L'addio di Gilardino | E il disarmo rosanero - Live Sicilia

L’addio di Gilardino | E il disarmo rosanero

Il bomber va via, il patron rischia di tradire una promessa (nella foto, l'attaccante e il presidente).

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PALERMO – Alberto Gilardino, un altro eroe della sfida col Verona che abbandona la nave rosanero. Un’imbarcazione alla deriva che rischia seriamente di affondare, addirittura prima di salpare. Sei giorni al ritiro e il Palermo non ha neppure cominciato a fare mercato, affidandosi a un direttore sportivo che, pur essendo solo una questione meramente burocratica, non è stato sin qui neppure ufficializzato. Stranezze. Rino Foschi ha a lungo inseguito questo ritorno alla corte di Zamparini, ottenendolo nel momento meno propizio. Il suo ruolo rischia di rivelarsi ingrato al cospetto di qualità manageriali indiscutibili, che in passato hanno fruttato colpi a effetto di cui rimane traccia solo nelle teche di una memoria nostalgica e oramai costretta a lasciare spazio a un presente mesto e deprimente.

Il Gila se ne va, per nulla volentieri. Lo ha fatto intendere e, infine, lo ha sottolineato. Giustamente. Un tempo avversario temuto e mai perdonato per quel gol di mano sotto la curva nord: sulla panchina del Palermo c’era sempre Ballardini, mentre il bomber di Biella inanellava record con la casacca della Fiorentina. Ma il 31 ottobre 2008 il gesto fu sleale e plateale: la ferma condanna del popolo del “Barbera” gli costerà anni di fischi, improperi e giudizi censurabili. Una pena commutata in approccio gelido al momento dell’approdo in Sicilia: la diffidenza dura lo spazio di una decina di allenamenti. Arrivato fuori forma, i movimenti pian piano tornano quelli di un tempo e giungono i primi gol. L’impegno è totale sin dall’inizio e l’amore si fa largo tra le maglie di un torneo difficile, con i senatori costretti a remare contro per andare nella direzione giusta. Paradossi.

Il bilancio al termine del torneo è di undici centri: dieci in campionato e uno in Coppa Italia. Per i tifosi diventa un simbolo, ne apprezzano definitivamente malizia tattica, ardore agonistico e pacatezza caratteriale. Andati via Sorrentino e Maresca, era logica conseguenza fare del campione del Mondo 2006 il punto di riferimento per chi sarebbe arrivato dopo. Un elemento di raccordo tra quel che è stato e quel che dovrà essere, si pensava. Nulla di tutto ciò, anzi: non è arrivato nessuno (al netto di Nestorovski prelevato a gennaio ed Embalo tornato dal Brescia) e pure Gilardino è andato via. Senza neppure fare a tempo ad andare in ritiro. Imperscrutabili i disegni degli dei del pallone: per anni detesti un avversario prima che questo si tramuti in un tuo punto di riferimento che finirai per rimpiangere.

Nostalgia canaglia per molti, non per tutti. Non si cruccerà più di tanto Zamparini, che alleggerisce ulteriormente il monte ingaggi liberandosi del giocatore più pagato, oltre che di un attaccante non ritenuto congeniale al gioco (se n’è visto poco nella passata stagione, per la verità) del Palermo. Se a questo si va ad addizionare l’arcinoto problema-difetto dell’età, si può facilmente giungere alla conclusione che l’affaire Gilardino va a definirsi nell’unica maniera possibile, pontificando dalla prospettiva del patron. Si riparte da zero per l’ennesima volta. Uno zero sinora rimasto tale, alla voce (veri) acquisti estivi. Uno zero che sa di disarmo. Un budget risicato per trovare la quadra e mantenere fede alla promessa di non soffrire le pene dell’inferno, già patite durante il torneo appena mandato in archivio. Giusto per non dimenticare.


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