La sindrome di Palermo - Live Sicilia

La sindrome di Palermo

Dal numero di "S" in edicola pubblichiamo la rubrica "Il venditore di pensieri". In questo numero Aldo Sarullo si sofferma sulla malattia che affligge gli abitanti di una città intera.
speciale palermo. Da "S" in edicola
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Dicevamo qualche tempo addietro che se la pazienza è l’oro di Napoli, la superbia è l’oro di Palermo. Genera di tutto la superbia. E buttando un occhio sui mali dell’anima, un occhio ironico, scopriamo come la capitale della Sicilia contenga, viva, una molteplicità di sindromi. Tante che, messe insieme, costituiscono una nuova tipologia, elefantiaca perché conseguenza della superbia collettiva e tutta nostrana. Queste sono le sindromi che concorrono a costituire quella di Palermo:

SINDROME DI CAPGRAS – Prende il nome dal suo scopritore, il francese Joseph Capgras (1873-1950), ed è anche detta “l’illusion des sosies”. Consiste nella percezione che persone e luoghi a noi cari siano stati sostituiti da replicanti, da sosia. A Palermo si manifesta in coloro che non riescono a riconoscere come autentiche le positività della città e ne soffrono come se fossero state sostituite con brutte copie.

SINDROME DI COTARD – Prende il nome da Jules Cotard, anch’egli francese (1840-1889) ed è anche detta “le délire de négation”, delirio di negazione. Si tratta di una sorta di abulìa che impedisce di apprezzare la vita e, peggio, che suscita un senso di morte. A Palermo si manifesta in coloro che sono permanentemente “siddiati” senza serie ragioni.

SINDROME DI CASSANDRA – Prende nome dal mito di Cassandra, ma a differenza di questa che prevedeva disgrazie che poi si avveravano, chi soffre della sindrome di Cassandra è portato a vedere sistematicamente e sempre tutto nero, tanto da generare realmente fatti negativi. Palermo ne è piena.

SINDROME DI GERUSALEMME – Coglie alcuni visitatori di questa città mediorientale e ne determina l’impulso a proferire espressioni visionarie religiose. È simile alla SINDROME DI FIRENZE o di STENDHAL, ma questa suscita alterazioni emotive a causa della bellezza dei luoghi. Molti palermitani ne soffrono e lo manifestano con l’entusiasmo rivolto ai falsi profeti e ai falsi Eldorado, ma che percepiscono sacri e belli come se fossero veri.

SINDROME DI MUNCHAUSEN – Prende nome dal romanzo “Il barone di Munchausen” ed è la patologia di chi provoca a se stesso disturbi fittizi. A Palermo la si riscontra in chi, messo dinanzi ad un problema altrui, replica: “…e c’avissi a ddiri iu?” e giù l’elenco dei guai universali resi propri.

SINDROME DI STOCCOLMA – Deve il suo nome ad una rapina nella capitale svedese. I banditi tennero per sei giorni in ostaggio alcuni clienti. Questi, una volta liberati, ne presero le difese perché divenuti succubi di attaccamento emotivo verso i sequestratori. I palermitani manifestano la sindrome di Stoccolma quando si profondono in elogi verso gli amministratori che in passato li hanno tenuti ostaggio della propria astuta demagogia.

La descrizione della SINDROME DI PALERMO non ha nulla a che vedere con i veri bisogni di questa città e dei suoi abitanti, nulla a che vedere con la necessaria presa di coscienza delle colpe e dei rimedi. Ma questi, i rimedi e le colpe, rimarranno mere astrazioni e sterili buone intenzioni fino a quando noi palermitani non avremo smesso di soggiacere alle patologie della nostra anima civica. Secondo Leonardo Sciascia non c’è speranza. Ma potrebbe avere sbagliato.


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