LAMPEDUSA – “Sul molo una migrante teneva in braccio un bimbo per proteggerlo. Pensavamo che sua madre fosse morta, ma l’abbiamo ritrovata tra i sopravvissuti. L’Italia è andata a soccorrerli al largo della Libia. Le cose non stanno proprio come sembrano”. Filippo Mannino è il sindaco di Lampedusa, eletto in una fase cruciale per l’isola, di cambiamento. Con una comunità che si ritrova quando bisogna assistere i migranti: medici, forze dell’ordine, volontari. Dal molo Favaloro arriva un grido per le istituzioni, a Pasqua, dopo la strage con la morte di diciannove persone migrati. L’intervista.
Alla vigilia della Pasqua il pensiero non può che andare a quei corpi arrivati sul molo Favaloro
”Sono stati momenti molto brutti, alla morte non ci si abitua mai, quando i numeri sono così consistenti, fa impressione. Vedere quelle scene, sapere che sono morti di freddo…”
Si sarebbero potuti salvare?
”Sì, sono morti per ipotermia, ma la nostra Capitaneria di Porto per raggiungerli ha fatto circa 6 ore di viaggio, erano a 85 miglia da noi, in acque libiche, voi giornalisti scrivete che erano ‘al largo’, c’è voluto tanto tempo per andarli a soccorrere e riportarli a Lampedusa e lo ha fatto solo l’Italia”.
Quindi erano più vicini a Malta?
”Sì, altri sarebbero potuti arrivare prima. L’Sos è arrivato anche a Malta, ma è andata la nostra Capitaneria di porto a prenderli”
Vi sentite lasciati soli?
”No, devo dire che da circa tre annetti la presenza del Governo la sentiamo in maniera forte, è la dimostrazione che, al di là di ogni cosa, si mette davanti a ogni cosa la salvaguardia della vita umana, siamo usciti dall’emergenza perenne grazie agli aiuti e al lavoro che abbiamo fatto con il Governo e la Croce Rossa. È stato fatto un lavoro strutturale che guarda più lontano e consente di non tornare più in emergenza”.
Però ancora la stagione degli sbarchi non è iniziata
“Sì, ma prima la logica era di tenere le persone nell’hotspot perché c’erano le cooperative, adesso le persone vengono trasferite velocemente. Lampedusa è un ponte con l’Italia, c’è un piccolo pronto soccorso, noi siamo collegati con i traghetti, quando si diceva che mancavano i generi alimentari per i migranti era vero, mancavano anche agli isolani, c’è una condizione di insularità che è diversa dal resto della Sicilia e dell’Italia, quando viene chiesto alle organizzazioni umanitarie di non sovraccaricare il territorio con i migranti, avviene per questo”.
Parla come un esponente di centrodestra progressista
“Ho anche un assessore del Pd, ma io sono di centrodestra. Parlo come una persona che ci ha messo anima e corpo in questa tematica. So io come venivano trattati i migranti e abbiamo fatto di tutto per far sì che le cose cambiassero, il fatto di vedere le persone accalcate, i bambini che si urinavano addosso, non era accoglienza, adesso c’è una macchina che funziona ed è quello che voglio io. Se fare accoglienza significa ritornare a quello che ho trovato, assolutamente no, non lo rifarei nemmeno per un istante”.
Lampedusa è cambiata, quindi?
“Quando c’era da mettere Lampedusa in prima pagina, erano tutti pronti, quando si lavora in maniera professionale cala il silenzio. I nostri militari sono andati a soccorrere i migranti a 85 miglia di distanza, il naufragio è stato in Libia, le nostre autorità, i cattivi, i disumani sono andati a salvarli, perché spesso e volentieri le nostre forze dell’ordine sono state attaccate quando non hanno conseguito i risultati sperati. Nel 99% dei casi l’Italia fa un grande lavoro, è una normalità andare a soccorrere le persone”.
Torniamo su quel molo, è la strage di Pasqua
”Mi ha colpito la signora che teneva in braccio un bimbo molto piccolo. Ma abbiamo scoperto che sua madre è sopravvissuta, la migrante lo teneva con sé per difenderlo. Questa forma di attaccamento mi ha intenerito, mi ha impressionato”.
Abbiamo parlato anche del ruolo del poliambulatorio in questo soccorso
”C’è da fare un plauso a queste persone che lavorano oltre il proprio dovere, perché operano senza fermarsi, senza guardare gli orari. A Lampedusa si mette in campo tutta l’umanità e il bene possibile e questo è da ammirare. Ieri al Pte c’erano volontari di associazioni, della parrocchia, medici. La comunità c’è sempre quando succedono tragedie”.
Cosa chiedete all’Europa e alla politica?
“Un patto europeo sulle migrazioni in cui si chiede di prendere coscienza agli altri Stati che c’è un problema reale nel Mediterraneo e che l’Italia non può essere lasciata sola, facendo sì che ci sia la vera solidarietà tra gli stati e non ci siano solo le stellette sulla bandiera per rappresentare un’Europa unita”.
Lei è credente?
“Sì”.
Qual è il messaggio che arriva da Lampedusa dopo questa strage?
“Che veramente nel Mediterraneo ci siano ramoscelli d’ulivo. Il mare deve essere un mare di vita e non un mare di morte”.

