La guerra tra Crocetta e i renziani | Ma da 4 anni governano insieme

La guerra tra Crocetta e i renziani | Ma da 4 anni governano insieme

L'ultimo “caso” è la vicenda siracusana. Pochi giorni fa, polemiche sugli inceneritori. Il governatore e Faraone hanno litigato su tutto.

La polemica infinita
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PALERMO – “L’unico rottamatore di Sicilia sono io”, ha tuonato Crocetta. “Sei solo un bugiardo e uno sciacallo”, hanno risposto i renziani. L’ultima guerra tra il governatore e i seguaci del premier ha scelto come teatro quello di Siracusa.

Ma è solo l’ultima scusa per litigare. Ai ferri corti, anzi cortissimi il presidente e i “faraoniani” sono già da un po’. Ma alla fine, a guardar bene, sempre insieme. Separati in casa, forse. Ma mai in grado di giungere a un divorzio che forse non conviene a nessuno. Nonostante le dichiarazioni pubbliche. Come quelle di Davide Faraone che per mesi ha ammesso: “Credo che la scelta migliore sia andare al voto anticipato”. Cioè mandare a casa Crocetta. Salvo poi, tenere saldamente in giunta diversi assessori “d’area”: il “commissario all’economia” Alessandro Baccei, la responsabile di energia e rifiuti Vania Contrafatto, il successore di Lucia Borsellino alla Sanità Baldo Gucciardi. Anzi, proprio l’aria renziana – a differenza ad esempio di quella dei cosiddetti “cuperliani” – è sempre stata presente nei vari esecutivi di Crocetta.

Perché la storia è sempre quella. Litigano e stanno insieme. Nonostante se ne dicano di tutti i colori. L’ultima “frecciata” è quella del governatore: “Faraone per due volte mi ha chiesto di nominare Giovanni Cafeo in giunta”. Cafeo, per chi non avesse seguito i recenti casi aretusei, è stato indagato – insieme all’assessore Foti – per una vicenda che riguarda le gare per gli asili nido della città. “Il Pd dovrebbe ringraziarmi”, ha rincarato il presidente.

Faraone non ha replicato direttamente. Una scelta che rientra esattamente nella fisiologia di questa eterna guerra di posizione. Ha lasciato, invece, che fossero gli esponenti politici notoriamente a lui vicini a rispondere. Giancarlo Garozzo, ovviamente, anche per una questione geografica, ha reagito parlando di un goveratore che racconta “bugie per darsi la credibilità persa con gli atti compiuti in questi anni. Dell’imbroglio – ha aggiunto – il presidente Crocetta ha fatto una virtù e un’arma politica, ma è una strategia di corto respiro perché il suo fallimento è sotto gli occhi di tutti”. Un fallimento, però – ed è questa la follia di questa guerra – che i renziani stanno condividendo col presidente della Regione. Nonostante le frasi dell’altro renziano (anzi faraoniano) di Sicilia, cioè il presidente del Pd Giuseppe Bruno, che è stato anche (appunto) un assessore di Crocetta: “Alle bugie di Crocetta, per fortuna – ha detto Bruno – ci siamo abituati e sappiamo che peso dargli”. Insomma, un presidente inconcludente, fallimentare, sciacallo e bugiardo. Col quale, però, i renziani continuano a condividere questa esperienza di governo.

L’ultima guerra, prima del caso siracusano, è poi di pochissimi giorni fa e ha a che vedere con i rifiuti. E va al di là dell’ennesimo commissariamento di fatto operato dal governo Renzi nei confronti dell’esecutivo regionale. La nuova polemica riguarda, invece, la vicenda degli inceneritori che presto sorgeranno in Sicilia. Uno in particolare: quello che – stando anche alle parole di Crocetta – il governo centrale vuole far sorgere a San Filippo del Mela, attraverso la riconversione di una centrale Edipower. Un affare che riguarderebbe i giganti della A2A, società che – secondo alcuni deputati regionali del Messinese – è molto gradita al premier e otterrebbe diversi vantaggi da quell’investimento. “Sono in imbarazzo – ha detto infatti Crocetta – io sono contro quell’inceneritore. Roma deve parlare chiaro e dirmi cosa intende fare”.

E del resto da anni si va avanti, tra una crisi e l’altra. Tra una lite e l’altra. Basta mandare indietro, e non di molto, le lancette dell’orologio. Siamo alla “Leopolda sicula”, la kermesse renziana organizzata da Davide Faraone. Crocetta non va. Ma gli giungeranno comunque le “carezze” del sottosegretario, che anche in quell’occasione ha ribadito: “Era meglio chiuderla con questa legislatura e andare al voto”. Ma non solo. Faraone ha detto a chiare lettere: “Siamo qui per preparare il dopo-Crocetta”. E di fronte all’ipotesi che l’attuale governatore possa correre nuovamente per Palazzo d’Orleans, ha aggiunto: “Sarei da Tso se lo sostenessi”. Parole che hanno innescato la reazione di Crocetta che ha subito convocato in presidenza gli assessori “renziani” (c’era anche il rappresentante di Areadem Anthony Barbagallo e quello di Sicilia Futura Maurizio Croce). Un “vertice” dall’esito scontato: non è successo nulla. Gli assessori sono rimasti al loro posto, “giurando fedeltà” a un governatore fallimentare, secondo i leader di quelle aree.

Si litiga e si fa pace. Alleati e avversari. Come è stato per questi tre anni e mezzo di legislatura. Si sono divisi su tutto, Faraone e Crocetta. Da Riscossione Sicilia, che il sottosegretario vorrebbe chiudere per trasferire tutto a Equitalia e che il governatore difende come ultimo vessillo dell’autonomia. Hanno litigato sulla gestione dell’Economia, col presidente che ha in molti casi preso le distanze dal renziano Baccei. Hanno polemizzato persino sul concetto di antimafia (in occasione, ad esempio, della prima edizione della Leopolda sicula). E ancora, non sono stati d’accordo sulle Province e sull’acqua pubblica, su Ismett e sulla “cacciata” dalla giunta di Maria Rita Sgarlata a causa di una piscina che poi si scoprirà non essere abusiva. Allora i renziani parlarono di “metodo Boffo” del governatore. Oggi parlano di “sciacallaggio”. Mentre il presidente rivendica: “L’unico rottamatore sono io” e i faraoniani gli danno del “bugiardo”. Non cambia nulla, insomma. Da quasi quattro anni si litiga per fare la pace. Si litiga ma non si divorzia. Perché in fondo non conviene a nessuno.

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