PALERMO – L’identikit criminale di Salvatore Verga, mandante degli attentati contro i commercianti, è stato fornito dal neo collaboratore di giustizia Alessio d’Agostino.
“… è una personalità molto forte. Io lo descrivo un pazzo… non gli interessa fari soldi, gli interessi farsi un nome. Tutta la cocaina allo Zen la dà lui. Obbligatoriamente… il Verga si vantava, dice, io non sono come gli altri. Dice: io fazzu campari a tutti”, ha messo a verbale.
Il suo potere si basa sui soldi della droga che servono per le famiglie dei detenuti, compresi probabilmente i boss che muovono i fili nell’ombra. Il consenso è direttamente proporzionale alla capacità di soddisfare le esigenze economiche. Dei capimafia detenuti e della sporca manovalanza pagata “a cottimo”: 400 euro per bruciare un’attività commerciale.
Verga usava gli Smartphone nel carcere di Trani per gestire gli affari con Giuseppe Faija e Francesco Paolo Albamonte. Ora si sta lavorando per ricostruire la rete di fornitori e pusher di cocaina e hashish. Si indaga anche sul possibile ruolo dei suoi genitori, perquisiti il giorno del blitz. Il suo telefono era bollente. Ci sono dei canali di approvvigionamento attivati sulle piattaforme di messaggistica.
Pm e carabinieri hanno alcuni utenti sotto osservazione. Non sono stati ancora identificati, ma non ci vorrà molto tempo. I pagamenti avvengono anche tramite bitcoin e questo vuol dire che Verga ha riserve di denaro ben nascoste. L’hashish arriva da Barcellona e viene stoccata nei padiglioni dello Zen 2.
C’è un altro canale da identificare. Lo gestisce un altro mister X nei confronti del quale, a marzo 2025, il gruppo di Verga risultava debitore di 43 mila euro. Non era solo Verga a usare il cellulare in cella. Un altro detenuto era in contatto con un fornitore che ha girato il nominativo a Verga.
La chat svela il resoconto degli affari: 30.800 euro per l’hashish “Drive”, 4.200 per l’hashish “Mousse” e 30.300 per la cocaina (“bianco”). Il pagamento è avvenuto in contanti e i soldi sono stati spediti sottovuoto, avvolti nella “pellicola”.
Un altro canale conduce in Calabria. Verga ha pagato una partita di droga 100 mila euro. Non ad un grossista qualsiasi, ma un pezzo grosso legato ai clan mafiosi Alvaro di Sinopoli e Barbaro di Platì. Anche questo denota lo spessore criminale di Verga.
Sono due i sicuri depositi della droga a Palermo: il garage di Faija al civico 3 di via Costante Girardengo, e un box in via Capparozzo messo a disposizione di Marco Ferrante.
Per conto di chi lavora Verga? D’Agostino che ha messo a verbale: “Allora… posso dire che l’unico mandante responsabile (si riferisce alla catena di attentati e intimidazioni ndr) si trova in carcere da quasi 10 anni, e si chiama Verga Salvatore. Lui è un carissimo amico mio. Sono venuto a conoscenza che aveva preso comando nella zona di Tommaso Natale, Sferracavallo, ed anche Cinisi, Carini. Tutte queste zone limitrofe, tramite telefono. Parlavo… contatti assiduo con lui, parlavamo quasi ogni giorno… fornendomi della droga, tra cui ho smerciato”.
Il suo prestigio passa anche dall’arsenale di cui dispone: “È in possesso, a detta di lui, e confermato anche da altre persone che lavorano per lui, è in possesso di molte armi di assalto, fucili di assalto, pistole… e sono pronti a fare la guerra con tutti”.
Sono mafiosi nel midollo. “La mentalità di questa organizzazione, può essere anche un euro, non è la mentalità dei soldi, proprio per i soldi. Perché i soldi ce li hanno a buttare. E la mancanza di rispetto, se tu non vieni a compimento con la parola…”.
Gli stessi soldi che servono per comprare costosissimi scooter, motociclette, auto, cellulari di ultima generazione, collane d’oro e abiti firmati da indossare insieme a quelli taroccati. Nessuno ha un lavoro ufficiale eppure i soldi non mancano. Forse si potrebbe partite dal parco mezzi per avere una fotografia aggiornata del crimine.
Le collane pacchiane sono un segno distintivo, come la barba. Basta guardare la foto di Gaetano Maranzano, l’assassino di paolo Taormina. “Gaetano non ti ha dato duemila euro a te?“, diceva Verga facendo i conti degli incassi della droga con Giuseppe Faija e Francesco Albamonte. Tra gli spacciatori c’era anche Maranzano che sparò un colpo di pistola alla testa del giovane nel pub di famiglia, di fronte il Teatro Massimo.
D’Agostino ha iniziato ad avere contatti telefonici con Verga nel dicembre 2025, quando si era recato in via Montalbo per acquistare dello stupefacente. La piazza, che ricade nel mandamento di Resuttana, era gestita da uomini di Verga, tra cui Danilo D’Ignoti che il 30 aprile scorso rischiò di essere ammazzato in via Montalbo.
Il raid fu una risposta ad una sventagliata di Kalashnikov esplosa la sera prima in don Minzoni. Sarebbe stata usata una della armi da guerra dell’arsenale di Verga che le ha comprate in Puglia “dove Verga ha passato molti anni in detenzione”.
Le indagini della Direzione investigativa antimafia e dei carabinieri del Nucleo investigativo vanno avanti: altri picciotti del racket sono ancora in circolazione.

