Sicilia che vorrei” sta diventando qualcosa di più di una raccolta di opinioni: un interessante esperimento civico per costruire un metodo condiviso, lasciando alla politica il confronto sulle scelte. Perché non chiedere ai prossimi intervistati quale metodo sarebbero concretamente disposti a condividere per costruire la Sicilia che vorrebbero?
Forse sarebbe ora di valutare seriamente la realizzazione di uno scalo che serva la zona tirrenica della Sicilia abbandonata e sfruttata in malo modo? Cosa che sarebbe sicuramente più fattibile e di maggiore giovamento alla popolazione costretta a sacrifici per potersi spostare. Che avvicinerebbe veramente i siciliani della zona settentrionale al resto del Italia e non solo più di qualsiasi ponte oltre a risolvere le disfunzioni naturali del Fontanarossa che non sono solo dovute alle ceneri di sua maestà l'Etna
Ci sono sfregi e sfregi. E' anche sfregio il disagio a cui sono sottoposti i siciliani che percorrono l'autostrada Palermo Messina, di cui Shifani sembra essersi occupato (!?). Vada, vada, insieme alla sua famiglia questa mattina al casello di Termin, capirài. Se non si riesce a gestire un casello figuriamoci il resto.


Solo e mera OPERAZIONE POLITICA (preparazione elettoralistica)!
La retorica premessa, nonché le Prime firme e il coinvolgimento di Coloro che hanno mal-governato la sanità siciliana, PUZZA!
Connivenze e …conoscenze col vecchiume, troppe!
La “lisciata” sui medici e Covid-19, poi, un maldestro e vergognoso trampolino!
Leggendo le firme sembra un pò il documento nostalgico di “quelli che contavamo” nella Sanità Siciliana (negli ultimi trent’anni), quindi le riflessioni sono conseguenziali, ognuno faccia le Sue …..
TRA LA SANITÀ CHE VOLETE, AVETE MESSO ANCHE L’ABOLIZIONE DELLA LEGGE CHE PREVEDE L’INTRAMENIA.
UN MEDICO DEVE SCEGLIERE PUBBLICO O PRIVATO.
Il ritorno in grande stile degli autonomisti di don Raffaele. NO GRAZIE, ABBIAMO GIÀ DATO
iIl nuovo che avanza o l’avanzo che si rinnova. Per chiudere il cerchio manca la firma Totò Cuffaro. Senza volere generalizzare fra i cento firmatari ci sono i responsabili del disastro della Sanità in Sicilia, costoro hanno avuto o continuano ad avere ruoli di responsabilità nella sanità in Sicilia e rappresentano insieme a tanti altri che non risultano firmatari, la malattia e non la cura.