PALERMO – “Mi accogliete come un fratello in questa città e condivido con voi lo stesso amore per Palermo”. Il primo Festino per l’arcivescovo Corrado Lorefice inizia, come da tradizione, con la messa a Palazzo delle Aquile: l’atrio della sede istituzionale del Comune diventa un’assemblea liturgica con fiori e candele, mentre il prelato manda il suo messaggio alla città.
Un messaggio in cui Lorefice non dimentica gli ultimi e i senzacasa, che si erano ritrovati in piazza per chiedergli aiuto in vista degli sgomberi: un appello che il vescovo ha accolto, promettendo un incontro insieme al sindaco. “Non ci si può che innamorare di Palermo e di Rosalia, bella e attraente – ha scandito don Corrado nell’omelia – Palermo deve essere bella ma non potrà esserlo se segnata da fiumi di sangue, se brucia monte Pellegrino, se soffrono e piangono i senzacasa e i disoccupati. Serve un sussulto, il Festino deve essere un’opportunità per continuare a servire Palermo in altra forma”.
La celebrazione, animata dal coro della Polizia municipale, vede in prima fila il sindaco Leoluca Orlando, il presidente del consiglio Totò Orlando, il questore Guido Longo, il Prefetto Antonella De Miro ma anche i consoli della Tunisia, del Marocco e della Francia, oltre ad autorità militari, consiglieri comunali e di quartiere, assessori e presidenti di circoscrizione.
“Palermo ci è cara per quanti vi abitano, anziani e giovani, ricolmi di speranza, attesa ma anche sofferenza – ha detto l’arcivescovo – Questa sede dice amore e servizio per questa città. Rosalia veniva dal palazzo, dal luogo in cui venivano decise le sorti di Palermo. Lei decide di salire sul monte Pellegrino, oggi deturpato, ma non è una fuga perché porta con sè il palazzo, sostenuta dalla vita interiore che dobbiamo custodire e alimentare. Alzati amica mia, è finito l’inverno, è arrivata la nuova stagione, non ci sarà riscatto senza custodire l’uomo interiore. Abbiamo bisogno del servizio del palazzo sostenuto dall’uomo interiore, cosa che vale per tutti, compreso il vescovo”. Parole distensive, pacate, assai lontane dalle bordate a cui aveva abituato il cardinale Romeo: “Noi cristiani non dobbiamo convertire nessuno o conquistare spazi”, ammonisce Lorefice. “Domani per la Città che umilmente rappresento – ha detto il Sindaco Orlando – sarà un giorno importante: saremo tutti al Palazzo Arcivescovile, uniti nella fede nell’unico Dio, al quale ognuno di noi si approccia in modo diverso, ma che non può essere certamente di impedimento all’incontro col fratello. Credo che la Misericordia sia questo: trattare con leggerezza e con forza chi non ha casa, l’assetato, il malato, il carcerato, il pellegrino. La leggerezza – ha continuato il Sindaco – sta nel testamento spirituale di Italo Calvino, nelle sue “Lezioni americane”. Abbiamo il dovere di non pretendere di essere autosufficienti e l’obbligo di essere ottimisti, di pensare che solo insieme si può – ha concluso – e soltanto coloro che sono morti nel corpo e nello spirito possono permettersi il lusso di restare da soli e di essere pessimisti“.
Al termine della celebrazione la tradizionale offerta floreale alla statua di Santa Rosalia, posta sulla facciata di Palazzo delle Aquile, mentre dentro la fontana pretoria Lorefice, Orlando ma anche turisti e semplici curiosi guardano con il naso all’insù la scala dei vigili del fuoco che arriva fino in cima.

