PALERMO – I vigili urbani fotografano i manifesti affissi nelle bacheche elettorali, prendono nota di quelli abusivi e poi li strappano, liberando lo spazio riservato ad uno piuttosto che all’altro candidato. “Giusto, fate bene. Dicono di volere combattere l’abusivismo e poi i primi sono loro a non rispettare le regole”, commentano due giovani alla fermata del bus, proprio davanti ai tabelloni con le facce dei candidati. “Sono tutti uguali, ognuno pensa a portare acqua al proprio mulino. La politica non si preoccupa più dei bisogni della gente”, continua la coppia di ragazzi, assistendo all’operazione dei vigili, senza prestare poi tanta attenzione a chi davvero è stato multato. I candidati a Gela sono tanti, “ma qualcuno dovrà pur governarla questa città”, si intromette una signora di mezza età.
A fare la conta sulle dita di una mano, anzi due mani, non ci entrerebbero neppure. Gela quest’anno ha infatti toccato il record con 11 candidati a sindaco, 579 concorrenti al consiglio comunale distribuiti su un totale di 12 liste, tra quelle storiche, quelle create appositamente e quelle risorte dalle ceneri in questi ultimi mesi, i cui rappresentanti sembravano essersi dileguati o migrati verso altri simboli.
Certo è che il 31 maggio e l’1 giugno i cittadini saranno chiamati alle urne per esprimere la propria preferenza. Tre, per essere più precisi, per chi deciderà di tracciare una x sul nome del candidato sindaco ed un’altra sul logo del partito accanto a cui scrivere il cognome di un candidato uomo e quello di un candidato donna.
Appunto, saranno chiamati. Ma quanti in realtà andranno realmente alle urne? Ad averne diritto sono poco più di 65 mila. I ben speranti azzardano una forbice di elettori tra i 35 e i 40 mila; altri invece ci mettono la mano sul fuoco e sostengono che a votare andranno in meno rispetto alle amministrative dello scorso 2010, poco più di 40 mila al primo turno, diecimila circa in meno al ballottaggio.
Difficile fare pronostici in questa tornata elettorale. Tante novità rispetto allo scorso quinquennio, due fra tutte, Movimento Cinque Stelle e Noi con Salvini (che si presentano per la prima volta alle amministrative gelesi) con altrettante incognite che avranno soluzione ormai tra pochi giorni: quando tutto sarà finito (salvo ballottaggio) e il consiglio comunale avrà una nuova geografia politica. Sicuro, al momento, che la metà degli scranni sarà occupata da volti nuovi o semi-nuovi, considerato che la metà dei consiglieri uscenti non si è ripresentata in lista.
Ma scendiamo nel dettaglio. In lizza per la poltrona più alta del Palazzo di Città ci sono il sindaco uscente Angelo Fasulo (Pd, PDR, Megafono, Polo Civico Popolare e Gela Città), Gioacchino Pellitteri (Forza Italia, Autonomisti per Gela, Arcobaleno Gela PLI, MIR Movimento in Rivoluzione), Lucio Greco (Un’altra Gelae Forza Gela), Domenico Messinese (M5S), Peppe Di Dio (Reset 4.0 e Nuovi Orizzonti), Tonino Ventura (Rinascita gelese), Antonio Giudice (Noi con Salvini), Giuseppe Cosenza (Movimento dei Forconi), Maurizio Melfa (Ripartiamo da zero), Elio Arancio (Siamo Gela) e Saverio Di Blasi (TrinaKria).
In giro non si parla che di elezioni. Ultimi tre giorni prima del silenzio elettorale, e l’eco dei megafoni si spegnerà, i camper smetteranno di girare a vuoto in città, le tipografie smetteranno di stampare “santini” elettorali. E Gela dovrà affrontare la quotidianità e i problemi che la attanagliano, tra lavoro ordinario e straordinario, emergenze e grandi tematiche, le più discusse di questa campagna: acqua ed Eni. Anche per affrontare questi due argomenti che il Governatore Rosario Crocetta, padrino di battesimo di Angelo Fasulo pure in queste amministrative, è sceso in piazza. Tra i sostenitori di Fasulo è l’unico che ha scelto di comiziare. Gli altri hanno preferito hotel, teatri e cinema. Una scelta che lo ha costretto a tenere testa ai contestatori che, in gruppi sparsi e distribuiti in piazza Umberto I, non gli hanno dato tregua e a suon di fischi gli hanno impedito di parlare senza che smettesse di urlare. Perché Crocetta ha proseguito il suo discorso intercalando espressioni tipiche gelesi e dialettali, rispondendo a chi gli urlava “mafioso”, “in galera” e a quanti lo fischiavano. Un comizio – show del Presidente della Regione che passerà alla storia. “Non sono stato sommerso dai fischi a Gela, si è trattato di una contestazione organizzata da uno sparuto gruppo di persone tra cui il candidato sindaco Saverio Di Blasi. Hanno disturbato il comizio e sono stati identificati dalla polizia”, ha commentato poi Crocetta. L’ex sindaco di Gela, più spesso in città queste ultime ore, resta un’incognita in questa tornata amministrativa così difficile e affollata.
Insomma, un’equazione difficile da risolvere per la sorprendente Gela, città che protesta ma non propone, critica ma non agisce, che è madre e matrigna addormentata all’ombra delle ciminiere, sulla spiagge di Eschilo e Quasimodo. E non si smentisce mai.
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