Essere siciliani contro la rassegnazione: scrive Leonardo La Piana

La Sicilia e le vittime: lottiamo insieme contro la rassegnazione

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Il nostro editoriale e le tragedie sul lavoro. Il commento del segretario della Cisl

Il nostro editoriale sulla responsabilità di essere siciliani ha promosso un dibattito che siamo lieti di ospitare.

Avremmo voluto dare un taglio diverso a questo intervento. Avremmo voluto che queste righe fossero dedicate esclusivamente a una riflessione alta sul futuro e sull’identità dell’isola, partendo dagli spunti dell’editoriale pasquale del direttore Roberto Puglisi su LiveSicilia.

La tragedia di Palermo

Ma la tragedia avvenuta a Palermo, costata la vita a due operai, impone altro. Impone rabbia ed esige una riflessione che parte dal chiedersi, purtroppo ancora una volta: Perché? Perché Daniluc e Jalel sono stati definiti ‘fantasmi’.

E invece erano padri, erano lavoratori, erano persone. Ma, a quanto emerge dalle prime evidenze investigative, non risultavano all’anagrafe dei lavoratori dell’edilizia e non avevano contratto. L’impresa, secondo quanto raccontano le cronache odierne, non dichiarava operai da dieci anni. Daniluc Tiberi, 50 anni, e Najahi Jaleleddine, 41 anni erano invisibili per le banche dati, per la cassa edile, per le assicurazioni. Ma non per le loro famiglie, non per i figli che li aspettavano a casa.

Ritornano in mente le immagini drammatiche, quel braccio di gru piegato come cartone e quei due corpi coperti in fretta con teli improvvisati sull’asfalto. Questa è la fotografia di un Paese che continua a non voler vedere.

Perché la tragedia dell’ennesimo incidente sul lavoro non può essere archiviata come una fatalità. Non è un episodio isolato: è il segno evidente di una crisi profonda che riguarda sicurezza, legalità e dignità nella nostra terra. Come sindacato, proviamo un dolore autentico e una rabbia lucida.

Il tragico risultato di un sistema

Questo non è un incidente: è il risultato prevedibile di un sistema che tollera il lavoro nero e svaluta la vita umana. Dall’inizio del 2026, in Sicilia, sono già sette i lavoratori morti. Una scia di sangue inaccettabile.

Chiediamo con forza impegni immediati: controlli a tappeto sull’uso dei dispositivi di sicurezza, l’applicazione delle normative e dei giusti contratti che tutelano i lavoratori, un maggior numero di ispettori, una costante programmazione sul tema della prevenzione e della formazione rivolte sia ai lavoratori che ai datori di lavoro, un impegno comune tra le istituzioni e parti sociali.

Alle imprese oneste diciamo: siete le prime vittime della concorrenza sleale. Alle istituzioni gridiamo: basta cordoglio di rito. Daniluc e Jalel meritano giustizia, ma soprattutto meritano che la loro morte non sia inutile. Vanno prese delle scelte e occorre assumersi le proprie responsabilità. Dobbiamo lavorare insieme, come ripetiamo da troppo tempo ormai. La nostra triste amarezza di oggi, è purtroppo quella di tante altre volte, un’indignazione che non si placa perché non intravediamo svolte significative.

Da questo dolore dobbiamo partire per rispondere a una domanda che riguarda l’identità stessa della nostra regione: come essere ancora siciliani oggi? L’editoriale di Roberto Puglisi ha posto questo interrogativo con lucidità, la stessa che abbiamo cercato di portare nel XIV Congresso regionale della Cisl Sicilia, I siciliani non mancano di lucidità nel descrivere i propri mali, che anzi, purtroppo spesso a mo’ di vezzo, vengono inanellati come grani di un rosario, quasi a segnare le tappe di una via crucis già tracciata e per questo ineludibile.

Combattiamo contro la rassegnazione

La rassegnazione è un tratto della sicilianità che porta con sé un senso di rassegnazione: quel meccanismo per cui tutti sanno, ma nulla si modifica, in quel gattopardesco “Tutto cambi per restare così com’è”. Al congresso abbiamo richiamato la storia di Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno: alla fine, il lavoro necessario non lo fa Nessuno perché tutti pensano che lo farà Qualcun altro.

Ecco, noi questa logica la rifiutiamo. L’articolo del direttore Puglisi parla giustamente di giovani meravigliosamente tenaci, di una biodiversità culturale e umana inestimabile, di bellezze ancora intatte. Ma ci ricorda anche che queste risorse, da sole, non bastano. Servono investimenti produttivi e infrastrutturali, politiche attive del lavoro efficaci, contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento, rafforzamento dei servizi pubblici, a partire da sanità e istruzione, rilancio del welfare.

Occorre costruire una nuova alleanza sociale. In questa direzione si muove il protocollo sottoscritto dalla Cisl Sicilia, con Conferenza Episcopale Siciliana e l’Università Kore di Enna, per studiare le aree interne della regione. Il prossimo 15 aprile, all’Università Kore di Enna, si svolgerà un convegno promosso dalla Cesi, dalla Cisl e dalla Kore, al quale interverranno esponenti delle istituzioni, del sistema sociale, economico, produttivo e imprenditoriale dell’isola, per analizzare le potenzialità di sviluppo di questi territori, che secondo noi, sono un indispensabile volano di crescita. Ma vogliamo dirlo con chiarezza, non può esserci speranza senza lavoro. E non può esserci lavoro senza dignità. La “resurrezione” della Sicilia evocata nell’articolo non è una metafora astratta: è la necessità concreta di creare occupazione stabile, contrastare la precarietà e valorizzare il capitale umano dell’isola. Legalità e sviluppo devono procedere insieme: senza regole non c’è crescita, senza crescita la legalità resta fragile.

Il direttore Puglisi cita Papa Giovanni Paolo II ad Agrigento: questo popolo vuole la vita, ha bisogno di una civiltà della vita. Noi abbiamo voluto aprire il nostro documento congressuale con le parole rivolte da Papa Francesco ai giovani di Palermo nel 2018: la Sicilia è terra di incontro, frutto di culture diverse, e la sua vocazione è favorire gli incontri in un mondo di scontri. Siamo partiti da lì. Dalla consapevolezza che l’identità siciliana non è una nostalgia ma una risorsa. La resurrezione di cui parla l’editoriale è possibile. Ma non la compie un solo attore.

La compie una comunità che decide di volerla insieme. La Cisl è pronta a fare la propria parte, nella certezza che soltanto partecipando insieme si possa guidare il cambiamento e non subirlo. Siamo convinti infatti che essere siciliani, oggi, significhi soprattutto questo: credere che il futuro non sia già scritto ma che insieme si possa cambiarlo per renderlo migliore.

Leonardo La Piana, segretario generale Cisl Sicilia


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