Palermo, il caso politico innescato da Morvillo - Live Sicilia

Le parole di Morvillo e il giustizialismo concettuale

Il caso politico che riguarda il centrodestra a Palermo

Chiedo al lettore un’attenzione in più rispetto alla consueta, ma soltanto se ciò gli fosse gradito. Cercheremo insieme di trovare la natura delle critiche mosse dal magistrato Alfredo Morvillo al contatto elettorale tra due noti personaggi italiani e il candidato a sindaco del centro-destra a Palermo. Totò Cuffaro con appoggio strutturale e Marcello Dell’Utri con gradimento verbale hanno, non richiesti, indicato Roberto Lagalla come meritevole di ricevere la stima, la fiducia e quindi il voto dei palermitani.

Dissentendo profondamente, il dottor Morvillo ha, tra l’altro, detto che “c’è chi attualmente strizza l’occhio a personaggi condannati per mafia. C’è una Palermo che gli va dietro, se li contende e li sostiene. Davanti a questi fatti mi viene in mente un cattivo pensiero: certe morti sono state inutili”. Oltre che attrarre, in accodamento, la condivisione di qualcun altro, la critica di Morvillo ha sorpreso molti perché la storia pubblica di questo magistrato lo ha visto per lo più silenzioso. Questa sua uscita “sorprendente” immette un primo elemento di riflessione: il contesto temporale, cioè le elezioni del dopo-Orlando e lo scombussolamento che, comunque vadano, la loro ineluttabilità porta ad uno scenario a cui con rassegnata pigrizia i palermitani s’erano abituati.

Io non posso essere certo che il dottor Morvillo si sia reso inconsapevole portavoce di questo istinto di conservazione di ormai lontanissime emozioni civiche, ma certo egli ha dato seguito alla sua pulsione etica coniugandola ad una sorta di giustizialismo concettuale. Da uno come lui non me lo aspettavo. E c’è stata una frase di Morvillo che mi ha particolarmente toccato: “Davanti a questi fatti mi viene in mente un cattivo pensiero: certe morti sono state inutili”. Infatti, se è vero che proprio la morte di Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo, di Paolo Borsellino e delle loro scorte hanno costituito la vera leva che ha rivoluzionato le coscienze, che le ha distolte dall’apatia, che ha cesellato gli aspetti migliori della società successiva alle stragi, se ciò è vero come lo è, nessuno, neanche edulcorando l’accusa definendola “cattivo pensiero”, può ridurre il senso e gli effetti di quelle morti.

I ragazzi ci guardano, ci ascoltano, ci leggono e nessuno di noi adulti può trascurare gli eventuali effetti destrutturanti delle nostre iniziative. Io devo, ma proprio devo, escludere empiti elettoralistici dalle parole del dottor Morvillo; sarebbero orribili, contrari alla storia sua e della sua famiglia. Un dato, invece, sembra evidente: le sue parole sono state frutto della sua etica dei principi. E su questo concetto chiedo al lettore una ulteriore, paziente attenzione.

Il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes è l’esempio letterario primario di ciò che viene definita “etica dei principi”. Quell’etica, cioè, confinata nel mondo del singolo e che ha la caratteristica del disinteresse verso le conseguenze collettive delle proprie scelte, delle proprie convinzioni. Sul fronte opposto troviamo l’ “etica della responsabilità”; cioè quella che tiene in massimo conto le conseguenze delle proprie azioni e il male o il bene che ne possano derivare.

Ma anche l’etica dei principi, seppure disinteressata alle conseguenze, ha conseguenze. Ecco perché, proprio come accade spontaneamente in chi possiede l’etica della responsabilità, dovrà essere vigilata da colui che, come Alfredo Morvillo, ha avuto un percorso di vita di cui il senso di responsabilità è stato il cardine irrinunciabile.


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