PALERMO – Martedì 27 ottobre, anno di grazia 2015. Edizione palermitana de la Repubblica. Titolo: “Crocetta sfida i partiti: ‘Nomi in poche ore oppure sceglierò io la mia squadra’”. Stesso giorno, primissima mattina, su Facebook il presidente della Regione, in un “pizzino” dei suoi, spiega che non è il caso di forzare troppo la mano. “Ho scelto di evitare la logica dell’avventura e coinvolgere tutti – scrive Crocetta -. Una traversata in mare aperto e tempestoso, non mi appare opportuna, quando vi è un percorso sicuro che può aiutare la Sicilia a uscire dalle vicende di un passato che la perseguita. Io credo che ce la faremo”. E gli ultimatum? Vabbé, abbiamo scherzato.
Nell’ultima settimana si è perso il conto di quante volte Crocetta ha annunciato “per oggi” o al massimo “per domani” la nascita della giunta, se i partiti non si davano una mossa ci pensava lui, questo il minaccioso messaggio affidato ai quotidiani, che hanno titolato sull’imminente (più che imminente, ad horas) nascita del governo praticamente a giorni alterni. Uno show che è andato oltre il bluff, e che ha piuttosto, rileggendo i giornali dell’ultima settimana, il sapore delle simpatiche fanfaronate da pescatore, rilanciate a nove colonne, e ripetute per giorni e giorni. Altro che Pirandello, viene in mente piuttosto l’avanspettacolo e le gag con innocui sbruffoni.
Proviamo ad andare a ritroso. Ieri, lunedì 26 ottobre, titolone del Giornale di Sicilia: “Crocetta ai partiti: domani l’accordo o io faccio la giunta”. Analogo il titolo de La Sicilia di ieri. Ma le comiche erano cominciate prima. Perché domenica, sfogliando il dorso palermitano di Repubblica, si leggeva il minaccioso titolo “Crocetta mette fretta agli alleati: oggi la giunta”. Più o meno identico il titolo del Giornale di Sicilia dello stesso giorno (“Crocetta lancia la sfida: oggi faccio la giunta”). Ma ieri era oggi, oggi è già domani, cantava Battisti buonanima su testi di Mogol.
Ma la parola “ultimatum” era già finita nei titoloni dei quotidiani giovedì scorso, 22 ottobre, quando il Giornale di Sicilia raccontava dell’annuncio del presidente “i nomi entro sabato o decido solo io”. Anche la Sicilia parlava quel giorno dell’ultimatum del governatore. Il tempo ha dimostrato che non era neanche un penultimatum. Su Repubblica, invece, lo stesso giorno la voce grossa del governatore si traduceva in una minaccia ai dem: meno posti in giunta per loro. Qualche giorno dopo gliene avrebbe offerti ben sei. Altro piccolo passo indietro: mercoledì 21, Repubblica titolava: “Il contropiede di Crocetta: ‘Oggi azzero la giunta’”. Per la verità già domenica 18 sul Giornale di Sicilia il presidente anticipava: “Sono pronto ad azzerare la giunta”. Ce l’ha fatta nove giorni dopo, questa mattina.
Insomma, uno stillicidio di minacciosi annunci, all’insegna del qui comando io fino al surreale risveglio di stamattina, con i quotidiani cartacei che annunciavano per l’ennesima volta lo strappo del governatore (che si appellava alla corda pazza di Ciampa nel Berretto a sonagli), e lo stesso governatore che su Facebook faceva il bravo e responsabile (appellandosi sempre a Ciampa ma stavolta alla corda civile, olè): niente governo del presidente.
È finita? No, perché poco fa è arrivato l’ultimo capitolo. La giunta è finalmente azzerata. Almeno, parrebbe. Ora il presidente va in Tunisia. E quando torna, non ce ne sarà più nessuno. Due giorni, l’ultimatum (e sì, chiamiamolo magari ultimissimatum) è di due giorni. Stavolta si fa sul serio. Non come le altre sei o sette volte.

