Librino, sparisce il proiettore della 'Campanella Sturzo'

Librino, sparisce il proiettore della ‘Campanella Sturzo’

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Giuseppe Scatà invia a LiveSicilia la narrazione, amara, per il furto subito. L'ennesimo.
IL RACCONTO
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4 min di lettura

Stavolta è toccato a un proiettore. Niente di nuovo o tecnologico, immagine sbiadita e quasi sfocata, più pesante che altro. Eppure rubato, sgraffignato, divelto, insaccato. Uno solo, insieme ad alcuni cioccolatini conservati per le buone azioni dei ragazzi – magari un’interrogazione andata male o una risposta semplice a una domanda volutamente complicata- e qualche libro, guardato, ribaltato, lanciato, mai rubato.

Hanno colpito il plesso centrale di Viale Bummacaro 8, a pochi metri dalla Porta della Bellezza di Antonio Presti. Sulle colonne di cemento armato del ponte ci sono da anni le foto dei ragazzi di Librino, frasi, preghiere, ricordi, parole. La bellezza, bellamente ignorata, anche stavolta.

Un mese fa un gruppo di giovani arrabbiati, con caschi e bastoni, hanno picchiato i proprietari di un bar, sempre davanti alla Porta della Bellezza. Tutto per via di una mascherina non indossata. Il furto del proiettore e di mezzo chilo di cioccolata incartata è stato compiuto al tramonto o di notte: nessun vetro infranto, nessuna porta forzata, nemmeno spinta o leggermente incrinata. 

Due poliziotti in maglietta e pistola parcheggiano davanti la scuola, entrano, indagano, misurano lo spazio vuoto sopra la cattedra su cui i ladruncoli hanno probabilmente poggiato le suole delle scarpe. Sembra quasi che vogliano toccare l’ombra del proiettore scomparso, che stiano lì a pensare da cosa diavolo sia stato risucchiato, si grattano la testa, forse pensano che il proiettore non sia mai sparito ma che sia solo diventato invisibile, lì, proprio davanti ai loro occhi, che siano stati beffati proprio tutti e che il proiettore possa emettere una luce improvvisa e un messaggio registrato dai malviventi, mentre se la godono davanti un chiosco di via Etnea con un mandarino in mano. La Digos fotografa, un poliziotto prende il cellulare e filma i docenti che danno un’occhiata.

Tutti fotografano tutti, ciascuno immortala il secondo e viceversa, eppure il proiettore è svanito nel nulla. “Be’, l’allarme avrà suonato, no? Il guardiano avrà sentito!”, sbotta una prof incredula. “Quale allarme? Non c’è nulla qui”, dice una bidella. “Si vede che sei nuova”, sorride un collega. “Vede prof, ci sono telecamere ovunque”, aggiunge un ragazzo col berretto dei Los Angeles Lakers in testa, girocollo in pail e in bocca per simulare una mascherina e braccio sollevato al tetto dove non c’è nulla, nemmeno un foro. Ride.

Dopo appena un’ora ricominciano le lezioni, nessuno dice nulla, i ragazzi sono ormai abituati a vivere in un mondo in  cui domani ti ruberanno la sedia da sotto il sedere. A Librino è così: si entra a scuola, si rompe, si ruba, si scassa la macchinetta delle merende, si beve un chinotto insieme a un Duplo e infine si rutta. E’ un po’ come fare la spesa.
Non è certo la prima volta che la Campanella Sturzo è assaltata.

Un anno fa nel piccolo e antico plesso di viale Bummacaro 13 – il primo della Campanella Sturzo – tra palme senza datteri, un prato verde che quasi quasi  assomiglia al manto di Hyde Park e dei fiori gialli cresciuti tra la pioggia e il sole di gennaio, sono entrati i ladri. Davanti a condomini sterminati, tra vie che sembrano i vicoli di un labirinto in cui si perderebbe anche il Minotauro, la scuola è una scatola tristemente chiusa. I condizionatori sono stati strappati, i proiettori trafugati, le monete dei distributori usate per per prendere una lattina e poi insaccate. “Sono entrati da una finestra senza finestra”, disse la vicepreside. Il quarto furto in un solo anno.

“Hanno rubato le mascherine, i sacchetti della spazzatura e un tablet. Ah, anche le merendine del distributore automatico”. “Secondo me entrano per distruggere, per cancellare la scuola. Non ci vogliono lì”, disse un professore.“Perché ce l’hanno con la nostra scuola?”, aggiunse un ragazzo. Aveva una graffa fritta in mano e le dita parecchio unte e inzuccherate, “è sotto casa mia, e sono costretto ad andare nel plesso più lontano. Il prof mi rimprovera, ma io che c’entro. E’ colpa di…”. “Dammi un pezzo di graffa”, chiese un altro, “No”, gli rispose il primo.

Negli ultimi due anni alla Campanella Sturzo hanno rubato di tutto. Computer, proiettori, libri, macchinette del caffè, merendine, soldi, porte e finestre. L’ultimo colpo ben fatto ha portato via nove porte e venti finestre. Cento ragazzi sono stati trasferiti in Centrale. “Stiamo interloquendo col Comune da più di un anno”, ha detto pochi mesi fa la Preside, “ma non è facile. Il Ministero aveva promesso una bella somma per sistemare tutto, poi si è fermato e ha detto che se ne doveva occupare il Comune”. “E il Comune?”.

“Aspetta i soldi dal Ministero, devono darglieli loro”. “Sicuro?”. “Certo, purtroppo non dipende da noi”. “Intanto la scuola di Viale Bummacaro 13 è inagibile da un anno”. “Noi stiamo facendo di tutto”. E il sindaco? E’ venuto coi fotografi, ha donato quaranta tablet che erano stati a sua volta donati da un’azienda, foto e flash per la prima pagina ed è andato via. Un po’ come il proiettore. Un lavoro pulito.

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