PALERMO – L’incendio in un container adibito a ufficio è l’ultimo episodio della lunga estate calda, e non solo per le fiamme, al Policlinico di Palermo. Qualcuno è entrato nel gabbiotto vicino al reparto di Cardiologia e ha appiccato il rogo a quello che fino a ieri era la sede della Euroservice, l’impresa di pulizie calabrese cacciata dall’ospedale. La direzione generale ha rescisso il contratto lamentando sporcizia nei reparti e nei bagni. Ieri doveva esserci il passaggio delle chiavi tra la Euroservice e la Pfe di Milano subentrata nell’appalto. Tutto rinviato. Nell’ufficio sono evidenti le tracce del fuoco che hanno distrutto una serie di documenti.
Che succede dunque al Policlinico? Il direttore generale Mario La Rocca non ha dubbi. L’incendio di ieri è l’anello di una catena di intimidazioni. Una reazione alle scelte aziendali: “Paghiamo lo scotto per avere cercato di imporre le regole in un posto dove le regole sono un optional”.
La Rocca è esplicito: “Il primo episodio è del febbraio scorso, quando il facility manager è stato brutalmente aggredito davanti a testimoni che hanno taciuto e hanno isolato chi fa il proprio dovere. Si tratta della persona che aveva certificato le carenze nel servizio di pulizia. Ho denunciato quattro persone alla Digos”.
Tutto ruota attorno alla rescissione del contratto alla Euroservice. Il direttore ha contattato le altre ditte che avevano partecipato alla gara. Alla fine la scelta obbligata è caduta sulla Pfe di Milano. Si tratta dell’impresa che ha fatto le pulizie al Policlinico per tredici mesi e fino al 2010. Anche la gestione della Pfe aveva creato tensioni. A scadenza di contratto, nelle more della riassegnazione del servizio, l’impresa aveva assunto 200 lavoratori: “Era personale che non serviva – spiega La Rocca – e non ho dato il via libera”. Una volta scaduto il contratto della Pfe è stata bandita la nuova gara, poi vinta dalla Euroservice. La Pfe si era classificata quarta. Anche su questo fronte La Rocca è perplesso: “Rescisso il contratto con la Euroservice, la seconda ditta si è dileguata e la terza non si è presentata. Quando abbiamo assegnato i lavori alla quarta, la Pfe, è successo il finimondo”. E cioè? “Ad agosto c’è l’episodio della riunione interrotta all’interno dell’aula magna dai dipendenti della Euroservice. Mi hanno aggredito e mi è stato impedito di uscire. I primi di settembre hanno rotto il lunotto della macchina del presidente della commissione di controllo del servizi di pulizia, ieri è stato aggredito un sindacalista, poi è stato maltrattato il capo ufficio tecnico che stava rientrando in possesso dell’ufficio della Euroservice. Poche otre dopo, lo stesso ufficio è stato dato alle fiamme nel giorno in cui lo dovevamo consegnare alla Pfe. È una lunga scia di episodi che ho denunciato alla Digos”.
La Rocca racconta di una situazione torbida, in cui si annidano pericolose connivenze fra personale aziendale e imprese esterne. Insomma, in ospedale c’è chi farebbe gli interessi dei privati a scapito dal Policlinico. Di più non può e non vuole dire. Ne ha parlato con la polizia e presto lo farà anche con i magistrati. Gli stessi magistrati a cui si è rivolto Marco Tuzzolino, rappresentante in Sicilia della Euroservice. Troviamo lui stamattina nell’ufficio bruciato. Alla domanda se ritiene ci sia un collegamento fra le vicende della sua azienda, l’incendio e gli altri episodi denunciati da La Rocca risponde: “Non lo so. Gli inquirenti lo accerteranno. Mi meraviglia che un ente pubblico non faccia una dismissione scritta dei locali. Hanno cambiato la serratura senza la mia autorizzazione. Ci sono delle storie strane”. Secondo Tuzzolino, dietro la rescissione del contratto ci sarebbe la volontà di favorire qualcun altro. Di certo, e lo grida con forza, la sua impresa ha sempre garantito gli standard di pulizia richiesti: “Ho tutti i documenti che lo provano. I vari responsabili delle unità operative hanno dato la sufficienza al nostro lavoro”. Non la commissione di vigilanza, però, come ribadito da La Rocca. E le urla e gli spintoni al direttore generale nell’aula magna? “Erano sintomi di rabbia. Considero una forma di ingiustizia che un direttore generale che non riesca a interloquire con ci chi lavora”.

