Barbagallo (Pd): "Basta, ora parlo io!"

“La Vardera, De Luca, il resto: ora parlo io”. Barbagallo alla riscossa

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Intervista al segretario del Pd siciliano
TRA AMMINISTRATIVE E REGIONALI
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7 min di lettura

Onorevole Anthony Barbagallo, segretario del Partito Democratico siciliano, cominciamo l’intervista da quelle che potremmo definire le potenziali ‘spine interne’. Lei predica di evitare fughe in avanti, ma Ismaele La Vardera, da tempo, dice di essere in campo per Palazzo d’Orleans e lo ribadisce. Come la mettiamo, allora?
“Candidarsi a prescindere dal Pd e dal centrosinistra? Mah.. questo dovete chiederlo a lui. Io non ho certo il potere di governare il cuore degli uomini. Il mio mandato, sancito dalla direzione regionale di sabato, è chiaro”.

Ricordiamolo.
“Costruire un campo progressista alternativo rispetto all’attuale governo regionale. Una coalizione larga ed inclusiva, fondata su un programma costruito attorno a priorità chiare: giustizia sociale, contrasto alle diseguaglianze, sviluppo sostenibile e concentrazione delle risorse su investimenti reali e strategici. Risorse che non devono disperdersi – come accaduto negli ultimi anni – nei mille rivoli delle ormai note ‘mancette’. Quelle prebende utili solo a pacificare gli animi e a tenere a bada le rissose forze che compongono la maggioranza di governo.

Veniamo dalle elezioni…
“Sì, in occasione delle ultime Amministrative il tavolo dei leader regionali di centrosinistra ha funzionato. Il dato è evidente: siamo stati una coalizione unita in quasi tutti i comuni più popolosi. Mi pare, questo, uno straordinario punto di partenza. Il modello da seguire è quello messo in campo a Marsala. Se ha funzionato nella quinta città della Sicilia può funzionare anche alle regionali. Aggiungo che, dopo il voto, ho sentito tutti i segretari regionali. C’è un buon clima e presto ci rivedremo”.

Ma come si fa a costruire quel ‘campo’?
“Innanzitutto, definendo un programma elettorale in cui si riconoscano con chiarezza le forze politiche e i movimenti che fanno vera opposizione in ARS. Un programma che sia frutto di una grande campagna di ascolto e confronto con le parti sociali, l’associazionismo, i movimenti giovanili e le forze sane della nostra terra. La parola d’ordine sarà: contaminazione. Dobbiamo rompere questo modello malato per cui la distribuzione delle risorse non avviene in base alle reali e concrete priorità della nostra terra, ma in base al colore politico o alla logica dell’amichettismo. A partire dalla questione più urgente, la gestione della sanità”.

Cioè?
“I manager non possono essere scelti per vicinanza politica: questa è la malattia cronica che rende il sistema fallimentare. Va introdotto il merito. Quel merito propagandato, a vanvera, nei discorsi della destra, strumentalizzato nelle teorie e disconosciuto nelle pratiche. Lo stesso mi viene in mente per l’Etna e per i parchi archeologici, che sono presidio Unesco e rappresentano una ricchezza che non può essere retta da dirigenti pronti per la pensione o che cambiano in media ogni tre mesi. Sono necessari merito e competenza!”.

La sanità, diceva, segretario…
“Abbiamo bisogno di gente di spessore, non di figure selezionate per compiacere qualcuno. Basta con i criteri che privilegiano le correnti di partito, l’appartenenza a questo o quel potentato. Hanno classificato gli ospedali a seconda del certificato di residenza del deputato di turno.”.

Torniamo alle sfide future. Cateno De Luca sostiene, non senza argomentazioni plausibili, di essere l’ago della bilancia. Lei che ne pensa?
“Il tema fondamentale resta sempre quello di costruire una coalizione larga, inclusiva, capace di garantire discontinuità, forte di una piattaforma programmatica seria. Un atto d’impegno e onestà nei confronti dei siciliani. A cominciare dalle forze politiche che con coraggio fanno opposizione a Schifani. Servono comportamenti coerenti, è su questo che l’elettorato ci giudicherà”.

Ma La Vardera e De Luca potrebbero essere candidabili alla presidenza per il centrosinistra?
“Guardi, nella campagna elettorale appena conclusa ci sono stati comuni in cui abbiamo apparentato il simbolo del PD con quello di Controcorrente, in altri con Sud Chiama Nord e in altri ancora con entrambi contemporaneamente. Compattare le opposizioni parlamentari è uno dei temi sul tavolo. Uniti si vince. Se rimaniamo divisi, sappiamo già quale sarà il risultato. Anzi, mi lasci dire, il risultato lo abbiamo già sperimentato la volta scorsa, alle ultime Regionali. E non possiamo assumerci la responsabilità di consegnare il destino di questa Regione ad un tragico bis. In ogni caso, questi sono temi aperti, sono argomenti che approfondiremo, discuteremo e valuteremo negli organismi del partito. Chiaro è che bisogna accelerare, anche sul metodo di scelta del candidato presidente. Ed è necessario adottare un metodo che unisca sinceramente le parti della coalizione e che sia veramente condiviso da tutti. La proposta del PD sono le primarie”.

C’è, a prescindere dai guai del centrodestra, un problema di governabilità da affrontare, in Sicilia ?
“Dal 2001, con l’introduzione dell’elezione diretta, il centrodestra ha governato per vent’anni, il centrosinistra per cinque. Nessuno ha lasciato un’eredità particolarmente significativa o ricordi straordinari. Negli ultimi dieci anni poi la situazione è peggiorata: zero riforme ed una spaccatura netta tra governo e ARS, e a nulla è servito il fatto che dieci assessori su dodici sono deputati, un’attività ispettiva quasi sempre inevasa o condotta con ritardi estremi. Insomma, non è questa la sede per entrare nel dettaglio, ma bisognerebbe intervenire sullo Statuto, nelle more, però, occorre che i partiti si responsabilizzino.

Allude alla questione del voto segreto?
“Facciamo attenzione su questo punto, io non demonizzo il voto segreto. Negli ultimi dieci anni, se non ci fosse stato il voto segreto, in Sicilia avremmo l’acqua privatizzata, avremmo una leggina sui rifiuti costruita su misura per fare l’interesse delle lobby e dei gestori delle discariche e avremmo assistito al parto di qualche altra società partecipata colabrodo. Il voto segreto piuttosto sta diventando l’alibi che utilizza il centrodestra per non ammettere il proprio fallimento”.

Qual è, da oppositore, il suo giudizio aggiornato sul governo Schifani?
“Sempre quello. Un governo finito, sovrastato dagli scandali a cui si sono aggiunti il Cefpas e lo Zooprofilattico. Un governo che, a prescindere dai singoli accertamenti penali, politicamente guida un coacervo di interessi, nella costruzione di un consenso malato. Un governo senza idee: ma è così difficile pensare che alla luce della crisi energetica serve garantire una quota parte di fondo perduto alle famiglie siciliane per realizzare il proprio impianto fotovoltaico? O definire una strategia per le aree interne di concerto con i comuni e le categorie produttive? Noi insieme con i Giovani Democratici abbiamo lanciato la campagna sul ‘diritto a restare’. Il presidente Schifani dovrebbe staccare la spina al più presto. Anche perché questo governo si dimostra ogni giorno più inadeguato, nelle cose più note e pure in quelle meno note”.

Quali? Qualche esempio?
“Hanno tagliato 60 milioni di euro agli impianti sportivi di tutta la Sicilia per rincorrere il sogno degli Europei a Palermo, per cui avrebbero dovuto essere utilizzati altri fondi, quelli delle infrastrutture. Così facendo, invece, si è scelto di mortificare la funzione sociale dello sport. Si è deciso di togliere alle ragazzine e ai ragazzini delle periferie la possibilità di riqualificare i campetti in cui giocare. Un torto insopportabile. Quello utilizzato, invece, è il capitolo di spesa con cui, quando ero assessore regionale, abbiamo finanziato 65 impianti, per 50 milioni di euro. Anche in questo si manifesta la distanza del governo dalla carne viva di questa terra”.

Lei parla di compattare, riunire…. Ma c’è chi la critica in casa sua, segretario. Facciamo un po’ di conti, a margine: da segretario in carica quante campagne elettorali per le Amministrative ha sostenuto?
“L’ultima è stata la settima e anche la migliore per i risultati ottenuti. Il PD è di gran lunga il primo partito della coalizione. Una tornata elettorale nella quale abbiamo dato spazio a tutti. Abbiamo dato la possibilità di misurarsi e di essere eletti, tra le file del PD, anche a coloro che hanno sottoscritto i ricorsi contro PD e contro il congresso ed il risultato è merito di tutti. Pure di quelli che non mi hanno votato. Anche se ogni volta assistiamo al ‘tiro al segretario’: una gara senza premi fra quelli che chiedono le mie dimissioni al mattino, perché allargo troppo il campo. E quelli che, invece, le chiedono alla sera, perché questo campo lo restringo troppo. Ma va bene cosi. Sabato nella mia relazione ho ribadito che intensificheremo gli sforzi per compattare tutto il partito sia sulla linea politica ma anche sul nome su cui fare sintesi. Su quello sono e siamo impegnati. Siamo il PD”.

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