PALERMO – La sua scomparsa sembrava uno dei segni più concreti della rivoluzione. E invece, più che di rivoluzione, bisognerà parlare di risurrezione. Di risurrezioni, anzi. Il governo Crocetta ha fatto risorgere la Tabella H. Scomparsa, apparentemente, dopo la scorsa Finanziaria. Basta col mercato delle vacche, con gli assalti alla diligenza. Basta.
E invece, eccola qui. All’articolo 28 della Finanziaria che il governo ha portato a Palazzo dei Normanni. Una “tabellina H”, a dire il vero. E non ci riferiamo al famigerato “allegato 1” della manovra, che prevede un lungo elenco di contributi e dove qualcuno sarà ripescato, ma di veri e propri commi in Finanziaria. Che renderanno quella lista più stabile e duratura. Una lista che sta facendo infuriare in tanti. Gli esclusi. Mentre in quell’articolo della manovra, il potere del governo di resuscitare gli enti “cancellati” arriva al punto da “ripescare” il Cerisdi. Ente inutile. Inutilissimo, secondo Crocetta appena pochi mesi fa. Buono solo “per organizzare matrimoni” e additato dal governatore, a più riprese, come il monumento allo spreco dei Fondi regionali. E infatti, Crocetta ha dapprima piazzato un nuovo presidente (il giornalista gelese Salvatore Parlagreco), poi ha previsto di ri-finanziare il Cerisdi: ecco 200 mila euro in Finanziaria.
Ma non solo Cerisdi, dicevamo. In chiara retromarcia con quanto deciso nella scorsa manovra Finanziaria (“Basta con i contributi a pioggia, i Finanziamenti saranno il frutto di bandi specifici per le aree coperte dagli enti e dalle associazioni) ecco spuntare, appunto, una “pioggia” di contributi. Goccia a goccia, previsti in singoli e a volte astrusi comma di un unico, lunghissimo articolo. Una “tabellina h”, appunto.
Ma chi è dentro l’elenco voluto dal governo? C’è un po’ di tutto. Associazioni certamente meritorie e storiche, e altre dai connotati più “politici”. Enti teologici e Fondazioni culturali. Ci sono, ad esempio, le associazioni che si occupano dei ciechi: 1,4 milioni sono stati stanziati per l’Unione italiana ciechi, 479 mila euro per il Centro Hellen Keller e 1,6 milioni per la Stamperia Braille. Destinati 582 mila euro invece al Comitato regionale dell’Ente nazionale protezione sordomuti. Poi ecco 300 mila euro per il Banco alimentare e 125 mila per il Banco opere di carità, 198 mila euro alla facoltà pontificia teologica di Palermo, 142 mila euro all’Istituto teologico San Paolo di Catania e 67 mila euro per l’Istituto teologico San Tommaso di Messina. All’Associazione allevatori andranno 1,1 milioni.
Per il Brass group il governo ha previsto una spesa di 300 mila euro, mentre 130 mila sono destinati alla Fondazione Falcone, 400 mila alla Fondazione Withaker, 300 mila euro al Coppem, 100 mila euro al Museo Mandralisca, 100 mila euro alla Fondazione Pio La Torre, 120 mila euro al Centro siciliano Sturzo.
Tutti questi, insomma, vanno nella “tabellina”. Scelte che stanno già scatenando, ovviamente, lira degli esclusi. Ad esempio, una trentina di enti culturali, già considerati in qualche modo “meritevoli” dalla Regione. Soggetti che, in occasione degli ultimi bandi, sono stati considerati dallo stesso governo, “aventi priorità in quanto già destinatari di precedenti espresse norme regionali di riconoscimento di specifici contributi”. Tra questi tra l’altro, alcuni enti che avevano ricevuto tra i punteggi più alti. Si tratta ad esempio del Centro studi filologici e linguistici italiani, l’Istituto Gramsci, l’Officina di studi medievali, la Fondazione Ignazio Buttitta, la Fondazione Sciascia, la Società siciliana di Storia Patria, il Centro nazionale studi pirandelliani, la Fondazione Federico II, l’Isas, Amnesty International. E ancora, un’altra ventina di soggetti. Tutti fuori. Per loro non c’è posto nella “tabellina H”.
Ma il rischio adesso è che i deputati provino a intervenire per “colmare” qualche lacuna. Anche di natura territoriale. È il caso, ad esempio, della decisione del capogruppo e del deputato Pd Baldo Gucciardi e Antonella Milazzo: “Abbiamo pensato a quelle istituzioni culturali e scientifiche che con i loro archivi e le loro biblioteche rappresentano una parte rilevante del patrimonio culturale siciliano, ma che negli ultimi anni hanno sofferto per l’assenza di contributi”. Così, ecco la presentazione in commissione bilancio di un emendamento che assegna alle istituzioni culturali e scientifiche un fondo di due milioni e 500 mila euro. “Questi enti- spiegano i parlamentari PD – svolgono una funzione essenziale nella ricerca extrauniversitaria in campo umanistico, nella diffusione delle conoscenza, nel fornire servizi al territorio e nel farsi attori di progetti di tutela e valorizzazione della ricerca scientifica, pensiamo ad esempio nel territorio di Trapani, alla biblioteca Fardeliana e all’Iistituto per la Tecnologia avanzata, ma l’inadeguatezza degli interventi a loro favore ha bloccato le attività con ricadute gravi sulla cultura e la ricerca. Siamo certi – concludono Gucciardi e MIlazzo – che Governo e Parlamento riconosceranno il valore di un intervento indispensabile settori fondamentali quali sono quelli della cultura e della ricerca scientifica”.
Un altro deputato democratico, Fabrizio Ferrandelli, ha invece presentato un emendamento per il recepimento in Sicilia della legge Veltroni del 1996, che regola, attraverso alcuni criteri oggettivi, l’erogazione di contributi a tutte quelle istituzioni culturali di cui è accertato il rilevante valore culturale. L’emendamento prevede un fondo di 3 milioni di euro e un quarto delle risorse disponibili saranno stabilite annualmente con legge di bilancio. “Vogliamo evitare di trasformare l’Ars in un Suq”. In un mercato. Uno strumento che potrebbe non servire, secondo una compagna del Pd, Mariella Maggio, secondo cui “occorre una norma che si adatti alla realtà culturali isolane stabilendo criteri oggettivi che mettano fine a contrapposizioni che non hanno ragion d’essere”. Ma forse è tardi. La tabella H è già risorta. E con essa le polemiche.

