PALERMO – “Ho capitato un po’ di polvere, qualche cinque chili… male che vada gli faccio saltare la casa… lui per il culo non mi ci prende zio Totò, gliela faccio saltare la casa può stare sicuro”, così diceva Filippo Cimilluca al boss di Ciminna Salvatore Catalano.
“Imprenditore minacciato”
Ce l’avevano con l’imprenditore a cui avevano imposto di diventare soci dandogli dei soldi per la ristrutturazione dei locali e da cui, secondo la ricostruzione della Procura di Palermo, pretendevano 30 mila euro di buonuscita quando decise di cedere l’attività. Oggi si è aperto il processo a Termini Imerese.
Per gli imputati, accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso, la Procura di Palermo aveva chiesto e ottenuto il giudizio immediato ritenendo che la prova fosse evidente. L’anziano Sal Catalano aveva già scelto l’ordinario. Cimilluca e Vito Pampinella avevano chiesto l’abbreviato condizionato a sentire la vittima. La richiesta è stata rigettata e hanno così scelto il rito ordinario.
Il boss della Pizza Connection
La polvere da sparo fu acquistata da un rivenditore di fuochi di artificio. L’inchiesta svelò anche il tentativo di comprare una pistola da parte di Catalano, 83 anni, boss della Pizza Connection, quando negli anni Ottanta la mafia esportava eroina per miliardi di dollari da Palermo negli Stati Uniti utilizzando una rete di pizzerie e ristoranti italiani.
L’imprenditore, accompagnato nel percorso di denuncia da Addiopizzo, si è costituito parte civile con l’assistenza dell’avvocato Salvatore Caradonna.
La nota di Addiopizzo
“Quello della provincia resta un territorio complesso dove Cosa Nostra ha storicamente mantenuto forte il controllo del territorio – spiegano da Addiopizzo – forse più di quanto possa riuscire a fare oggi nel capoluogo siciliano. In questo scenario abbiamo avviato un percorso di ascolto e supporto al fianco dell’esercente, che ha portato, in raccordo con i magistrati della Dda e i carabinieri, al racconto e alla verbalizzazione dei fatti subiti. È una vicenda che conferma come il contributo degli operatori economici resta fondamentale affinché il lavoro prezioso di organi investigativi e autorità giudiziaria possa conseguire, ancora più velocemente, ulteriori risultati”.

