Raid a Mondello: uno scampò alla morte, l'altro "è un pusher"

Uno scampò al piombo, l’altro “è un pusher”: Mondello, il raid e il boss

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I picciotti dello Zen e la rapina al titolare del ristorante "Da Calogero"

PALERMO – Un giro di nomi e reati con un minimo comune denominatore: il rione Zen di Palermo.

Per la tentata rapina al titolare del ristorante “Da Calogero” a Mondello i poliziotti della squadra mobile hanno arrestato Marco Ferrante e Alessio Muratore, residenti in via Costante Girardengo e Rocky Marciano allo Zen 2.

Muratore un anno fa è stato ganbizzato

Ad agosto 2025 Muratore è stato ferito a colpi di pistola alle gambe mentre stava camminando in via Rocky Marciano. Qualche mese dopo, a novembre, Muratore è stato arrestato e ha patteggiato una condanna per droga e detenzione di arma da fuoco. Nel suo garage nascondeva quasi mezzo chilo di hashish, mentre un fucile calibro 21 è stato trovato nascosto in una delle palazzine dello Zen 2.

Ferrante, “pusher” di Salvatore Verga

Ferrante, invece, era già stato arrestato ad inizio estate. L’accusa è che sia stato uno dei pusher di Salvatore Verga, il boss emergente che ha ordinato gli attentati incendiari e le sventagliate di kalashnikov contro le attività commerciali della città.

In una conversazione Ferrante diceva: “… quando hai tempo me la puoi fare una videochiamata? Ti devo dire una cosa che mi avevi chiesto tu”. Secondo gli investigatori, stavano parlando di un kalashnikov. Ferrante sarebbe stato il braccio destro di Giuseppe Faija che gestiva per conto di Verga lo smercio degli stupefacenti. I carabinieri lo hanno intercettato ed è saltato fuori anche uno scambio di pizzini via chat , alcuni sarebbero la contabilità degli affari del “Papu (così è soprannominato Ferrante)”.

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I picciotti dello Zen

Ancora una volta c’è un filo investigativo che porta alla squadra dei picciotti di Salvatore Verga. La rapina ai danni di Nunzio Salvato ha fatto parecchio rumore in città. Sia per la notorietà del ristorante di cui è titolare, sia per la cruenta modalità: quando reagì per non farsi rubare ventimila euro di incasso non esitarono a sparargli quattro volte, colpendolo all’addome e alle gambe.

I due presunti autori della rapina hanno agito come cani sciolti oppure qualcuno gli ha dato il via libera? Il tema è quello di sempre: chi c’è dietro Salvatore Verga? Ha agito per conto di qualche boss scarcerato – in circolazione non mancano pezzi grossi come Calogero Lo Piccolo, Giuseppe Biondino, Giuseppe Serio – o di qualcuno ancora detenuto? C’è una terza possibilità: Verga, che evidentemente ha scalato la gerarchia mafiosa, potrebbe essersi sentito autorizzato ad agire da solo, scontento della vecchia gestione.


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