Macron all'attacco | "L'Italia merita altro"

Macron all’attacco | “L’Italia merita altro”

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Commenti

    anche i Francesi meritano leader migliori e lo stanno chiedendo a gran voce

    Macron pensa alla Francia, noi abbiamo Ollanno

    In Austria si parla invece di “carcere preventivo per migranti pericolosi”. E ancora. “Non è la politica a doversi adeguare alla legge, ma la legge alla politica”. Che, a ben leggerle e a pensarci sopra un po’, non sono per niente parole dure ma di buonsenso. Questo in Austria e nel resto dell’Europa e del mondo. In Italia invece i magistrati di una certa area, con l’Anm in testa, avrebbero parlato di razzismo, fascismo, afrofobia, e chi più ne ha più ne metta. Un’esplicita certificazione insomma che il politicamente corretto è stata finora la manovra più sporca e politicamente scorretta che, nel loro lungo e contorto cammino, i figli del fu Pci abbiano potuto sfornare nei confronti degli italiani. Che poi si sono trovati ad avere contro anche la Chiesa, mentre quelli lavoravano di grimaldello, per scardinare lo Stivale e l’italianità. Una quinta colonna con ramificazioni istituzionali di altissimo livello e tanta stampa solidale a fare da grancassa prima e dopo.

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Niente di nuovo, né la salsiccia, né Vladimiro portano ottimismo anche se dall'altra parte c'è un signore vicino agli 80 che vuole, sempre vuole, fortissimamente vuole essere ricandidato. Quasi quasi, speriamo che ce la faccia. Ma questi sarebbero capaci di perdere anche con Schifani.

Fare i conti senza l'oste Più che grandi manovre, sembra un meccanismo di legittimazione biunivoca: la coalizione sostiene il presidente, il presidente sostiene il sindaco, il sindaco riconosce il buon operato del presidente e, alla fine, tutti certificano che loro stessi e i propri compagni di coalizione hanno lavorato bene. Ma sulla base di quali indicatori? Una volta si diceva, provocatoriamente, “piove, governo ladro”; oggi sembra che chi governa voglia far valere il principio opposto: “guerra, governo assolto”. Le crisi internazionali esistono e pesano, ma non possono diventare l’alibi permanente per tutto ciò che non funziona. Giudicato e giudicante devono essere distinti: i politici amministrano, i cittadini giudicano. E giudicano sui risultati, non sulle attestazioni di merito che i governanti si attribuiscono. Sanità, strade, acqua, rifiuti, trasporti, lavoro, servizi, qualità della vita, corruzione e criminalità sono gli indicatori veri. Se su questi fronti i problemi restano evidenti, proclamare di avere lavorato bene rischia di apparire più come un’autocertificazione che come una valutazione fondata sui fatti. E quando questa autocertificazione è troppo distante dalla realtà vissuta dai cittadini, può essere percepita come una presa per i fondelli e produrre un effetto boomerang. Il giudizio vero arriverà con il voto: la riconferma non si autocertifica, non si concede tra alleati e non si scambia. Si conquista sui risultati. Altrimenti significa, appunto, fare i conti senza il cittadino.

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