Carne, salsiccia e... mafia| "Tu scinni e ci spari" - Live Sicilia

Carne, salsiccia e… mafia| “Tu scinni e ci spari”

Cosimo Vernengo e Natale Gambino davanti alla macelleria

La macelleria di Natale Gambino era il luogo dei summit tra i mafiosi di Santa Maria di Gesù.

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Salvatore Profeta bacia in fronte Giuseppe Greco

PALERMO – Crocevia di summit che hanno consegnato alla cronaca immagini cariche di simbologia mafiosa. Luogo di incontri fra vecchi e nuovi boss per discutere di affari e omicidi ricostruiti dai carabinieri del Ros di Palermo. Perché probabilmente nella macelleria di Natale Gambino, oggi sequestrata dalla polizia, si programmò l’agguato a Mirko Sciacchitano, crivellato di colpi nell’ottobre di due anni fa.

Fu la brutale reazione degli uomini di Gambino e Salvatore Profeta, così è stato ricostruito dai carabinieri, al ferimento di Luigi Cona da parte di Francesco Urso. Non se la presero con Urso, figlio di un boss che conta, e uccisero il giovane Sciacchitano che ebbe la colpa di avere accompagno con lo scooter Urso nelle fasi del ferimento di Cona.

Le telecamere piazzate nei pressi della macelleria “Le delizie della carne” di via Campisi e nelle altre strade del popolare rione Santa Maria di Gesù registrarono le scene della vita mafiosa. Le immagini diedero conferma delle gerarchie. L’anziano Profeta baciava sulla fronte in segno di rispetto Giuseppe Greco, che in quel momento era l’uomo forte. L’omicidio Sciacchitano fu l’atto estremo per richiamare all’ordine Francesco Urso, figlio di Giuseppe, scagionato dalla strage di via D’Amelio e scarcerato dopo una lunga e, in questo caso, ingiusta detenzione. Stessa sorte è toccata a Profeta, Gambino e Cosimo Vernengo, zio di Urso. Troppe parentele che contano ed è per questo che Urso jr fu risparmiato. Redarguito, più volte ma senza effetto.

Davanti alla macelleria di via Campisi le cimici registrarono una conversazione decisiva per le indagini. Era il 24 febbraio 2015 e Gambino raccontava a Profeta di avere raccolto lo sfogo di Cosimo Vernengo (“poco fa ho visto Cosimo”), amareggiato per il comportamento di Urso (“l’ho salutato… Cosimo… è… dice sono mortificato”). Il nipote aveva mancato di rispetto all’anziano uomo d’onore (“… dice Cosimo è mortificato… dice con questo discorso che è successo a Totò”). Gambino lo aveva rassicurato. La colpa era solo del giovane nipote (“gli ho detto Cosimo… che che ti devo dire io… tuo nipote purtroppo… ha fatto di testa sua”) che aveva criticato pubblicamente lo zio (“io so pure che mi ha sparlato a me là… a Falsomiele”). Profeta sottolineava il grave errore del figlio di Urso (“stavolta ha preso una cantoniera di petto… glielo hai detto), ed era l’ultima volta che gli veniva perdonato (“gli ho detto questa è la volta buona che qua non ci viene più e se ne va a lavorare… si vada a guadagnare il pane altrove”).

Il seguito è la cronaca di un delitto efferato, del quale Gambino ”(… tu scinni e ci spari… tu rincapu…”) e Profeta (… prima i cuosci…prima viennu i cuosci…”) sarebbero stati i mandanti. Lo stesso Francesco Urso addosso le resposanbilità a Gambino: “c’è questo qua, questo Natale Gambino… che è la persona più cattiva che esiste al mondo”.


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