Mafia e droga a Catania, 20 condanne al processo Leonidi NOMI

Mafia e droga a Catania: 20 condanne al processo Leonidi NOMI

Farebbero parte di una cellula di Cosa Nostra legata ai Santapaola
LA SENTENZA
di
4 min di lettura

CATANIA –Si è chiuso con 20 condanne il processo Leonidi, a carico di presunti appartenenti a Cosa Nostra. Alla sbarra una pericolosa cellula legata a doppio filo con il clan Santapaola Ercolano di Catania. Tra gli imputati figura anche Salvatore Assinnata, ritenuto uno dei punti di riferimento del clan in provincia. A lui sono stati inflitti 7 anni 4 mesi e 40 mila euro di multa. La sentenza è stata emessa dal gup Stefano Montoneri.

L’omicidio sventato dai carabinieri

Le accuse per gli imputati, a vario titolo, vanno dall’associazione mafiosa al traffico di stupefacenti, al porto e alla detenzione illegale di armi da fuoco. Reati aggravati dall’aver agevolato Cosa Nostra. Quel blitz, compiuto nel periodo natalizio di tre anni fa, fece fallire il progetto di uccidere un appartenente al clan Cappello, detto “u puffu”. Poteva essere l’alba di una guerra di mafia, insomma, che avrebbe messo di fronte – l’un contro l’altro armati – i Santapaola e il clan Cappello. Ma i carabinieri riuscirono a sventarla.

Tra le pene più pesanti spicca quella inflitta a Davide Enrico Finocchiaro, condannato a 18 anni e 4 mesi. Giuseppe Caruso è stato condannato a 12 anni e 8 mesi. Altri hanno ricevuto pene comprese tra i 3 e i 10 anni, e sanzioni pecuniarie.

Le assoluzioni parziali

Il tribunale ha infine disposto assoluzioni parziali per otto imputati. Sono Caruso, Cultraro, Francesco Pio Giuseppe Di Stefano, Sebastiano Ercolano, Davide Enrico Finocchiaro, Alessandro Simone Ingo, Giuseppe Pistone e Samuele Romeo. Sono stati dichiarati non colpevoli per alcuni capi d’imputazione, pur essendo stati condannati per altri reati.

Tutte le condanne inflitte

Tra i coinvolti figurano Carmelo Di Silvestro, condannato a 7 anni e 4 mesi di reclusione e 40 mila euro di multa. Francesco Pio Giuseppe Di Stefano condannato a 9 anni e 4 mesi. Sebastiano Ercolano a 10 anni; Salvatore Finocchiaro, a 6 anni e 8 mesi e 60 mila euro di multa. Alessandro Simone Ingo condannato a 6 anni e 8 mesi e 60 mila euro di multe.

Poi Giuseppe Pistone, a 10 anni; Salvatore Poidomani, a 8 anni, 10 mesi e 20 giorni e 44.445,45 euro di multa; Antonino Razza, a 12 anni e 4 mesi; Samuele Romeo, a 7 anni e 8 mesi e 40 mila euro di multa; Michele Spampinato, a 6 anni e 30 mila euro di multa; e Marco Natale Tosto, a 6 anni e 30 mila euro di multa.

Gli altri condannati

Salvatore Battaglia è stato condannato a 3 anni di reclusione. A Giulia Catanzaro inflitti 4 anni e 8 mesi con una multa di 26.000 euro, a Gabriele Gioacchino Cigna 6 anni e 8 mesi con una multa di 36.000 euro, a Giuseppe Cultraro a 6 anni e 8 mesi con multa di 40.000 euro.

Santo Di Bella è stato condannato a 6 anni con multa di 40.000 euro, Salvatore Pietro Gagliano a 4 anni e 4 mesi con multa di 18.000 euro e infine Alessandro Simone Ingo, condannato a 6 anni e 8 mesi con multa di 60.000 euro. Anche in questi casi alcune condanne sono accompagnate da assoluzioni parziali per specifici capi d’imputazione, mentre restano valide le condanne principali.

Le misure interdittive

Il giudice ha poi dichiarato l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per Salvatore Assinnata, Carmelo Di Silvestro, Francesco Pio Giuseppe Di Stefano, Sebastiano Ercolano, Davide Enrico Finocchiaro, Salvatore Finocchiaro. Alessandro Simone Ingo, Giuseppe Pistone, Salvatore Poidomani, Antonino Razza, Samuele Romeo, Michele Spampinato e Marco Natale Tosto.

Interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni è stata invece disposta nei confronti di Giulia Catanzaro, Gabriele Gioacchino Cigna, Giuseppe Cultraro, Santo Di Bella e Salvatore Pietro Gagliano.

Le confische disposte in sentenza

Infine in sentenza è stato disposto per tutti coloro che sono stati condannati per associazione mafiosa, oltre che nei confronti degli imputati condannati per delitti aggravati dal cosiddetto metodo mafioso o dalla finalità mafiosa,  delle confische. Si tratta di una misura relativamente recente, introdotta nel 2018 nel codice penale.

Per chi ha di queste accuse, ai sensi dell’articolo 240 bis, il gup ha disposto la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui non possono giustificare la provenienza. E di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risultano essere titolari o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato ai propri redditi, dichiarati ai fini delle imposte sul reddito, o alle proprie attività economiche.

Nel caso in cui non sia possibile procedere alla confisca, ordina la confisca di altre somme di denaro, di beni e altre utilità di legittima provenienza per un valore equivalente, delle quali i rei hanno la disponibilità, anche per interposta persona.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI