Mafia, scattano sette arresti | Colpo ai clan nisseni

Mafia, scattano sette arresti | Colpo ai clan nisseni

di ANDREA CASSISI I coinvolti, tra cui figurano esponenti di spicco della famiglia mafiosa di Cosa nostra nissena e dei mandamenti di Gela e di Vallelunga Pratameno, devono rispondere di estorsione aggravata. Tutti i particolari.

Caltanissetta
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CALTANISSETTA– Gli inquirenti non hanno dubbi. Quello inferto questa notte a Cosa nostra è un vero e proprio “Colpo di grazia”. Da qui il nome dell’operazione condotta dalla Squadra Mobile di Caltanissetta che ha portato all’arresto di sette esponenti di spicco della locale consorteria mafiosa. Per tutti l’accusa è di estorsione aggravata. I fatti sono legati ad appalti aggiudicati a Caltanissetta e in provincia risalenti agli anni che vanno dal 1999 al 2004. Raggiunti da ordinanze di custodie cautelari in carcere i nisseni Antonino Bracco, 55 anni; Angelo Palermo, 57; Giuseppe Rabbita, 44 anni e Armando Giuseppe D’Arma, quest’ultimo gelese di 60 anni. Manette anche per Salvatore Dario Di Francesco, 54 anni di San Cataldo; Antonio Giovanni Maranto, 50 anni, originario di Polizzi Generosa e Giovanni Privitera, 58 anni di Santa Caterina Villarmosa.

Ad agevolare l’indagine sono state le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Alberto Carlo Ferrauto, Pietro Riggio, Aldo Riggi, Francesco Ercole Iacona, inteso Ercolino Agesilao Mirisola, Salvatore Ferraro, Giuseppe Giovanni Lauri o, Ciro Vara e Antonino Giuffrè. Agli inquirenti i pentiti hanno raccontando le modalità attraverso cui venivano aggiudicati gli appalti banditi dal Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale per la città di Caltanissetta. Tutto passava dalle mani di uno degli impiegati dell’Asi, Dario Di Francesco, compare di Vincenzo Arnone, noto boss di Serradifalco, arrestato nel 2003 nell’ambito dell’operazione “Bobcat – Itaca”.

Gli affari della mafia hanno interessato otto appalti celebrati per la realizzazione del depuratore all’ASI di Caltanissetta; il completamento della viabilità della zona ovest e della zona nord di c.da Calderaro; la realizzazione del museo archeologico di Santo Spirito e della chiesa di San Luca; la manutenzione straordinaria per la continuità e la sicurezza della provinciale 64 “di Serrafichera”- Stazione di Vallelunga; il rifacimento della via Paladini e dell’impianto fognario di Santa Barbara. Gli arrestati, oltre il pagamento “pizzo”, ammontante al 2% dell’importo totale degli appalti aggiudicati, imponevano le forniture di mezzi e materiali presso imprese favorite da Cosa nostra nissena.

Le dichiarazioni fornite dai pentiti hanno permesso di accertare che la mafia aveva allungato le mani anche nel lucroso settore dei lavori di metanizzazione effettuati nella provincia di Caltanissetta, lavori che hanno costituito, indubbiamente, una notevole opportunità di ingenti guadagni in termini di versamento di somme di danaro a titolo di “pizzo” e di aggiudicazione in sub appalto di commesse in favore di ditte gestite da soggetti vicini all’organizzazione criminale. In particolar modo, si è potuta ricostruire una vicenda che – secondo l’accusa – ha riguardato il pagamento del pizzo per la realizzazione della rete di metanizzazione nei comuni del “Vallone”, Vallelunga Pratameno, Villalba, Marianopoli e Resuttano, territori “gestiti” dal noto Giovanni Privitera, deus ex machina nella gestione del territorio. Fu proprio Privitera, uno degli uomini più fidati di Piddu Madonia, boss incontrastato del “vallone”, a curare personalmente la “messa a posto” per questi lavori dopo aver ottenuto il placet di Antonino Giuffrè e Bernardo Provenzano. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse dal Gip presso il Tribunale di Caltanissetta Marcello Testaquatra su richiesta della Dda nissena.

 

 


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