Mafia, "il collegamento non va"| Udienza a rischio per 62 imputati

Mafia, “il collegamento non va”| Udienza a rischio per 62 imputati

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L'arresto di Settimo Mineo
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Problemi tecnici da verificare e risolvere in aula

PALERMO – “Il collegamento va e viene”, dice l’imputato Salvatore Pispicia in video conferenza dal carcere di Voghera. Pispicia è cugino di Gregorio Di Giovanni, capo mandamento di Porta Nuova, di cui sarebbe stato il “portavoce”.

Stessa protesta arriva da altri imputati del processo nato dal blitz contro la nuova cupola di Cosa Nostra. Il dibattimento è giunto alla fase dell’udienza preliminare per decidere chi sarà rinviato a giudizio o prosciolto.

Il legale di Pispicia, l’avvocato Michele Rubino, solleva un’eccezione. Chiede che venga dichiarata la nullità dell’attività dell’udienza che si è svolta nell’aura bunker del carcere Pagliarelli. Ci sono stati delle pause durante i collegamenti.

Il gup Rosario Di Gioa inizialmente la respinge. Quando scopre che il problema potrebbe essere diffuso chiede una relazione agli agenti che controllano i detenuti durante le udienze in video collegamento. Ci vorranno giorni. Il fattore tempo è importante in un processo nel quale per molti imputati si avvicina la scadenza dei termini di custodia cautelare, prevista agli inizi di dicembre. Rinnovare il lavoro svolto nella singola udienza non dovrebbe rappresentare un ostacolo, visto che c’è stata la sola costituzione delle parti.

Gli imputati sono 62, di cui trenta videocollegati, e rispondono di mafia, estorsione, danneggiamenti e intestazione fittizia di beni. Oltre 20 le vittime del racket che hanno chiesto di partecipare al processo. Così come il Centro Pio La Torre, difeso dagli avvocati Francesco Cutraro, Ettore Barcellona e Anna Tirrito, i Comuni di Villabate Misilmeri e Ficarazzi, Sicindustria, la Fai, la Fondazione Caponnetto e Addiopizzo.

Sulle richieste e sulle produzioni documentali di accusa e difesa il gup si pronuncerà all’udienza del 15 novembre, giorno in cui si tornerà ad affrontare anche il tema dei collegamenti. L’inchiesta oltre a ricostruire vertici dei principali clan cittadini e affari delle cosche, ha svelato un tentativo di ricostruire la Commissione provinciale di Cosa Nostra, presieduta dall’anziano boss di Pagliarelli, Settimo Mineo. Anche Mineo, tramite gli avvocati Stefano Santoro e Giovanni Restivo, ha sollevato la questione dei collegamenti.

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