M5S, l'errore e le firme 'ricopiate' | Tutte le accuse di Claudia La Rocca

M5S, l’errore e le firme ‘ricopiate’ | Tutte le accuse di Claudia La Rocca

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Ecco cosa accadde davvero secondo la deposizione dell'ex parlamentare.

PALERMO- Sì, è vero le firme furono ricopiate. Claudia La Rocca non fa alcun passo indietro, in aula ribadisce le accuse che aveva fatto nei giorni in cui scoppiava lo scandalo sulle cosiddette “firme false” nelle liste elettorali del Movimento 5 Stelle alle comunali di Palermo. La Rocca, ex deputata regionale e attuale collaboratrice del vicepresidente dell’Ars Giancarlo Cancelleri, è uno degli imputati del dibattimento che si svolge davanti al giudice monocratico Salvatore Flaccovio. Accusatrice e imputata due punti le dichiarazioni che rende in aula saranno utilizzate per primo contro di lei.

Il pubblico ministero Claudia Ferrari chiede all’ex onorevole di ricordare cosa accadde il pomeriggio del 2 aprile 2012 nel comitato elettorale di via Sampolo. Si accorsero che era stato indicato in maniera errata il luogo di nascita di un candidato: “Giuseppe Ippolito non era nato a Palermo ma a Corleone. Era un errore formale, fu una svista di Samantha Busalacchi. Le firme erano già state raccolte nei banchetti, era un problema rilevante che creò agitazione. Eravamo sprovveduti allora, siccome quelle persone avevano veramente firmato, in maniera superficiale si è pensato di ricopiare le forme. Nessuno penso che potesse essere una cosa così grave anche se sbagliata”. La Rocca non ricorda chi prese la decisione di ricopiare le firme ma aggiunge che “eravamo tutti presenti Busalacchi, Ciaccio Alice Pantaleone, Mannino, Nuti”.

Sotto processo ci sono tre ex deputati nazionali Riccardo Nuti (era il candidato a sindaco di Palermo per il Movimento), Claudia Mannino e Giulia Di Vita costretti, dopo la sospensione dei probiviri, a passare dal M5S al Gruppo Misto alla Camera, gli attivisti grillini Samanta Busalacchi, Pietro Salvino, Riccardo Ricciardi, Giuseppe Ippolito, Stefano Paradiso, Toni Ferrara e Alice Pantaleone, l’ex esponente del movimento, avvocato Francesco Menallo, e il cancelliere del tribunale di Palermo Giovanni Scarpello.

Nel 2016, quando esplose lo scandalo, La Rocca decise di rivolgersi alla magistratura. Prima, ricorda sollecitata dal suo legale, l’avvocato Valerio D’Antoni, informò il collega deputato Giorgio Ciaccio, il quale, condividendone la scelta, le annuncio che avrebbe fatto la stessa cosa.

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