PALERMO – Fratelli d’Italia, Forza Italia e Dc ne hanno parlato ciascuno nelle proprie stanze ma una riunione plenaria del centrodestra sui Fondi per gli investimenti territoriali, la nuova veste con la quale sono state mascherate le cosiddette ‘mancette’ in vista della manovrina, ancora non c’è stata.
‘Mance’ sì o ‘mance’ no, questo è il dilemma
Con le variazioni di bilancio ancora sul tavolo delle commissioni di merito, la maggioranza all’Ars viaggia in ordine sparso. Incontri a due e dialoghi nei corridoi dove regna un mix tra speranzosa attesa ma anche una buona dose di scetticismo. C’è anche chi arriva a spingersi verso previsioni pessimistiche. “Approveremo soltanto il ddl venuto fuori dalla Giunta”.
Governo alla finestra
Il governo assiste alla finestra e mantiene nei cassetti le proprie proposte. Ci saranno con molta probabilità degli interventi per Ast, come richiesto dalla governance dell’azienda, e per Cas. L’assessore all’Agricoltura Luca Sammartino ha già annunciato 25 milioni di euro per la distillazione di crisi, a supporto del comparto vitivinicolo.
L’intesa tra i partiti sulle ‘mancette’
Per quanto riguarda i Fit, però, toccherà ai partiti trovare l’intesa. Un accordo si dovrà raggiungere nel merito e nelle modalità con le quali portare a casa gli interventi che ciascun deputato vorrà poi pubblicizzare nel proprio collegio elettorale. Probabile anche un rinvio del termine ultimo per la presentazione degli emendamenti in commissione Bilancio per dare più tempo ai partiti per elaborare le proprie proposte.

Le ipotesi in campo per i finanziamenti territoriali
Sui finanziamenti territoriali c’è l’ipotesi di un fondo unico al quale agganciare poi un ordine del giorno con l’elenco di interventi. L’alternativa è il metodo del ‘maxiemendamento’ contenente ogni singola misura che verrebbe però assegnato al Comune senza la necessità di un bando. Una procedura, quest’ultima, già usata in passato per i fondi al turismo e che potrebbe essere rispolverata per azzerare i tempi di attesa.
Il ruolo dell’opposizione nella partita delle ‘mancette’
La partita, però, si gioca con un occhio all’opposizione. L’interrogativo più importante ruota attorno all’atteggiamento che avranno Pd e Movimento cinque stelle. Negli anni scorsi ha sempre prevalso il patto di non belligeranza ma in un anno di vigilia del voto per le Regionali l’aria potrebbe cambiare. “Senza i voti dell’opposizione il percorso si fa più difficile”, ammette un autorevole esponente del centrodestra che siede tra i banchi di Sala d’Ercole.
Il M5s porta a casa l’emendamento ‘anti-mance’
Il Movimento cinque stelle, intanto, porta a casa una vittoria in quarta commissione. Approvato un emendamento a firma di Adriano Varrica e Cristina Ciminnisi. “I fondi della variazione di bilancio ora all’esame dell’Ars destinati ai Comuni per infrastrutture e opere pubbliche saranno erogati in base alle fasce di popolazione, con un minimo di 100mila euro ed un massimo di 350mila euro per tutelare le comunità più piccole – spiegano -. L’emendamento prova a mettere al bando la discrezionalità e a tarare i finanziamenti su precisi criteri oggettivi come la popolazione dei Comuni”. Per diventare legge, però, l’emendamento dovrà superare le Forche Caudine della commissione Bilancio e dell’Aula.

Controcorrente occupa la commissione Bilancio
Quella stessa commissione che i deputati di Controcorrente hanno deciso di occupare. La protesta del drappello di deputati capitanati da Ismaele La Vardera nasce dal fatto che il gruppo non è stato ancora inserito con un proprio rappresentante nella seconda commissione. “L’avevamo detto – dicono -. Eravamo pronti ad azioni eclatanti perché la democrazia va difesa e per questa ragione, dopo aver chiesto più volte di essere inseriti nella commissione, abbiamo deciso di occuparla”.
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Miccichè solidale con Controcorrente
La Vardera ha incassato la solidarietà di Gianfranco Miccichè: “L’unica soluzione possibile è che un membro della commissione Bilancio, che è di un altro partito, rinunci per fare spazio a un deputato di Controcorrente; è già trascorsa metà della legislatura e si potrebbe fare”, assicura l’ex presidente dell’Ars.




