Mafia, le intercettazioni del boss: “Caporrimo parla da solo” - Live Sicilia

Mafia, le intercettazioni del boss: “Caporrimo parla da solo”

Il capo mandamento è stato tradito dalle conversazioni che intratteneva con se stesso
PALERMO
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PALERMO – Aveva deciso di lasciare Palermo per qualche mese, tra il 2019 e il 2020, in aperta polemica con le nuove leve di Cosa Nostra, per trasferirsi in Toscana. Ma il boss Giulio Caporrimo, cinquantaduenne già “storico” appartenente alla mafia palermitana, arrestato oggi dai carabinieri nell’operazione Bivio 2 – un personaggio la cui prima condanna per associazione mafiosa riguarda fatti risalenti al 2000 – ha finito in qualche modo, o comunque in parte, per mettersi nei guai da solo. Ha pagato quel suo viziaccio di parlare troppo… da solo.

Emerge dalle carte dell’inchiesta che ha portato a sgominare nuovamente l’organizzazione di uno dei mandamenti più attivi di Cosa Nostra nella città di Palermo. Per Caporrimo, quasi una sorta di contrappasso dantesco: lui che non ha mai tradito, che non ha fatto i nomi di nessuno, giungendo al punto di dire ai suoi picciotti che “il carcere non esiste”, ché l’unica punizione è “la mancanza della famiglia”; alla fine ha parlato troppo, ma a sé stesso. Lo stavano intercettando. Le cimici hanno captato i suoi “soliloqui”, per dirla con le parole del gip Lorenzo Jannelli. Discorsi veri e propri, in cui talvolta appare “rabbioso come un lupo in gabbia”, a tratti più conciliante, altre volte palesemente “innervosito” dagli incontri avuti nel corso delle giornate, anch’essi adeguatamente documentati dai carabinieri del nucleo investigativo e del reparto operativo del comando provinciale di Palermo.

Temporaneamente scalzato, alla guida del mandamento di Tommaso Natale, dall’interregno di Francesco Palumeri, uno che non gli andava a genio per niente, nelle conversazioni (“con altri” o “con sé stesso”) ripete più volte la sua idea di mafia: l’emblema, in una sintesi estrema, era proprio lui. “Io sono Cosa Nostra”, ripete a se stesso, mentre gli altri no, loro sono “Cosa come ci viene”, un qualcosa di differente. E se la prende proprio con Palumeri, che immagina di punire personalmente, accusandolo di aver trasformato Cosa Nostra “in un campo di zingari”.

A rimettere tutto a posto e riportare Cosa Nostra a quell’idea di Caporrimo – un’organizzazione tale e quale alla precedente, ma dove comandava lui stando un po’ più attento, a suo modo di vedere, alle persone da affiliare – secondo gli investigatori, ci penserà lui stesso pochi mesi dopo. E’ nella primavera del 2020, infatti, che ritorna a Palermo con i gradi del capo indiscusso del suo mandamento. E nel giro di poche settimane i militari documentano i suoi contatti, diretti o attraverso emissari, con altri personaggi di spicco dello Zen, della famiglia di Capaci e di altri gruppi palermitani.


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