Legambiente e il disastro rifiuti |Premiati i comuni ricicloni

Legambiente e il disastro rifiuti |Premiati i comuni ricicloni

L'associazione fotografa in un libro il fallimento del sistema siciliano. E propone soluzioni.

PALERMO – La tensione sempre più alta tra Roma e la Sicilia sul tema dei rifiuti rischia di aggravare la situazione già drammatica sull’isola. Il governatore Crocetta e la sua giunta devono dare al più presto le risposte che Renzi ha richiesto sul tema, ma questa urgenza non fa altro che confermare la gestione emergenziale del settore. Una modalità di governance che, a detta di Legambiente, pone la Sicilia all’ultimo posto, tra tutte le regioni, nella gestione dei rifiuti.

L’Isola, nell’ultimo ventennio, non ha mai conosciuto un periodo di gestione ordinaria dei rifiuti ma ha vissuto costantemente, di governo in governo, nella dimensione dell’emergenza, con un lievitare di costi che ha inciso profondamente sul debito che pesa sulle casse regionali.

“L’assenza di misure per disincentivare la produzione dei rifiuti, lo smaltimento in discarica della quasi totalità di quelli prodotti, la trascurabile quantità di raccolta differenziata e l’insignificante recupero di materia e di energia relegano oggi la Sicilia all’ultimo posto, tra tutte le regioni, nella pratica della ‘gerarchia della gestione dei rifiuti’, che mette in cima alla scala delle priorità l’obbligo di prevenire la formazione dei rifiuti e in fondo la pratica di interrarli in discarica”, scrive Pasquale Nania, ingegnere ambientale, autore per Legambiente dello studio “La gestione dei rifiuti urbani in Sicilia”. Si tratta di un testo che fotografa il disastro del sistema dei rifiuti nella regione, sia dal punto di vista tecnico sia amministrativo, e prova a individuare, alla luce anche delle altre esperienze nazionali, un modello da seguire per uscire dallo stallo.

La soluzione potrebbe essere più semplice di quanto si crede. “Dovremo molto modestamente copiare quello che hanno fatto gli altri. Sarà anche umiliante, ma in fondo è il vantaggio di chi arriva sempre per ultimo”, dice Mimmo Fontana di Legambiente Sicilia.

IL FALLIMENTO DEGLI ATO – Per Legambiente, il fallimento dei diversi piani d’emergenza per la gestione dei rifiuti in Sicilia ha una causa molto precisa: il fallimento del sistema degli ATO, ovvero del passaggio della titolarità del servizio di gestione integrata dei rifiuti dai comuni e dalle aziende municipalizzate alle autorità d’ambito. Un fallimento che grava sulle casse regionali per più di un miliardo di euro, secondo Legambiente. Una relazione della Corte dei Conti citata nello studio di Nania identifica le cause principali del crack degli Ato nel passaggio del personale dai comuni agli ATO, nel trasferimento dagli enti locali di beni strumentali vetusti (insufficienti nel numero e in pessime condizioni d’uso), nello stato degli impianti, nel sistema di esternalizzazione del servizio, nell’aumento dei costi di smaltimento in discarica, nella situazioni di illiquidità e sofferenza finanziaria.

Ma la denuncia di Legambiente scava molto più a fondo: “L’origine del dissesto finanziario degli ATO è, comunque, da ricercare principalmente nei costi abnormi derivanti dall’alto numero di società istituite, dagli sprechi e dalle incapacità gestionali, dall’assunzione di personale senza adeguata pianificazione e dalle elevate indennità corrisposte ad un numero altrettanto elevato di componenti dei consigli di amministrazione; cause tutte imputabili, nella maggior parte dei casi, a interessi clientelari, a fenomeni di corruzione e a collusioni criminali”.

INCENTIVARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA – In Sicilia il problema sta tutto nel non avere avuto la capacità di superare la discarica come unica opzione – già da tre anni avrebbero dovuto ricevere molti meno rifiuti rispetto a quelli che ogni giorno continuano a entrare – e nell’incapacità di mettere in campo una seria gestione dei rifiuti centrata sulla raccolta differenziata e sul recupero di materia. Esaminando l’andamento percentuale nel periodo cha va dal 1999 al 2014 si rileva che la media di raccolta differenziata della Sicilia è sempre stata più bassa della media nazionale e di quella meridionale, risultata nel 2014 più del doppio di quella siciliana (28,9% contro 13,4% e 31,3% contro 12,5%), nonostante nel 1999 le due percentuali fossero pressoché identiche (2% contro 1,9%). Negli anni più recenti (dal 2010 al 2014) a segnare il maggiore incremento percentuale è stata la provincia di Catania (+ 8,5%) seguita dalle province di Ragusa (+ 6,6%) e di Caltanissetta (+ 6,4%), mentre la provincia di Trapani ha segnato un calo (- 2,5%).

Secondo lo studio, “a causa dell’alta percentuale della raccolta indifferenziata e, in conseguenza, della bassa percentuale di raccolta differenziata rispetto al totale di rifiuti prodotti, il costo di gestione annuo pro capite dei rifiuti indifferenziati in Sicilia è sempre maggiore di quello nazionale e delle regioni meridionali, mentre quello della raccolta differenziata è sempre minore”.

COMUNI “RICICLONI” – Dopo la presentazione del dossier, Legambiente Sicilia ha assegnato alcune menzioni ai Comuni siciliani che si sono distinti nella raccolta differenziata. La menzione speciale “Start up” è stata consegnata a quei Comuni che hanno da poco avviato la raccolta differenziata, come incentivo a migliorare e a rendere più efficiente il servizio: Favara, Isola delle Femmine, San Filippo del Mela, Siculiana per avere avviato la raccolta differenziata nel biennio 2015/2016; ed ai Comuni di Piazza Armerina per aver raggiunto, nel 2015, primo anno di raccolta differenziata, la percentuale del 52.65% e per aver messo in atto un circuito complementare virtuoso di raccolta differenziata, quale l’Ecostazione, in collaborazione con Legambiente, e San Pier Niceto, per aver avviato il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti che ha portato già al 62% di raccolta differenziata nello scorso mese di aprile ed avviato, inoltre, il compostaggio domestico presso le utenze private che ha permesso la riduzione del 20% sulla tassa sui rifiuti.

Menzione speciale ai “Comuni ricicloni” (piccolo centro) al Comune di Delia per avere raggiunto il 70% di raccolta differenziata nell’anno 2015 e per aver programmato la riduzione del 25% delle tariffe sulla tassa dei rifiuti a carico dei cittadini; al Comune di San Michele di Ganzaria per avere raggiunto il 70% di raccolta differenziata nell’anno 2015; al Comune di Villafranca Sicula per avere raggiunto il 62% di raccolta differenziata nell’anno 2015.

Menzione speciale “Comuni ricicloni” (centro medio) al Comune di Alcamo per avere raggiunto il 47% di raccolta differenziata.


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