L'inquietante omicidio di Enzo: tragico destino simile al nonno - Live Sicilia

L’inquietante omicidio di Enzo: tragico destino simile al nonno

La caccia ai killer è affidata alle indagini dei carabinieri, coordinati dalla Dda di Catania

CATANIA – Un destino simile al nonno materno quello di Enzo Timonieri. Ma, a differenza di Salvatore Pandetta, il suo corpo è stato ritrovato grazie a un pentito sabato scorso a Vaccarizzo. Un cadavere in stato di decomposizione, una pallottola conficcata nel cranio. Un omicidio su cui i carabinieri – che si stanno occupando del caso coordinati dalla Dda etnea – stanno cercando di fare luce. E la caccia ai killer si muove su precise direttrici, anche grazie a preziose rivelazioni di due aspiranti pentiti.

Il nonno vittima di lupara bianca

Quando è stato ammazzato il nonno – conosciuto come Salvuccio ‘u Ballerino – Timonieri non era ancora nato. Era la fine degli anni 80. Pandetta era un fedelissimo di Turi Cappello. Fu ingoiato dalla lupara bianca: sparito nel nulla. È stata una delle prime vittime dello scontro sanguinario tra i gruppi di Turi Cappello e Pippo Sciuto ‘tigna’ per la conquista della leadership della cosca Pillera. Insomma diventare l’erede del capomafia Turi ‘cachiti. 

I legami con il clan Nizza di Timonieri

A differenza del nonno però Enzo Timonieri, ragazzo cresciuto tra le strade attorno via della Concordia (per i catanesi la strada Ottantapalmi), è ritenuto vicino al gruppo dei Nizza (legato alla famiglia di Cosa nostra etnea). L’operazione Lava di qualche anno fa, in cui è rimasto coinvolto il 26enne, porta proprio ai rampolli del narcotraffico che tra Librino e via Stella Polare a San Cristoforo hanno creato negli ultimi decenni una roccaforte della droga che ha portato fiumi di denaro nelle casse dei Santapaola-Ercolano. Non a caso Santo La Causa, ex reggente di Cosa nostra e oggi pentito, ha deciso di fare uomini d’onore Daniele e Fabrizio Nizza. 

Le giovani leve che sgomitano

Il contesto in cui però è maturato questo omicidio però non è quello dei boss di calibro. Nei vuoti di potere creati dagli innumerevoli blitz della Dda etnea si cercano di inserire le giovani leve, che sgomitano. Teste calde che hanno a disposizione armi. E che – come dimostra la sparatoria di Librino e questo omicidio – sono anche pronti ad usarle. 

L’emulazione ai boss della “paranza dei bambini”

Giovanissimi cani sciolti del crimine che assomigliano sempre di più, soprattutto nell’aspetto, ai baby camorristi di Napoli. Guardando il profilo social di Timonieri è facile notare una sorta di emulazione verso Emanuele Sibillo, il boss ventenne “della paranza dei bambini”, ammazzato nel 2015. La barba, il taglio di capelli. Ora hanno in comune anche la tragica morte. 

La caccia ai killer

Non c’è un legame investigativo tra il conflitto a fuoco del viale Grimaldi 18 dello scorso agosto e il ritrovamento del cadavere di Timonieri. Il collegamento è su alcuni dei protagonisti della guerra, che sarebbero coinvolti – in qualche modo – in questo delitto ancora senza colpevoli. Anche se la risoluzione sembra solo questione di ore.  

Cosa ha portato ad uccidere Enzo Timonieri? Sono tante le ipotesi: un diverbio finito male, un incontro precipitato nel sangue, uno scontro dovuto al controllo della droga. Il 26enne quel giorno di febbraio è uscito di casa e non ha fatto più rientro. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire, attraverso testimonianze e controlli tecnico-scientifici, i movimenti della vittima prima di essere ammazzata. Ma potrebbero essere già nelle mani dei carabini i nomi e cognomi di chi Timonieri ha incontrato quel maledetto giorno. Potrebbe averlo raccontato la stessa persona che ha condotto i militari in contrada Vaccarizzo. Dove era stato seppellito Enzo. 


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